15 Recensioni su

Il racconto dei racconti - Tale of Tales

/ 20156.8370 voti

Una ventata d’aria fresca nel panorama italiano / 15 Settembre 2018 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

È doveroso fare una premessa, questo film si è ispirato a delle fiabe contenute nella raccolta di Giambattista Basile “lo cunto de li cunti”, una delle raccolte più antiche d’Europa e questa sua vetusta’ nello svolgimento delle storie si sente (per questo a molti è sembrato lento e noioso, nel 1600 la fretta non esisteva per fortuna).
Io non amo particolarmente il fantasy, posso dire di detestare due film su tre ma se questa pellicola voleva essere intesa da parte di Matteo Garrone come la risposta italiana ai vari kolossal americani tipo “il signore degli anelli” e “il trono di spade” devo dire che è ben riuscito nell’intento, questa pellicola dal punto di vista tecnico è mostruosamente bella, fotografia(panorami italiani da mozzafiato), costumi, scenografie ed effetti digitali sono spettacolari così come ben curato è il cast dove spiccano una brava Salma Hayek nei panni di una solitaria e malinconica regina, un ottimo Vincent Cassell nei panni di un re Casanova e un cameo di Franco Pistoni nei panni di un inquietante mago, lui noto al pubblico soprattutto per il suo ruolo come iettatore nel programma “avanti un altro!”, così come è suggestiva nelle sue atmosfere fiabesche che ricordano molto “Fantaghiro'” e “Desideria e l’anello del drago”, storie che si intrecciano nella loro crudezza, dominate da temi che li accomunano come la cupidigia in tutte le sue forme e soprattutto l’egoismo (emblematico il racconto del re e della figlia, il mio preferito).
Per me una ventata d’aria fresca nel panorama italiano, consigliato a chi ama un cinema d’autore elegante e raffinato.
Mi rendo conto però che a molti possa non piacere.

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Il ritorno alle origini / 3 Aprile 2016 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

In origine le fiabe non iniziavano con “c’era una volta” e non finivano con “e vissero per sempre felici e contenti”. In origine le fiabe non sono nate per essere sogni con mirabolanti avventure e personaggi ricchi di forza e coraggio. Non sono nate per essere felici o credibili. In origine le fiabe premiavano gli stupidi e punivano gli ingenui, e non schieravano il bene il male l’uno contro l’altro. Le fiabe, in origine, mischiavano bene e male, e quasi sempre l’eroe era causa della sua rovina, e il male si rivelava ad lui solo alla fine. Perché una fiaba doveva insegnare ai bambini come si nasconde il male nel mondo e come riconoscerlo. E nel “Racconto dei Racconti” Matteo Garrone fa esattamente questo, presenta il male attraverso i presunti cattivi e nasconde il vero male dentro i personaggi più impensabili. Né mette alla gogna i difetti che sono quasi sempre difetti umani, difetti che portano alla distruzione altrui e propria. Così il film ci guida attraverso queste tre storie sconosciute, spaventosamente imprevedibili. In cui lentamente la debolezza umana, l’egoismo umano portano a enormi sacrifici.
Re e Regine che per capriccio, desiderio o distrazione finiscono per perdere sé stessi, in quel labirinto di egoismo confuso con l’amore in cui l’essere umano piano piano scompare, al suo posto non lascia che smarrimento. Affascinante metafora di come una fiaba non racconta mai qualcosa di prevedibile o reale, racconta semplicemente una verità inevitabile su ciò che un essere umano crede di essere in rapporto a ciò che realmente è. I mostri ci sono, ma non sono che altre vittime.

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Se questo cunto è l’origine di tutti i cunti… che paura! / 7 Febbraio 2016 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mi piaceva ma allo stesso tempo non vedevo l’ora che finisse. Ho vissuto questa dicotomia per tutta la durata del film che segnalo essere a tratti sanguinolento. Insomma se il cunto è stato l’origine di tutti i cunti è stata fatta una bella epurazione di stile.
Lo splatter non mi piace, tolto quello… Bella la fotografia, eccellenti le musiche, ambientazioni e paesaggi.
Non lo consiglierei proprio a tutti.

