9 Recensioni su

Il gioiellino

/ 20116.688 voti

21 Settembre 2013 in Il gioiellino

Girone e Servillo: inutile dire quanto già detto. Non è un capolavoro ma nemmeno inguardabile.

17 Dicembre 2012 in Il gioiellino

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Meglio noto come il film con Toni Servillo sul crac della Parmalat e della famiglia Tanzi. In un paesino di provincia c’è la famiglia Rastelli, che fa latte e merendine, mentre Ernesto (Toni) è il ragioniere incaricato di far tornare i conti. Il Rastelli capo s’è fatto da sé, ma si è chiaramente ingrandito troppo. Megalomania, l’azienda viene quotata in borsa, i Rastelli fanno i filantropi, hanno le macchinone, le segretarie porche sotto la scrivania e la squadra di calcio. Servillo si scopa pure la ragioniera gnocca, aka Sarah Felderbaum, che gli appioppiano, e lì no, non ci credo che sia andata così, ma proprio no. Insomma, ubris e caduta nella polvere, i Rastelli si circondano di appoggi economici e politici, ma i debiti sono sempre di più sino a quando Ernesto trova la soluzione. Inventarsi dei soldi che non ci sono. Va da sé che il castello di carte è destinato a fracassarsi, con finale in cui tutti distruggono più documenti possibili prima dell’arrivo della finanza e cose varie.
C’è da dire che Servillo fa questi ruoli, spesso abbastanza uguali, di contabile senza scrupoli e senza una vita propria, in cui è molto bravo. Ma non ci si scopa la Felderbaum così, ripeto. Il tutto è girato ad Acqui Terme, che è un paese vicino ad Alessandria ed è riconoscibilissimo per la piazza con la fontana, che compare nel film vicinissima alla sede dell’azienda. É anche dove d’estate mi capita di andare a prendere il gelato con amica E. C’è in coda al film la riflessione sulla finanza fuori controllo, ma nel caso specifico bisogna dire che se sono tutti così, come questi o come i Tanzi, siamo belli che spacciati. Perché questa è gente che non sembra avere la minima idea di quello che sta facendo, come il Rastelli, o che non si fa scrupoli e crede comunque che tutto si aggiusterà, come Ernesto, ma sono tutti talmente scollati dalla realtà da fare paura e raccapriccio. I mean, in queste mani siamo? Gente che nella migliore delle ipotesi non ha idea del lato da cui si trova girata? Ma siamo a cavallo! O sotto?

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26 Agosto 2012 in Il gioiellino

Non finirà negli annali ma è un buon film. Toni Servillo nella scena finale augura a tutti i presenti di passare un guaio, come si fa a non volergli bene?

14 Agosto 2012 in Il gioiellino

Di una lentezza esagerata, con tantissime scene inutili…Interessante perché spinge a farsi delle domande sul perché di quello che è accaduto, e su tanti altri aspetti della vicenda.

6 Ottobre 2011 in Il gioiellino

Inizialmente ero un pò scettico, pensavo fosse la solita fiction italiana leggermente più estesa, giusto per rientrare nel format del film. Invece, sono felice di dire che mi sono ricreduto.
Ho apprezzato la regia di Moloni, l’interpretazione di Servillo (sicuramente il migliore del cast) e le scenografie accurate e ben ricostruite.
L’idea di traslitterare in LEDA il marchio PARMALAT e di ricostruire un’analoga storia con personaggi ricalcati sui protagonisti del crack Parmalat non è scadente, ma contribuisce a rendere meno pesante e documentaristico il film, portandolo su un piano più commerciale senza svenderlo completamente e senza farne una fiction idiota.
Tralatro, l’intreccio storico è abbastanza verosimile e il film non ha cadute di stile e, soprattutto, non perde di interesse, ma mantiene viva l’attenzione dello spettatore, anche di quello meno informato.
Un buon prodotto italiano, che non sfigura e, per una volta, con un buon sonoro.

