Amour

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Amour

Un'anziana coppia di coniugi, composta da due concertisti in pensione, trascorre con semplicità le proprie giornate, finché la senile armonia non viene sconvolta dalla malattia.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Amour
Attori principali: Jean-Louis TrintignantEmmanuelle RivaIsabelle HuppertWilliam ShimellRamón AgirreRita Blanco, Carole Franck, Dinara Drukarova, Laurent Capelluto, Jean-Michel Monroc, Damien Jouillerot, Walid Afkir
Regia: Michael Haneke
Sceneggiatura/Autore: Michael Haneke
Fotografia: Darius Khondji
Costumi: Catherine Leterrier
Produttore: Uwe Schott, Stefan Arndt, Veit Heiduschka, Michael Katz, Margaret Ménégoz
Produzione: Francia, Austria, Germania
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 127 minuti

Intenso / 4 Gennaio 2016 in Amour

Intenso, fa sentire il dolore e la fatica dei protagonisti. La scelta di non inserire musiche all’interno del film risulta a volte pesante, però lo rende molto realistico.

Uno dei migliori film degli ultimi anni! / 11 Dicembre 2014 in Amour

Un film sull’amore, sul dolore e sulla morte, con due incredibili protagonisti: Jean Louis Trintignant, immenso nella sua asciutta disperazione, ed Emmanuelle Riva, che interpreta perfettamente l’anziana moglie colpita da un ictus (ottenendo per la sua prova anche una nomination all’Oscar).  Profondissimo, mai patetico e incredibilmente interessante per come tratta  il confronto con la fine della propria vita e il massacro della malattia. Molto laicamente Haneke vuole dirci che non c’è consolazione e non c’è un senso, mostrandocelo nello stile crudo che lo contraddistingue, senza sconti e con tantissima classe.

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15 Maggio 2014 in Amour

Ci sono film che fanno male. E ci sono film che invece scaldano il cuore. E poi c’è Amour. Che riesce in tutte e due le cose.

E’ lo stesso Haneke (già regista di Funny Games) a scrivere e dirigere con la stessa maestria di sempre, una storia d’amore che va oltre tutto ciò che è stato visto finora. Che si arma dei punti morti, del lento scorrere della quotidianità logorante e monotona per raccontare l’Amore.
E’ nel realismo più estremo che Amour risulta originale. Nel suo raccontare uno spaccato di realtà veritiera, possibile e dolorosa. Distante dagli artifici di cui spesso gode il cinema d’oggi. Spesso fautore di sogni. D’illusione.
Ma Amour no. E’ verità. E l’incarnazione di un sentimento su cui l’uomo ha fantasticato da sempre. L’amore eterno.

Sono attori pieni di rughe a calcare il set, non c’è spazio in Amour per amori giovani, passionali e vivaci. Haneke vuole raccontare di un altro tipo di sentimento. Quello rimasto fedele nel tempo alla promessa fatta sull’altare quando si era poco più che ragazzi. In quelle vecchie foto in bianco e nero.
Probabilmente un amore che solo chi ha trascorso la vita insieme può comprendere. Chi ha affrontato ogni tipo di difficoltà sempre al fianco della stessa persona, giorno dopo giorno, problema dopo problema. Un po’ come i miei nonni. E come gli stessi Anne e Georges, meravigliosamente anziani e innamorati.

Non è la nostalgia dei tempi andati il punto focale di Amour, ma la forza di un sentimento ancora vivo nel presente. Dopo anni e anni di convivenza. Un sentimento messo a dura prova dalla malattia. Un male degenerativo che porterà sempre più vicina Anne all’essere un corpo inerme. Privo di coscienza.
Ma è nella disgrazia, che l’Amore può risultare l’unica vittoria. Una consolazione. Un motivo per andare avanti.

Partendo da una sceneggiatura semi-banale, M. Haneke è riuscito a tirar fuori un grande film. Ricco di emozioni, di tatto. Un insegnamento nell’essere fedeli sempre, nella buona e nella cattiva sorte… finchè morte non vi separi.

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13 Agosto 2013 in Amour

Magistrale e struggente.

13 Maggio 2013 in Amour

Indietro non si torna. Credo che sia inutile sperticarsi sull’idea che Haneke abbia realizzato un film con l’intento di colpire chi ancora dipinga la vecchiaia come la stagione della placida e serena consapevolezza e della compiuta riflessione sul proprio io. Pur essendo una sfumatura della storia è riduttivo pensare che il significato di Amour sia solo questo. Certamente è più logico inquadrare la figlia dei due anziani coniugi come metafora di una società perlopiù indifferente e lontana (la frase che rivolge al padre nella prima scena, quando afferma che da piccola sentire i genitori che facevano l’amore er qualcosa di confortante, è a dir poco ridicola ed è un modo come un altro per lavarsene le mani e uscire dalla porta di casa con una frasetta semi-importante…di fatti la scena termina lì). Il rifiuto della malattia e l’ossessione per l’ospedalizzazione nel caso specifico rappresentano il modo con cui la coscienza sporca e l’egoismo vincono. Una figlia che perpetua il suo interesse personale di fronte alla madre morente è la summa dell’egoismo di oggi.
Il contraltare è un marito, un compagno di vita, devastato internamente ma capace di dimostrare amore in ogni gesto, in ogni attenzione, in ogni cura.
I film di Haneke colpiscono duramente lo spettatore, spesso per la ferocia e la negatività che portano in primo piano e lo stile diretto del regista contribuisce ancora di più a scalfire l’animo di chi guarda.
Per tutto il film non possiamo non provare compassione, tristezza e affetto per questa coppia abbandonata in una casa che sa di antico, di vecchio, di desolato, ma il messaggio positivo che si annida in questo film è rappresentato dall’amore di George per la moglie, dal suo continuo accudirsi di lei, motivato essenzialmente da un imperituro amore. Un amore così grande che lo porterà a riflettere sulla dignità e, ancora di più sull’incomunicabilità di tale amore.
La storia che George racconta alla fine credo sia la chiave del finale che molti apprezzano e tanti criticano. Non è una questione di religiosità o di politica, nè tantomeno di filosofia o etica, bensì di sentimenti: di amore, di paura, di sofferenza e dipendenza uno dall’altra.
Nell’essere critico e graffiante questo è il film di Haneke più positivo che abbia visto.
Bravissimi Trintignat e la Riva.

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