2015

Land of Mine - Sotto la sabbia

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Land of Mine - Sotto la sabbia
Land of Mine - Sotto la sabbia

Maggio 1945. La Germania si è appena arresa. I soldati tedeschi in Danimarca vengono deportati e costretti a lavorare per conto dell'esercito danese. Tra di loro, ci sono diversi ragazzi, ancora adolescenti. Essi vengono impiegati per trovare le mine nascoste sotto la sabbia delle spiagge danesi.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Under sandet
Attori principali: Roland MøllerMikkel Boe FølsgaardLaura BroLouis HofmannJoel BasmanOskar Bökelmann, Emil Belton, Oskar Belton, Leon Seidel, Karl Alexander Seidel, Maximilian Beck, August Carter, Tim Bülow, Alexander Rasch, Julius Kochinke, Aaron Koszuta, Levin Henning, Mads Riisom, Mette Lysdahl, Johnny Melville
Regia: Martin Zandvliet
Sceneggiatura/Autore: Martin Zandvliet
Colonna sonora: Sune Martin
Fotografia: Camilla Hjelm Knudsen
Produttore: Malte Grunert, Mikael Chr. Rieks
Produzione: Danimarca
Genere: Drammatico, Guerra, Storia
Durata: 100 minuti

Interessante ed intenso / 27 Febbraio 2017 in Land of Mine - Sotto la sabbia

In vista degli Oscar, che sono in corso, ho avuto occasione di vedermi questo film, giustamente candidato alla statuetta per il miglior film straniero. Questa produzione tratta una storia interessante e direi veramente poco conosciuta: nel 1945, dopo la resa dei nazisti, circa duemila tedeschi vengono fatti prigionieri dai danesi e costretti a ripulire i luoghi nei quali avevano posizionato delle mine durante l’occupazione. In particolare, la storia del film si focalizza sul sergente danese Rasmussen che prende un gruppo di giovanissimi tedeschi, dei semplici ragazzini in realtà, e li costringe a rimuovere una quantità immensa di mine da una spiaggia. Le mine sono segnate, ma sarà una carneficina. Sullo sfondo di questa storia, si apre anche quella più umana che mostra la reazione, il cambiamento del Sergente che si rende conto che quelli che stanno usando alla fine, sono soltanto dei ragazzini, che hanno poco a che fare con i nazisti che invasero e sottomisero la Danimarca. Una storia molto umana, nonostante quindi le situazioni tragiche che capiteranno. Tra l’altro molto ben piazzate: la tensione è spesso alta, ma non sarà sempre nei momenti di massima tensione che succederanno gli incidenti, e questo rende il film ancora più imprevedibile e al tempo stesso drammatico. Un titolo davvero molto interessante, consigliato ampiamente.

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Gli orrori della guerra, dopo la guerra / 5 Settembre 2016 in Land of Mine - Sotto la sabbia

“Dopo la guerra, oltre 2.000 prigionieri tedeschi furono costretti a rimuovere circa un milione e mezzo di mine dalle coste danesi. Circa la metà morirono o rimasero gravemente feriti. La maggior parte erano ancora ragazzi”.
Si conclude così Sotto la sabbia, con una stringa di storia sconosciuta posta prima dei titoli di coda.
Un frammento di vita bellica del Novecento portato sul grande schermo con maestria ed estrema eleganza, in un turbinio emozionale che viene a toccare ogni sentimento possibile: dalla rabbia alla commozione, dalla tristezza alla commiserazione. E poi c’è la tensione, una tensione costante, sapientemente supportata e suggerita da una macchina da presa perennemente ferma a inquadrare la lotta dei giovani protagonisti con le migliaia di mine nascoste nella sabbia.
Se ne vedono le mani maneggiare valvole e inneschi, e ci si aspetta il botto, tanto improvviso quanto inevitabile; e doloroso, e non solo per il personaggio. Una pellicola tristemente coinvolgente.
Sotto la sabbia racconta gli orrori della guerra dopo la guerra, scombinando un po’ le carte nel descrivere vinti e vincitori, buoni e cattivi.
Perché accettare il mondo in bianchi e neri, come se si stesse giocando una semplice partita a scacchi, non ha mai pagato.

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Terrificante. / 8 Luglio 2016 in Land of Mine - Sotto la sabbia

Un film durissimo su un altro capitolo buio della Seconda Guerra Mondiale.
Gli orrori della guerra attraverso gli occhi di giovani soldati.

