Salò o le 120 giornate di Sodoma

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Salò o le 120 giornate di Sodoma

Durante la Repubblica di Salò, agli sgoccioli del regime fascista, quattro anonimi uomini di potere - il Duca, il Monsignore, L'Eccellenza e il Presidente - ordinano il rapimento di diciotto giovani, nove ragazzi e nove ragazze, e la loro deportazione in una grande villa isolata nel paesino di Marzabotto: da quel momento disporranno in tutto e per tutto della vita dei prigionieri, trattandoli come schiavi e usandoli per dar sfogo ad ogni loro aberrante perversione. Liberamente ispirato al romanzo Le centoventi giornate di Sodoma del marchese D.A.F. De Sade.
laschizzacervelli ha scritto questa trama

Titolo Originale: Salò o le 120 giornate di Sodoma
Attori principali: Paolo BonacelliGiorgio CataldiUmberto Paolo QuintavalleAldo VallettiHélène SurgèreSonia Saviange, Sergio Fascetti, Bruno Musso, Franco Merli, Rinaldo Missaglia, Giuseppe Patruno, Guido Galletti, Efisio Etzi, Claudio Troccoli, Fabrizio Menichini, Maurizio Valaguzza, Ezio Manni, Caterina Boratto, Elsa De Giorgi, Graziella Aniceto, Giuliana Melis, Faridah Malik, Graziella Aniceto, Renata Moar, Dorit Henke, Antiniska Nemour, Benedetta Gaetani, Olga Andreis, Ines Pellegrini
Regia: Pier Paolo Pasolini
Sceneggiatura/Autore: Pier Paolo Pasolini, Pupi Avati, Sergio Citti, Marquês de Sade
Colonna sonora: Ennio Morricone
Fotografia: Tonino Delli Colli
Costumi: Danilo Donati
Produttore: Alberto Grimaldi, Antonio Girasante, Alberto De Stefanis
Produzione: Francia, Italia
Genere: Drammatico, Guerra, Erotico
Durata: 116 minuti

117 minuti a Sodoma / 30 Dicembre 2016 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

Incerto…mi sento incerto. Premettendo che di Pasolini non avevo visto ancora nulla, mi ritrovo ad essere spiazzato.
Una sorta di Decamerone infernale con propositi di denuncia allegorica.
Deluso perché la denuncia sociale non è particolarmente potente o perlomeno…non quanto mi sarei aspettato, così come anche l’elemento satirico l’ho trovato dozzinale…di lana grossa. Questo film non apre gli occhi a nessuno ma probabilmente non era nemmeno l’obiettivo prefissato.

Probabilmente oggigiorno questo film di Pasolini verrebbe etichettato come semplice torture porn ma comprendo che nel 1975 dovesse essere una provocazione non da poco.

Sinceramente non l’ho apprezzato così tanto da consigliarlo a chicchessia…un film pornografico che mette in scena numerose devianze e nemmeno in modo troppo sofisticato.

A livello tecnico il film offre solamente delle belle scenografie e qualche inquadratura.

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L’Inguardabile / 9 Luglio 2015 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

Omaggio Pasolini, alla 50+1 Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro.

Pesaro mi dà l’occasione di guardare il Classico inguardabile per antonomasia. Salò è raccapricciante come me lo raccontavano e come non volevo mica credere. Raccapricciante vuole esserlo e invita alla sua analisi, fornendo addirittura un’apposita bibliografia scientifica/letteraria sui titoli di testa, così che nessuno possa frainternderlo e scambiarlo per un film horror, né tantomeno pornografico. Analizzarlo vuol dire guardarlo, e riguardarlo, ponendo attenzione su cose che invece repellono lo sguardo. Difficilissimo.
La tesi sarebbe, per quello che ho capito, che la perversione è ciò a cui tende il potere fascista, il governo indiscriminato di un essere umano su un altro essere umano per la sola ragione della forza. E quando la sola ragione è la forza, il solo fine possibile è la soddisfazione carnale. Ogni alternativa civile pur concepita dalla mente umana rimane una pia illusione che la forza non contempla, di cui non ha bisogno per ottenere soddisfazione.
Salò poteva durare molto meno o poteva durare molto di più. È una lista d’esempi. Esempi di opzioni reali, possibili, pensabili e pensate, non eccezioni, non estremismi. È per questa concretezza che la sua tesi è dimostrata. Non poteva scandalizzare di meno, e non poteva scandalizzare di più: questo è esattamente ciò che si radica nei recessi più insondabili delle menti fasciste. Sciolto il partito, sventata Salò, il fascismo sopravvive. Una delle tante minacce da cui Pasolini amava mettere in guardia i suoi connazionali.

Sublimi le doppiatrici delle tre narratrici. Il contrasto sconvolgente fra la poesia della lingua italiana, la maestria nella sua dizione e declamazione, e le possibili perversioni del messaggio sembrano essere l’arma preferita del Pasolini regista.

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La critica più feroce al potere / 27 Marzo 2014 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

Pasolini espone nel suo ultimo film una critica feroce, surreale e senza filtri nei confronti del potere, una delle più controverse e discusse della storia del cinema. I quattro signori che fungono da epicentro dell’intera vicenda rappresentano, non a caso, le sue forme più conosciute e diffuse (ecclesiastico, economico, nobiliare e giudiziario). Il susseguirsi di scene mostrate sono veri e propri pugni allo stomaco, frutto di una violenza multiforme (verbale, emotiva e fisica) e perpetuata durante il periodo di “prigionia” delle giovani vittime, giustamente paragonato dal regista all’inferno dantesco. Tutto è freddo, terribilmente distaccato dai canoni del mondo civile e conosciuto, e l’unica speranza possibile è quella della morte, intesa come epilogo delle sofferenze. La libertà, la dignità e la vita vengono così schiacciate in un colpo solo.
L’uomo non è più uomo. Quando è schiavo del potere, è ridotto alla stregua di un oggetto. Ed il suo unico scopo diventa, in tal contesto, quello di dar sollazzo al potente.

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11 Dicembre 2013 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

Uno dei film italiani più disturbanti della storia senza effetti speciali, ma attraverso una rappresentazione cruda e agghiacciante dell’immoralità dei potenti verso il proprio popolo rappresentato da uomini medi. Ispirato all’opera “Le 120 giornate di Sodoma” di De Sade, l’idea narrativa di fondo è portata al tempo dei sadici gerarchi fascisti della morente e isolata Repubblica di Salò dove ogni forma di tortura fisica e morale è ammessa. I quattro inquietanti gerarchi fascisti rappresentano il male nella sua forma più insostenibile perché perversi, privi di pietà e mai ostacolati nei loro crudi rituali, fino alla fine. Dal punto di vista delle regia e della fotografia opera davvero impeccabile, il lento movimento della macchina da presa nei minuti finali, quelli delle torture nel cortile, sotto le note della Carmina Burana di Orff, è pura maestria. Un attore di poco talento come Aldo Valletti che interpreta il Presidente finisce per essere uno dei più inquietanti della storia del cinema. Film sottoposto a mille censure, a tratti inguardabile, sicuramente non per tutti ma che nel complesso ha dettato regole ancora inesplorate nella grammatica cinematografica della rappresentazione del male.

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Schifo immondo. / 12 Ottobre 2013 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

Basta il titolo della recensione.