Recensione su Il fiore delle mille e una notte

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Il trionfo della Trilogia della Vita / 9 luglio 2015 in Il fiore delle mille e una notte

Omaggio Pasolini, alla 50+1 Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro.

Anche questo, insieme a Salò, era una delle mie mancanze pasoliniane che non vedevo l’ora di colmare grazie all’omaggio dedicato dalla Mostra di Pesaro al poeta e regista.
È anche il film che Pasolini ha scritto con la consulenza di Dacia Maraini, di cui ho seguito preziose lezioni di drammaturgia che credo di ritrovare in questo adattamento delle mastodontiche Mille e una notte.
Girato nelle location interne e esterne più suggestive di Asia, Africa e India, e ridoppiato con insopportabili accenti pugliesi. Ha una complessa struttura narrativa a incastri che è persino una semplificazione dell’opera letteraria. Come nell’opera originale è l’amore, o meglio il richiamo sessuale, a guidare ogni personaggio e ogni svolta narrativa, e Pasolini non poteva chiedere di meglio per concludere in trionfo la sua Trilogia della Vita. Affonda le braccia fino in fondo nella profusione di simbolismi, sogni, fantasie sessuali che è Le mille e una notte, li getta per aria e li fa ricadere sulla sceneggiatura, e il filo narrativo seppure non attraversa tutte quelle macchie esotiche, molte ne incontra e se ne sporca e se ne inodora.
Sarebbe stato infinitamente più intenso se agli attori fosse stata lasciata la loro madrelingua (quale che fosse, non era necessaria coerenza).

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