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Grottesco / 16 Novembre 2015 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

Un intreccio di racconti fantastici con principi, orchi, mostri, regine… Un insieme di storie indipendenti che danno vita a situazioni esageratamente grottesche (su tutte la pulce addomesticata…).
Forse può risultare un po’ lento, ma nel complesso direi che arrivi alla fine al limite…
Gradevole…
Ad maiora!

Bello e vuoto / 28 Settembre 2015 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

Un film piuttosto inutile ma di pregevole fattura.

Lento / 17 Settembre 2015 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

Di norma non ho nulla da ridire sui film lenti, ma questo lo è eccessivamente. Il trailer è bello, il film… be’, alla fine ti chiedi: “embé?”.

Barocco digitale / 10 Settembre 2015 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

Garrone coglie perfettamente lo spirito crudele e barocco della fiaba italiana, tra magia e carne, fango e seta, piccole e grandi mostruosità. La fotografia la fa ovviamente da padrona, qui la magia si chiama tecnica digitale ed è davvero un sontuoso guardare. Ottimo il cast, su tutti spicca la debuttante Bebe Cave, occhioni tondi azzurri un po’ Shirley Temple un po’ Carrie di De Palma, e magnifico anche il suo regal padre Toby Jones.

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Regia ottima ma in alcuni casi risulta noioso. / 26 Agosto 2015 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

La regia è impeccabile,ottima anche l’idea di mostrare i tre racconti non in modo lineare, ma alla fine non è tutta questa grande trama, ho messo 7 solo perchè almeno lascia qualche morale.

La tipa rossa! / 15 Agosto 2015 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Storia di come dice il titolo storie. Si parte e per un quarto d’ora si continua a riconoscere gente. Toh, la rorwachaweppesmarthesacker. Toh, ma è Ceccherini. Toh, il tipo di Carnage. Toh, com’era gnocca quella. Ci stanno tre storie che trotterellando si intrecciano. Ma non a Trento, bensì in un sud Italia fantastico. L’incedere delle vicende, quando non direttamente si incrocia come in principio e fine, si alterna. Un re muore affrontando un drago marino per dare alla moglie il figlio. Un re cresce una pulce come animale domestico, fino a enorme farla diventare, disinteressandosi della figlia. Un re si scopa qualsiasi cosa (che badass!). E si sviluppano: il figlio ha un fratello, anche lui figlio del drago ma servo. La pulce muore e la principessa finisce in sposa a un orco. Quell’altro nel suo scoparsi whatever finisce per fottersi una vecchia, e meno male un incantesimo la riporta strafiga per un po’. Sarebbe utile, per costruirsi un’opinione, conoscere un minimo il corpus di novelle di Basile da cui sono partiti Garrone e gli amici suoi. Ne hanno prese 3 su 50 che erano, la tra di loro trama è forse quel che meno è essenziale. Ci sono, prima dei primi, una marea di topoi fondanti tutta la cultura favolistica europea, del tipo che i fratelli Grimm ci lucidano le scarpe (o ci fanno un pompino, ma sarebbe volgare u.u). La bella e la bestia, l’eterna giovinezza, l’uccisione/superamento della figura genitoriale, and so on. Che ok, tutto c’era anch’ancor (esiste?) prima, ma è la sistematizzazione in insieme coerente e il dispiegarsi narrativo a contare nel conto. Dei conti. A me ha ricordato moltissimo, e lo trovo un merito, la raccolta delle Fiabe italiane di Calvino. Ci ho visto quel respiro, quella paura e disgusto per il male e il dolore, sia quand’esso è umano sia quando il desiderio degli uomini magiche scatena forze che si ritorceranno contro. Perché la morale infatti, di tutte e di tutto, è che bisogna stare molto molto MOLTO! attenti a ciò che si desidera, e nessuno qui ottiene nulla se non a prezzo di sangue e carne e lacrime. Piuttosto pulp, indeed. Ed è sensato di nuovo, perché le fiabe, quelle vere, che raccontano di re e principesse e che mi immagino raccontate attorno al fuoco nelle sere di 500 anni fa, volevano insegnar qualcosa e spaventare e stupire, e poi trattenere e quindi alleviare il respiro quando tutto ritrovava un qualche equilibrio. Quando il viaggio era finito, e si poteva andare a dormire, in un buio più buio, pensando a quante cose fantastiche possono accadere, e d’averla scampata bella.
E infine tieniti forte: c’è uno stregone… che indossa i pantaloni a zampa. Ed è subito top.

