La corrispondenza

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La corrispondenza

Il sessantenne Ed Phoreum è un professore di astrofisica che allaccia una relazione extraconiugale con una ex-studentessa, Amy. I due intrattengono una fitta corrispondenza affollata da sms, conversazioni in chat, video, e-mail.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: La corrispondenza
Attori principali: Jeremy IronsJeremy IronsOlga KurylenkoOlga KurylenkomaschioSimon JohnsShauna MacdonaldShauna MacdonaldSimon MeacockSimon MeacockJames Warren, Oscar Sanders, Paolo Calabresi, Anna Savva, Irina Kara, James Bloor

Regia: Giuseppe TornatoreGiuseppe Tornatore
Sceneggiatura/Autore: Giuseppe Tornatore
Colonna sonora: Ennio Morricone
Fotografia: Fabio Zamarion
Costumi: Gemma Mascagni
Produzione: Italia
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 122 minuti

Dove vedere in streaming La corrispondenza

Intenso / 1 Aprile 2017 in La corrispondenza

La trama del film è semplice, la storia non è particolarmente ricercata, famiglia, amante, problemi esistenziali, l’utilizzo delle tecnologie e anche la parte più misteriosa viene svelata presto, dove comunque il filo conduttore è la storia d’amore tra i due protagonisti. Il film è molto intenso ugualmente, sicuramente per merito del regista che cura in ogni dettaglio la storia, le scene, le musiche. Tante piccole cose che vanno ad incastrarsi perfettamente con la parte centrale della storia. Attori molto bravi. Tutto scorre molto piacevolmente.

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L’inutilità delle parole. / 16 Gennaio 2016 in La corrispondenza

Giuseppe Tornatore adatta il suo romanzo “La corrispondenza” in veste di sceneggiatore e di regista, e sceglie di raccontare uno dei temi più scandagliati, manipolati e interpretati nella storia del cinema: l’amore, quello vissuto “à la distance”, espanso in uno spazio che oltrepassa la fisicità e il fluire del tempo, congeniale all’era delle relazioni 2.0. I suoi protagonisti sono due gran bei talenti: quello fiorente dell’ucraina Olga Kurylenko, bellissima e degna del suo ruolo, e quello più che confermato di Jeremy Irons, uno dei più grandi tesori dell’arte cinematografica contemporanea. Il concepimento di questa storia, inverosimilmente avvitata, prende piede diverso tempo fa, ma l’idea non è così nuova. Già nel 2007, infatti, avevamo visto sullo schermo vicissitudini di simile natura nell’adattamento del best-seller di Cecelia Ahern, “P.S. I love you”: un dramma garbatamente tagliato con una vena di leggerezza, ad opera della regia di Richard LaGravenese.

Differentemente, ne “La corrispondenza” l’allestimento delle scene, lo studio ad incastro delle inquadrature e in generale la sapienza registica di Tornatore avvalora la cura del lavoro e le buone potenzialità, le quali però reggono a fatica una scrittura barocca che si rivela per quello che è: un autocompiaciuto esercizio di stile. Il romanticismo piuttosto fatuo che lega i personaggi di Amy ed Ed non è assolutamente credibile: nel rettangolo del grande schermo si sente la mancanza dell’emozione pura, quando invece in gioco c’è il filtro dell’accartocciarsi di vicende e simbologie che calcano nel sentimento una netta artificiosità, in un cerchio chiuso da una colonna sonora sontuosa ma troppo insistente, firmata dal maestro Ennio Morricone. Lo stesso Tornatore ha ammesso di aver costruito un film “cervellotico”, a dire il vero forse troppo: un mélo contornato di un’inutile verbosità, denunciata dalla lieve cover di “Enjoy the silence”. Le parole sono inutili, a dir poco dannose; e in questo caso, non sono state da meno.

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UN FILM DI MONOLOGHI DI JEREMY IRONS / 16 Gennaio 2016 in La corrispondenza

Non è questo il genere di film di Tornatore che preferisco, ma forse sto imparando a rispettarlo, come già per La migliore offerta.
Oltre ad aver particolarmente apprezzato la svolta minimalista di Ennio Morricone alla colonna sonora (“svolta”… magari non è la prima volta…), sono stato sorpreso dalla costruzione dei personaggi: una complessità e profondità che i film sentimentali raramente raggiungono. Il trauma, la morte, il lavoro, la famiglia, la ricerca in giro per l’Europa, e soprattutto la neutralità della tecnologia come mero mezzo di comunicazione: un film che rischiava di parodizzare internet, i videomessaggi, e le altre “diavolerie”, riesce invece a focalizzarsi sulla psicologia dei personaggi nonostante per quasi tutta la durata del film guardiamo dei video di pessima qualità sugli schermi dei computer.
Chiaramente andrebbe visto in lingua originale. Questo è letteralmente UN FILM DI MONOLOGHI DI JEREMY IRONS. Ma nonostante questo i doppiatori italiani dànno un’ottima interpretazione.
Fralaltro i monologhi rivelano una prosa alta e pulita, da correre a comprarsi la sceneggiatura (pardon: il romanzo, appena pubblicato da Sellerio).

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