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Recensione su Il racconto dei racconti - Tale of Tales

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La tipa rossa! / 15 agosto 2015 in Il racconto dei racconti - Tale of Tales

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Storia di come dice il titolo storie. Si parte e per un quarto d’ora si continua a riconoscere gente. Toh, la rorwachaweppesmarthesacker. Toh, ma è Ceccherini. Toh, il tipo di Carnage. Toh, com’era gnocca quella. Ci stanno tre storie che trotterellando si intrecciano. Ma non a Trento, bensì in un sud Italia fantastico. L’incedere delle vicende, quando non direttamente si incrocia come in principio e fine, si alterna. Un re muore affrontando un drago marino per dare alla moglie il figlio. Un re cresce una pulce come animale domestico, fino a enorme farla diventare, disinteressandosi della figlia. Un re si scopa qualsiasi cosa (che badass!). E si sviluppano: il figlio ha un fratello, anche lui figlio del drago ma servo. La pulce muore e la principessa finisce in sposa a un orco. Quell’altro nel suo scoparsi whatever finisce per fottersi una vecchia, e meno male un incantesimo la riporta strafiga per un po’. Sarebbe utile, per costruirsi un’opinione, conoscere un minimo il corpus di novelle di Basile da cui sono partiti Garrone e gli amici suoi. Ne hanno prese 3 su 50 che erano, la tra di loro trama è forse quel che meno è essenziale. Ci sono, prima dei primi, una marea di topoi fondanti tutta la cultura favolistica europea, del tipo che i fratelli Grimm ci lucidano le scarpe (o ci fanno un pompino, ma sarebbe volgare u.u). La bella e la bestia, l’eterna giovinezza, l’uccisione/superamento della figura genitoriale, and so on. Che ok, tutto c’era anch’ancor (esiste?) prima, ma è la sistematizzazione in insieme coerente e il dispiegarsi narrativo a contare nel conto. Dei conti. A me ha ricordato moltissimo, e lo trovo un merito, la raccolta delle Fiabe italiane di Calvino. Ci ho visto quel respiro, quella paura e disgusto per il male e il dolore, sia quand’esso è umano sia quando il desiderio degli uomini magiche scatena forze che si ritorceranno contro. Perché la morale infatti, di tutte e di tutto, è che bisogna stare molto molto MOLTO! attenti a ciò che si desidera, e nessuno qui ottiene nulla se non a prezzo di sangue e carne e lacrime. Piuttosto pulp, indeed. Ed è sensato di nuovo, perché le fiabe, quelle vere, che raccontano di re e principesse e che mi immagino raccontate attorno al fuoco nelle sere di 500 anni fa, volevano insegnar qualcosa e spaventare e stupire, e poi trattenere e quindi alleviare il respiro quando tutto ritrovava un qualche equilibrio. Quando il viaggio era finito, e si poteva andare a dormire, in un buio più buio, pensando a quante cose fantastiche possono accadere, e d’averla scampata bella.
E infine tieniti forte: c’è uno stregone… che indossa i pantaloni a zampa. Ed è subito top.

2 commenti

  1. paolodelventosoest / 10 settembre 2015

    Ah ah grande come al solito! Oh, ma sai che credevo che lo stregone fosse Herlitzka!? Ho scoperto nel full cast and crew di Imdb che si tratta di Franco Pistoni.

    • tragicomix / 13 settembre 2015

      Beh ma Herlitzka è talmente bravo e dovunque che poi uno se lo immagina anche quando non c’è 😀
      Ovviamente anche lui coi pantazampa sarebbe da vedere

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