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Una sola parola / 17 Giugno 2015 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

Noioso,

Il racconto dei racconti, il lato oscuro delle fiabe / 31 Maggio 2015 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

Elegante e ben realizzato adattamento delle fiabe di Basile. Garrone si diletta senza vacillare nel filone del fantasy, fornendo un prodotto che brilla per tanti aspetti, quali costumi, ambientazioni e toni (spesso molto cupi e tendenti al dark). I tre racconti, praticamente indipendenti tra di loro, hanno solo un singolo filo conduttore: la spietatezza riservata nei confronti dei vari personaggi, condannati spesso dall’autore a un atroce destino di dolore e di sofferenza.

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22 Maggio 2015 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

Sara: oooh c’è il regista di Reality e Gomorra che fa un altro film !
DonMax: grossooooooh !
Sara: questo nuovo è tipo una cosa ambientata tutta in un Meridione alternativo dove Vincent Cassel sembra D’Artagnan e Salma Hayek si mangia pure un cuore neanche fosse coratella.
DonMax: seriamente !? A me che ho visto Dal tramonto all’alba piace sempre quando nei film ci infilano Salma e le sue zinne.

Sara: farò finta di non aver sentito. Ad ogni modo c’è pure una scena con un drago e uno vestito da palombaro. È in ogni recensione che ho letto, deve essere una parte lunga e prepotente.
DonMax: potente ! Amore mio, mi piace quando in un film infilano un drago, è dai tempi di Fritz Lang “I nibelunghi” che mi ci faccio le pippe sopra.
Dall’entusiasmo che usi nel parlarne mi hai quasi convinto ad andare al cinema, dare il nostro danaro anziché scaricare la pellicola attraverso mezzi legalmente non riconosciuti dalla legislazione di questo paese.
Sara: guarda che l’ispirazione al regista è venuta riprendendo in mano la raccolta di fiabe Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile.

DonMax: per la gioia di Pertini e Garibaldi ma questa che mi stai dando è una grande, grande notizia.
Sara: se non sbaglio c’è pure un pidocchio gigante che diventa sempre più grande quando succhia il sangue..
DonMax: “O mio Dio, proprio come quei film Cronenberghiani a cui la gente si dice grandissima fan anche se bene o male ne ricorda solo dei frame perché li pubblicano su facebook per darsi un tono ?? Ma quello che mi stai descrivendo è il film della vita. Uno dei film su cui scrivere “clamoroso” sempre per darsi un tono con gli amici di tennis. Amici del tennis che non ho perché non ho abbastanza danaro e perché mi piace farmi picchiare dagli amichetti di kick boxing. Mi hai convinto, andiamo”

Ok.
Basta così.
Possiamo fermarci qui, grazie.

Quella a cui avete preso parte è l’incredibile discussione, avvenuta prima di stabilire quale film andare a vedere, fra me e la mia ragazza. Sono entrato, anzi siamo entrati in sala con delle aspettative altissime e ho incontrato un film che da un lato ha avuto parecchio coraggio ma che dall’altro si è ammazzato con le sue mani. E del resto per suicidarsi occorre coraggio (non sto scherzando). Non c’è che dire, le atmosfere colpiscono come colpisce buona parte della regia (ma si sa, Garrone è un tipo che alla regia ci sa fare e porco mondo se ci sa fare). Una regia bella, barocca all’inverosimile ma bella, bello tutto, veramente eh ma… alla fine ?

Il racconto dei racconti si apre nel regno di Selvascura, lo spettatore viene accompagnato all’interno di un palazzo ingannevolmente meraviglioso che offre al pubblivo l’allettante illusione della perfezione. L’allettante illusione della perfezione, è questo che si prova durante la visione della pellicola. Scavando nel profondo infatti, il film, che m’ha lasciato grossi dubbi, l’ho trovato abbastanza pretenzioso ed un pizzico sconclusionato. Badate, il film non l’ho trovato brutto, si lascia guardare e come dicevo stilisticamente è impeccabile, brillante. Stringendo però, lo ripeto, secondo me è solo ed unicamente apparenza. Non sto dicendo che la mia visione della pellicola sia giusta e probabilmente sbaglio ma vorrei portare l’attenzione della signoria vostra ai seguenti punti. Come dicevo, il film si apre in questo regno sublime no ? si apre con una regina che non può avere figli. Contatta un negromante che trova al re e alla regina la soluzione al loro problema. Il re scende così negli abissi e combatte contro un drago, perché sarà grazie al cuore del drago (che in un secondo momento verrà cucinato dalla vergine del regno) e alla sua consumazione da parte della regina, che la stessa rimarrà incinta.

Tutti i frame del film che ho visto all’interno delle recensioni appartengono ai primi dieci minuti di pellicola.

I
PRIMI
DIECI MINUTI.

Ed effettivamente solo questo poteva essere il film e, perdonate il francesismo, sarebbe uscito una sborrata. Invece no.

Vi faranno vedere immagini di combattimenti sottomarini, scene d’azione, sangue ma non dovete lasciarvi ingannare. Io il film l’ho visto per voi e sia io sia voi sappiamo che nulla di tutto ciò corrisponde a verità. È fuffa, è una frode. Mistificazione per costringervi a vedere questo film. Solo mistificazioni !
(applausi)

Il re scende, vestito da palombaro (scena interessante) ammazza il drago ma il drago comunque lo ferisce. La regina ha il figlio perché mangia il cuore del drago cucinato dalla vergine del bel castello marondirondirondello ma anche la vergine resta incinta. Le due partoriscono due figli identici che in più parti del film non vengono riconosciuti sia dalla regina sia dai vari conoscenti. Garrone punta tantissimo sui personaggi dei gemelli albini ma è soprattutto a causa loro se il film gira su sé stesso. Gli ingredienti per rendere la pellicola frizzante ce li aveva tutti: da Vincent Cassell (in arte Don mignotte che se le scopa tutte) al re tediato dalla vita che ritrova un momento di giubilo grazie al pidocchio mutante. In particolare Cassel, ha una parte molto sopra le righe, a cui calza in modo perfetto la parte poteva essere la colonna portante dell’opera. O l’incredibile avventura del re e del suo pidocchio. Le scene di nudo, gli elementi grotteschi, le inquadrature e i piani sequenza alla Greenaway, gli ingredienti ce li avevi tutti Garro’ e mi hai ammorbato con ‘sti due albini che vagano per i regni o peggio ancora con la vicenda dell’orco e della figlia del re.

(Pausa)
… e, tra l’altro, l’orco ha dato prova di grande sensibilità in almeno tre occasione. Se pensate che l’orco sia il cattivo non avete capito un cavolo della vita. È l’orco il cattivo o il re che offre la figlia a chi vince una gara ? Per carità, mi rendo conto che tutta la recensione in realtà è solo un parere molto personale. Però credo che lo abbiamo pensato tutti, almeno questo, quando è entrato Ceccherini.. lo abbiamo pensato tutti che Ceccherini avrebbe cacciato l’orco a suon di bestemmia. E questo no, questo non lo riconosco come un mio problema.
Tirando le somme, se avete urlato al capolavoro probabilmente io ho visto un altro film. Personalmente penso che i cinefili degli anni 2000 prediligano le pellicole sbagliate, qui c’era tutto quello che serviva per un film fantastico grottesco da 99% su Rotten ma così non è stato. Stenderei infine un velo pietoso sull’abuso della computer grafica in parte delle scene.

Lo so, lo so, non è bello sentirselo dire così e mi scuso se qualcuno si è offeso ma qualcuno deve fare questo lavoro e quel qualcuno sono io.