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della provincia italiana / 30 Marzo 2011 in Il gioiellino

Mi è piaciuto. Molaioli non sarà un gran regista, ma rende bene una idea molto forte con la sceneggiatura, con la caratterizzazione dei personaggi, con l’aria che trasuda da tutto il film che è il trionfo della provincia. E’ un film sull’italia e la sua spina dorsale, il provincialismo, la piccola comunità.
Sin da subito è una storia di provincia, dove c’è sempre il ricco, il direttore della banca, il parroco/vescovo, insomma tutti quei tipi che contano nelle comunità ristrette. E Leda è un prodotto di provincia, con il patron bonario che assume “quelli di qui”, sposati “con quelle di qui” e che questi valori vuole portare avanti. Sono i valori del noi che siamo uguali e simili e ci capiamo, che ragioniamo in un certo modo e che la domenica compriamo le paste e i cittadini ci salutano con reverenza. Ogni volta che i personaggi escono da Parma sono senza orientamento perchè è vero che il mondo funziona ovunque allo stesso modo, ma i “valori” si relativizzano. Non che il film non abbia pecche, soprattutto nel rapporto sessuale fra Botta e la nipote del patron che proprio non mi so spiegare, ma in generale, oltre l’estrema cura con cui Leda è costruita, mi è piaciuta tutta l’ambientazione con quel gusto terribile degli interni che conosciamo bene. E poi mi è piacito Girone, secondo me una spanna sopra Servillo nel renderci questo falso uomo buono che è viscido, doppiogiochista, che tutto perdona a sè e alla sua famiglia, che si fa coprire dal ragioniere pretendendo favori da signorotto, impavido di fronte al disatsro, ma volendo sembrare quello buono appunto, quasi un bambino che non ha saputo calcolare le conseguenze delle sue azioni.

Non so se la tesi è l’incapacità professionale di sfidare un mercato mondiale, certo rappresenta la nostra inadeguatezza perchè è pur vero e realistico che Botta impari l’inglese in quella maniera, con le cassette registrate, ma mi sembra che in fondo non si facciano sconti: anche a livello medio, prima dei bond drogati, Leda era un giocattolo vuoto votato all’arrangiarsi da parte di tutti, la truffa era semmai meno gigantesca, ma truffa rimaneva

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21 Marzo 2011 in Il gioiellino

Un film caratterizzato da un buon ritmo e da una narrazione sufficientemente lineare che ha deciso di adottare un linguaggio tecnico bastante per evidenziare come il cosiddetto uomo della strada venga puntualmente mantenuto fuori e distante dalle dinamiche finanziarie che coinvolgono in varia percentuale la sua vita.
La favola del self-made man non regge più e, qui, lo dimostrano ben due personaggi, quello dell’imprenditore Rastelli e quello del Rag.Botta: c’è sempre, sempre, sempre del marcio in Danimarca e gli interessi privati soverchiano costantemente quelli comunitari. Botta è talmente ossessionato dal piacere provocatogli dall’avere le mani in pasta nei conti della Leda, da considerarla un’azienda di sua proprietà!
Il film di Molaioli, pur imperfetto, soprattutto dal punto di vista recitativo (Servillo a parte… ma anch’io sono di parte, oh oh oh!), è una parabola nient’affatto scontata sull’egoismo e sulla cupidigia e fornisce qualche spunto di riflessione sull’ossessione del trovare il proprio posto nel mondo.
Bella colonna sonora e attenta (ri)costruzione di un marchio.

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“La Russia è come il paradiso : difficile entrare ma impossibile uscirne “ / 15 Marzo 2011 in Il gioiellino

La ricostruzione del più grosso fallimento di azienda italiana (Parmalat) di cui ad oggi si ricordi attraverso l’analisi psicologica dei personaggi soprattutto incentrata su quella del titolare (Rastelli/Girone ) e del capo amministrativo (Botta/Servillo) .
Un film di denuncia di Andrea Molaioli che , sebbene a mio giudizio meno brillante che nel suo ottimo film d’esordio “La ragazza del lago”, resta sicuramente vedibile.
Bravo e convincente Remo Girone nella sua parte , ma a parte la solita citazione d’obbligo per il grande Toni Servillo , che tuttavia corre il rischio di vedere ingabbiata la sua immensa bravura in un clichè di personaggi dalle caratteristiche del tutto simili , mi è sembra degna di menzione l’ottima prova fornita da Sarah Felderbaum .

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7 Marzo 2011 in Il gioiellino

film (liberamente) ispirato al crac della parmalat. pessimo, mal girato, mal recitato- si salva servillo, che interpreta se stesso, maschera standard in ogni film, superficiale. i personaggi sono macchiette, manca un minimo di spessore, di psicologia; forse la storia si prestava di più al rigore di un documentario.

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