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Recensione su Contagious: Epidemia mortale

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sei e mezzo. / 29 giugno 2015 in Contagious: Epidemia mortale

Un po’ soprappensiero ma fondamentalmente calmo, con la barba folta, alla guida di un furgone. Schwarzenegger entra in scena così, è distante anni luce dal T-800 (che comunque a giorni torna in sala) ma è anche distante anni luce dal padre che a Natale fa di tutto per prendere un Turbo-man al figlio. Torna si a fare il padre ma in modo diverso.
Schwarzenegger non è un idiota, è uno che sa prendersi poco sul serio ma non è un idiota e vi inviterei a informavi sul percorso dell’uomo (non solo dell’attore) prima di parlare.

La trama è semplice: un’epidemia ha colpito gli Stati Uniti, le persone si sono trasformate in zombie. Per combattere il virus si distruggono i campi arati e si mettono in quarantena gli ammalati. C’è un problema: la quarantena non ha distinzioni, mi spiego meglio, gli ammalati a una certa vengono messi tutti assieme e si lascia che si mangino gli uni con gli altri… ma questo non si vede e il motivo è che non siamo in un horror, siamo in un film drammatico. Se è vero che siamo in un film drammatico, è anche vero che non serviva mettere gli zombie ed il motivo lo spiego a breve.
Dicevo, ci sono gli zombie (6 circa) ma la pellicola è semplicemente la storia di un padre e di una figlia ammalata.

E mi ricollego alla trama.

Maggie, la figlia di Wade (Arnoldo Neronero), è una teenager americana e viene morsa da uno zombie (1 dei 6 del film) . Finalmente abbiamo una teen-ager grassoccia e imbruttita che fa la parte della sedicenne e non la coniglietta di playboy. Maggie è interpretata da Abigail Breslin e ve la ricorderete sicuramente per i film Little Miss Sunshine o Benvenuti a Zombieland.

E ritorno alla trama.
Dopo il morso, il padre decide di proteggerla ad ogni costo, mettendosi a fare a botte addirittura con lo sceriffo locale. Wade è conscio della sua impotenza, Wade non può salvare la figlia, di fronte alle scelte possibili prende tempo e aspetta un miracolo. Un miracolo che non avverrà.

Diretto da Henry Hobson, alla sua prima opera da regista (vi rimando a questo sito per ammirare i suoi lavori: http://www.henryhobson.co.uk), Contagious presenta una serie di piccoli difetti a livello di regia però chiudo gli occhi perché alla fine il film m’è pure piaciuto e le 3 stelle su 5 gliele piazzo comunque ma, per dire, se dovessi criticare (e lo faccio) un film del genere critico il fatto che non serviva l’ambientazione zombie.

Qua si poteva benissimo parlare semplicemente di malattia terminale. Siamo di fronte a un padre con una figlia che si sta spegnendo. Fine.
Non c’è una cura, non c’è antidoto, non c’è magia e soprattutto non c’è gente da ammazzare. Personalmente non ho capito le scene d’azione che ci sono state, lo scontro con i poliziotti e con tre zombie, non le ho capite perché secondo me non servivano. Non servivano. Nel film ci si concentra sulla relazione intima padre-figlia? E allora non servivano. Poi per carità, ha i venti minuti finali da brividi, inaspettati e fuori dagli schemi, ma certe cose andavano viste bene.

Nella sua completezza è un film godibile, un prodotto artigianale, indipendente, ma secondo me poteva essere molto molto di più. Lo dico da fan di Schwarzenegger: poteva uscire fuori IL film di Schwarzenegger

3 commenti

  1. michidark / 30 giugno 2015

    “Personalmente non ho capito le scene d’azione che ci sono state, lo scontro con i poliziotti e con tre zombie, non le ho capite perché secondo me non servivano”. Invece servivano, sono gli unici elementi che “salvano” il film dall’essere il classico film strappalacrime sulle malattie terminali. Film furbetto e poco originale, sul tema ne trovi milioni, solo che questo è camuffato (in modo debolissimo, tra l’altro) da zombie movie. Io l’ho trovato pessimo.

  2. DonMax / 30 giugno 2015

    @michidark dici?
    Personalmente ho trovato pessime alcune sequenze (tipo la scena dove Maggie va dagli amici, l’ho trovata pessima perché i raccordi sullo sguardo saltano quasi tutti) ma il film in sé non l’ho trovato male.
    Boh, i tre zombie che vengono ammazzati da Arnold mi sono sembrati buttati lì. Secondo me se lo facevano proprio come un film sulle malattie terminali facevano un figurone.

  3. Lauretta / 10 luglio 2015

    Non sono d’accordo!Da amante del genere horror(e non drammatico) mi ha attirato il tema zombie(quello è l’input attira spettatori)..e la marcia in più la dà l’approccio sentimentale/ psicologico del rapporto padre-figlia e il vivere “da vicino” la trasformazione umano-zombie in maniere soft(forse troppo soft) e non splatter che sarebbe stato banale e ormai già visto infinite volte..Il finale inaspettato è perfetto.

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