DonMax

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Il racconto dei racconti: l’anima nera della fiaba / 18 Maggio 2015 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

Garrone riesce appieno nel tentativo di portare sullo schermo un film di genere, ma -apparato di contorno apertamente fantasy a parte- la cosa mi stupisce fino ad un certo punto, perché, ripercorrendo la sua filmografia, mi rendo conto che egli ha usato il codice e gli archetipi delle fiabe in quasi tutti i suoi lavori.
Ad esclusione di Gomorra, mi sembra di notare che ogni suo film, da L’imbalsamatore a Reality, sottende uno schema ed una morale fiabesca e che, come la tradizione italiana del genere (orale e letteraria) insegna, il lato oscuro della vicenda non solo non viene edulcorato, ma è elemento fondante oltre che caratterizzante dell’intera vicenda.
La fiaba trasfigura, ma non occulta. E così fanno i film di Garrone che, pur tesi a raccontare realisticamente una vicenda, non disdegnano di arricchirla con ingredienti, sia narrativi che estetici, mostrati o evocati, desunti dalla tradizione fiabesca (dal nano, all’orco, passando per il regno incantato).

Questo opulento ma particolarmente equilibrato ultimo lavoro del regista napoletano gode di una magniloquenza visiva fondata su un immaginario pittorico, figurativo ed architettonico impressionante che va dall’iconografia medievale ai colori ed alle forme dei preraffaelliti, in un continuo effluvio di suggestioni e di ricca fantasia formale che celebrano lo spirito nero dello strumento-fiaba.

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Niente Male / 17 Maggio 2015 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

Cresciuta fra i riadattamenti confortanti e indulgenti delle fiabe Disney, stride e affonda il “diverso” e macabro genere fiabesco, inteso come quell’irrealtà che si avvinghia alla morale e stravolge l’oggettivo, mantenendo i vizi e virtù umani. Ciò che la mente scuote, invita a riflettere serio, che l’anima non nutre di emozioni forti, viene compensato da un’occhio che si riempie di spazi sconfinati in cui si perde lo sguardo, un immagine curata nel dettaglio limato ai minimi termini, di colori studiati per marcare stati d’animo, personalità, significati di spezzoni eloquenti da muti.
Una stella in più per la difficoltà dell’impresa, rendere al genere fiabesco Napoletano la possibilità d’essere scenografica e cinematografica in maniera superlativa e inattesa.
Sette e tirivedrò.

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15 Maggio 2015 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

Un cast internazionale per l’adattamento di fiabe napoletane del Seicento da somministrare a un pubblico internazionale, almeno nelle aspettative.
Qualcosa al pubblico internazionale però stonerà. E quando dico “pubblico internazionale” considero anche il pubblico italiano cresciuto a cinema amer- ehm, internazionale. E quando dico questo includo soprattutto il sottoscritto.
Siamo stati abituati dal cinema e dalla letteratura più popolari a fiabe in cui i sogni si avverano, o l’eroe/eroina trova un senso, se non un riscatto; fiabe in cui grazie al miracolo della magia traguardi nuovi sono raggiungibili. La tradizione italiana invece porta non già il macabro della rappresentazione/suggestione ma la spietatezza della lezione morale: maledetta sia la magia e il giorno che l’hai incontrata, che con l’illusione dei traguardi nuovi ti distoglie pure da quelli soliti, mortali.
Il racconto dei racconti spiazza perché priva i suoi dispositivi fantastici del senso di meraviglia che solitamente susciterebbero. Che gusto c’è allora a vedere accadere tali miracoli? Il gusto dei film in costume, e in particolare del massiccio uso di location storiche da tutta l’Italia meridionale che toglie il fiato.
Qualche problema di equilibrio deriva dalla miscela dei tre racconti originali. Quello della regina e quello della vecchia scorticata mancano di una conclusione; quello della pulce di conclusioni ne ha due. E infatti la storia più incisiva è quest’ultima, con protagonisti i formidabili Toby Jones e Bebe Cave e ambientata nel magnifico Castel del Monte (o “quello che sta sul centesimo di Euro!”, per me) a Andria, BT.

Con qualche visione successiva potrei anche amarlo e aggiungere una stella…

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