Recensione su Il gioiellino

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17 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Meglio noto come il film con Toni Servillo sul crac della Parmalat e della famiglia Tanzi. In un paesino di provincia c’è la famiglia Rastelli, che fa latte e merendine, mentre Ernesto (Toni) è il ragioniere incaricato di far tornare i conti. Il Rastelli capo s’è fatto da sé, ma si è chiaramente ingrandito troppo. Megalomania, l’azienda viene quotata in borsa, i Rastelli fanno i filantropi, hanno le macchinone, le segretarie porche sotto la scrivania e la squadra di calcio. Servillo si scopa pure la ragioniera gnocca, aka Sarah Felderbaum, che gli appioppiano, e lì no, non ci credo che sia andata così, ma proprio no. Insomma, ubris e caduta nella polvere, i Rastelli si circondano di appoggi economici e politici, ma i debiti sono sempre di più sino a quando Ernesto trova la soluzione. Inventarsi dei soldi che non ci sono. Va da sé che il castello di carte è destinato a fracassarsi, con finale in cui tutti distruggono più documenti possibili prima dell’arrivo della finanza e cose varie.
C’è da dire che Servillo fa questi ruoli, spesso abbastanza uguali, di contabile senza scrupoli e senza una vita propria, in cui è molto bravo. Ma non ci si scopa la Felderbaum così, ripeto. Il tutto è girato ad Acqui Terme, che è un paese vicino ad Alessandria ed è riconoscibilissimo per la piazza con la fontana, che compare nel film vicinissima alla sede dell’azienda. É anche dove d’estate mi capita di andare a prendere il gelato con amica E. C’è in coda al film la riflessione sulla finanza fuori controllo, ma nel caso specifico bisogna dire che se sono tutti così, come questi o come i Tanzi, siamo belli che spacciati. Perché questa è gente che non sembra avere la minima idea di quello che sta facendo, come il Rastelli, o che non si fa scrupoli e crede comunque che tutto si aggiusterà, come Ernesto, ma sono tutti talmente scollati dalla realtà da fare paura e raccapriccio. I mean, in queste mani siamo? Gente che nella migliore delle ipotesi non ha idea del lato da cui si trova girata? Ma siamo a cavallo! O sotto?

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