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Recensione su Jersey Boys

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Realismo e sentimentalismo / 21 giugno 2014 in Jersey Boys

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Parliamo di un film a metà tra la media ed il discreto.
Partendo dalla nascita complicata in un ambiente complicato, una band di quattro giovani otterrà il successo per poi crollare di botto dopo aver raggiunto l’apice. I rapporti che si instaurano tra i vari personaggi sono ben gestiti e portati avanti con maestria da Clint Eastwood, il tutto poi si ritroverà anni dopo, quando saranno inseriti nella hall of fame e, ritrovandosi, si perderanno i vecchi rancori, però si porteranno sempre dietro il ricordo della loro difficile gioventù. C’e un narratore che ogni tanto rompe l’illusione scenica per parlare con lo spettatore e raccontare la storia con discorsi ben studiati.
Sicuramente, palesi difetti ne ha, per quanto riguarda l’inquadramento delle vicende. Detto questo, però, valutando il film nella sua sostanzialità, non possiamo asserire che si tratti di un lavoro mediocre, raffazzonato, commerciale, banale, di scarsa qualità e chi più ne ha più ne metta…insomma, per quanto mi riguarda, l’ho trovato un ottimo biopic sulla storia di questa band. La qualità del film è, a mio parere, positiva, con un ottima fotografia ed un ottimo trucco che danno forse un tocco di irrealismo alla storia, rendendola, però, al contempo più piacevole e facilitandone la fruibilità della narrazione. Una sceneggiatura a cui manca qualcosa e che presenta dei buchi, questo sì, però è constatabile una buona caratterizzazione dei personaggi e, per quanto mi riguarda, sono tutti ben approfonditi ed analizzati anche in relazione al loro contesto. Nonostante il ritmo del film sia lento, la storia sin dall’inizio si rivela appassionante e ciò grazie all’originalità strutturale del metodo di narrazione delle vicende, seppure il plot narrativo, in sè, fondamentalmente, non sia dei più originali…plot standard, e per i biopic e per i musical !
Oltre a voler analizzare, a mio parere in modo non del tutto eccezionale, come sfondare nel mondo della musica, questo film, per quanto cerchi sempre di essere biografico e, dunque, realistico, non si limita a ciò, piuttosto diventa anche più legato al sentimento con la morte della figlia del protagonista: il tutto sempre in relazione alla musica, la figlia aveva un talento naturale per il canto e, di fatto, tramite le varie sequenze e i dialoghi, capiamo come si cerchi sempre di enfatizzare anche l’aspetto sentimentale e romantico della musica. Perché, se fosse solo legato al business ed al sistema, sicuramente non si limiterebbe alla musica, piuttosto analizzerebbe il sistema del mondo dello spettacolo nel la sua generalità…ed anche in questo lungometraggio non mancano citazioni a film, al cinema e, quindi, ad Hollywood. Si può, indubbiamente, discutere sul come sia stato fatto e non è dei migliori, però allo stesso tempo riesce a colpire ed in parte ad emozionare, essendo un’opera comunque ricca di significato…mantiene per tutta la durata un alone di sentimento, mischiato al realismo, mai troppo estremo.
Abbellito da una soundtrack molto buona, questo film risulta, alla fin fine, superiore alla sufficienza.

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