Paff bum / 10 Aprile 2016 in Land of Mine - Sotto la sabbia

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Siamo in Germania. Ah no non siamo in Germania (je piacerebbe, ai personaggi, essere in Germania), ma in Danimarca, appena appena dopo la guerra. Andò proprio circa così eh. Verso la fine della guerra i nazi chiamavano alla leva i ragazzini di 13 anni. Per cui alla fine in Danimarca restano prigionieri centinaia di soldati tedeschi, perlopiù ragazzini. E vengono prima addestrati, e poi mandati sulle spiaggie della costa occidentale, dove gli stessi tedeschi, aspettandosi uno sbarco alleato, avevano nascosto sotto la sabbia grosso modo 2 MMMMMILIONI di mine. Mina più, mina meno. Bon, per cui quasi tutto questo lancinante film mostra questa squadra di 14 ragazzetti, carponi, sulla sabbia e nel mare, metro dopo metro, ad affondare bastoncini nella sabbia. Se senti TOC scavi, trovi la mina, sviti, estrai il detonatore o quel che è. E poi di nuovo avanti di bastoncino. Caldamente consigliato non commettere errori o distrarsi. Uno strazio, conta che io son stato abbracciato con me stesso per quasi tutto il film, la sublimazione della storia della bomba sotto il tavolo di H&T.
La squadra vive in una baracca su spiaggia, bellissima e recintata e deserta sul freddo oceano, controllata da un sergente di ferro danese, che parte Full Metal Jacket (solo che questi son tutti chiodi, quindi non può urlare Palladilardo!) e inevitabilmente finisce poi per instaurare un rapporto umano. E meno male, almeno lui riesce a smarcarsi dal ruolo di vittima divenuta carnefice per vendicarsi dei torti subiti, con chiunque altro che a questi poveri nazi kiddos fa qualsiasi cosa. Loro, essendo kiddos, hanno giustamente sogni e paure da kiddos, e vogliono sognare il futuro e vogliono la mamma – e giustamente, condivido! Il titolo inglese è anche un non so quanto intenzionale pun, visto che il sergente all’inizio urla “Questa è la mia terra”, mentre pesta un prigioniero nazi. Ora, se non fosse che muoiono quasi tutti saltando su una mina (pure il cane!) quindi dirlo è un po’ bislacco, meno male anche che c’è il lieto fine al termine della spirale di violenza ed esplosioni, perché altrimenti me la sarei veramente presa.

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I retaggi nascosti della seconda guerra mondiale / 18 Marzo 2016 in Land of Mine - Sotto la sabbia

Maggio 1945. L’Europa è devastata dalla guerra appena finita, ma le coste nord-occidentali della Danimarca sono cosparse di mine messe lì dai tedeschi che si aspettavano un attacco inglese su quel versante, attacco che non arrivò mai. Circa duemila soldati tedeschi, per la maggior parte ragazzi, furono deportati e messi a lavorare su quelle coste a sminare gli ordigni, in un gioco al massacro dal sapore di vendetta.
Se c’è un messaggio che nessuno ancora aveva nemmeno tentato di veicolare è il cercare di parlare dei tedeschi come vittime del meccanismo della seconda guerra mondiale. Martin Zandvliet ci prova, con l’ulteriore difficoltà di mettere sotto la lente critica la sua stessa patria, la Danimarca. Con la forza di chi ha capito che sotto l’ideologia della guerra le categorie del buono e del cattivo si confondono e invertono continuamente, il regista e sceneggiatore ci racconta come lo spirito di vendetta possa perpetuare nelle menti delle vittime, ripagando con la stessa moneta di morte il torto che hanno subito, di fatto proseguendo il crimine contro l’umanità, violando al contempo la Convenzione del 1929 relativa al trattamento dei prigionieri di guerra.
Il generale Rasmussen porta ogni giorno sulla spiaggia un piccolo plotone di ragazzi tra i tredici e i diciotto anni che, strisciando sulla sabbia, ne setacciano ogni decimetro. Il percorso filmico si muoverà attraverso il rapporto tra i ragazzi, Il generale, i maggiori dell’esercito danese e l’atteggiamento dei cittadini comuni. Sempre consapevole di doversi tenere lontano dal labirinto pietistico nel quale sarebbe stato facile perdersi, e piuttosto facendo i conti con le esplosioni, la fame e la crudezza pragmatica della vendetta, “Land of mine” è un film che ci dice di non fermarci ai singoli accadimenti di trama, di non cercare il colpo di scena, ma piuttosto di portarsi a casa una consapevolezza maggiore riguardo alla Storia e ai confini che troppo spesso delimitano il bene e il male, e lo fa con la una tecnica cinematografica spielbergiana, ma un respiro autoriale all’antitesi del blockbuster.

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