Recensione su La grande bellezza

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5 Marzo 2014

Una moltitudine di personaggi legati da un fattore comune: l’insoddisfazione -resa esasperazione.
Le continue feste, i conti a pagamento, le code “come dal salumiere” per esaltare una parte del corpo, i turisti, chi in silenzio muove le redini della società sino all’arresto, la donna sposata che della vita familiare non ha ancora capito nulla, l’artista di strada che non sa cos’è la propria arte (e tanto, tantissimo altro).
E’ come trovarsi dinanzi ad un’opera teatrale sulla scia di “Sei personaggi in cerca d’autore” in cui, realmente, i personaggi, richiamano su di sé l’etichetta di “stereotipo”.
Sin dal primo momento ho apprezzato riprese ed inquadrature : ad esaltare scorci o dettagli che difficilmente lasciano indifferenti.
Un punto a favore anche per l’interpretazione di Servillo : nonostante, a volte, facessi fatica a seguirne le parole (volontariamente biascicate).
Jep riesce a spiccare, tra l’ormai fedele congrega d’insoddisfatti, lasciando intendere di capire, realmente, quanto sia poco consistente quella realtà fatta di sfarzo e forzato divertimento -è del resto, come ammette presentandosi, destinato alla sensibilità.
Tutto è racchiuso in un magico monologo : «È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura…Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile.» Ad indicare quanto davvero ne valga la pena.
Così come in “This must be the place” vi è racchiusa un’evoluzione : dalla pigrizia del “mi tengo ciò che c’è” allo slancio del “so cosa sto cercando e voglio ottenerlo”.

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