Recensione su Lasciami entrare

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3 marzo 2011

Struggente e malinconico.
La solitudine dei ragazzi, la lotta quotidiana all’interno del gruppo dei pari, gli adulti, che sono ombre, mai interessati veramente ad essi, vivono quasi in una dimensione separata, l’amore, l’affetto, il romanticismo e la crudeltà, la violenza, l’ira.
Il film è avvolgente, ti entra sotto pelle con la storia di Oskar e Eli, il loro bisogno reciproco di compagnia e riconoscimento, lo svelarsi in possesso della stessa violenza e della stessa abissale solitudine.
Il Vampirismo della ragazza è una diversità che produce protezione, che la regredisce all’istinto, che la rende l’emblema della sua età infinitamente bloccata nel tempo. La rabbia di Oskar è la rabbia nata dal vuoto attorno, nessun amico della sua età, non c’è quasi adulto che parli con lui, dell’escluso dal mondo dei grandi (il padre gli preferisce l’amico), del ragazzo vessato dal bullismo nella cecità della scuola.
Ed è una storia d’amore romantica, piena di gesti lievi, di doni strani, di luoghi di incontro inospitali, del loro linguaggio morse scritto sui muri, di un affetto acerbo e candido, della gelosia del “padre di lei” che si vede inesorabilmente sostituito, vinto dal tempo, anch’egli un bambino stretto nel corpo di adulto, come se Eli fosse un’essenza che viaggia alla ricerca di ragazzi soli da cui a vere affetto e a cui darlo, per sempre, lungo la sua immortalità, pronta a suggellare patti di alleanza e di amicizia invincibili per affrontare non più soli un’età desolata.

Letto anche il romanzo da cui è tratto e il film è migliore.
Il romanzo avrebbe avuto bisogno di una bella sforbiciata, è troppo pieno di cose e temi, troppo insistito sull’horror, spiega ciò che il film accenna, castra l’immaginazione insomma. Ma il libro chiarisce l’ambientazione temporale, 1982, un sommergibile sovietico staziona al largo della svezia, il pericolo atomico incombe, non solo, la rappresentazione della società svedese è implacabile, un mondo in cui l’alcolismo è un fatto di massa

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