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Recensione su Midnight in Paris

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14 dicembre 2011

All’inizio mi sembrava il solito film cartolina, con un protagonista isterico e sfiduciato tipico di Allen ma poi mi sono ricreduto. Stavo per bocciare il film quando penso di averne colto il lato emozionante. Si perchè la fotografia morbida e calda esalta gli scorci di una città che Allen è maestro nel mettere in luce ma, più ancora, si apprezza una sceneggiatura costruita intorno alle personali rivisitazioni di Allen dei grandi artisti, scrittori e compositori della Parigi degli anni ’20. Me lo immagino mentre legge “Il grande Gatsby” pensando a come doveva essere Scott Fitzgerald e, in questo film dedicato a Parigi, Allen (che si sente sicuramente scrittore) ha messo insieme tutti gli intellettuali che ha incontrato e di cui ha fatto esperienza. Dopotutto mai cornice si è rivelata migliore. E ha fatto tutto questo inserendo anche una riflessione sulla nostalgia dei tempi andati e sulla costante insoddisfazione di chi nonguarda alle piccole cose.
Insomma, non siamo di fronte al capolavoro, questo no di certo e, una volta di più ho visto un film di Woody Allen diverso da quel lontano “match point” che sa di anomalia nella sua carriera, ma da dopo quel film fino a questo di oggi, “Midnight in Paris” è forse quello che ho apprezzato di più.

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