Recensione su Il mio piede sinistro

/ 19897.675 voti

12 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Storia vera, storia vera! Quella di tale Christy Brown, paraplegico dalla nascita, nato in mezzo a mille altri fratelli e sorelle in una operaia famiglia very irish e interpretato da Daniele Giorno. In una delle sue solite performances impressionanti, se si pensa alla sensazione di strapotenza che dava ad esempio quando correva nel bosco facendo l’ultimo dei mieicani, o quando se la scialava di brutto in Gangs of Nuova Iorca. Ebbena, da lì a fare il paraplegico il passo breve per niente è, eppure risulta eccezionale lo stesso. Si diceva, in questa famiglia tipo irlandese, tipo nel senso che c’è la madre buona e protettiva e con i lombi larghi e sfornafigli, il padre brav’uomo ma ubriacone ecc, Christy cresce. Dapprima lo ritengono scemo, e grazie tante, non può muovere niente tranne una gamba. E invece è proprio attraverso quella, il suo piede sinistro, che imparerà dapprima a scrivere, scrive mamma per terra coi gessetti, fino a forme di comunicazione sempre più elaborata, diventando pittore e poeta. Lo spettacolo è in parte nella (ri)nascita al mondo di una personalità cui sembrava dover esser negata ogni forma di vita normale, ma soprattutto nell’osservare come i sentimenti racchiusi nel corpo muto e immobile di Christy pian piano riescano a trovare delle vie attraverso cui dispiegarsi e esprimersi, e raggiungere il contatto con gli altri. Tutta questa forza chiusa si libera e si espande, irradiandosi a tutti coloro che incontrano il protagonista, che non possono che restarne ammaliati e sorpresi. Il gioco funziona ovviamente anche con gli spettatori, e non si è mai visto un piede così utile.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext