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Recensione su I guardiani del destino

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20 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

E ho preso Pino e l’ho portato al cinema. Ma non è che ci fossero veramente dei film da vedere, e allora ho scelto questo. Che aveva pareri discordi, ma a me non è parso malaccio, anche se lo definirei un film cazzaro. La trama è tratta da un racconto di Dick, si tratta di un giovane politico americano in ascesa che viene a conoscenza del fatto che il destino, il tuo, il mio, il suo, è guidato da un fantomatico “piano” stabilito da un fantomatico “Presidente” (o chiamalo dio o Enrico Beruschi o Pippo o come vuoi), e a vegliare che tutto si svolga secondo il piano ci stanno dei meno fantomatici guardiani del destino (o chiamali angeli o chiamali piccolo coro dell’antoniano o chiamali come vuoi) che “aggiustano” le cose quando queste vanno storte. E il problema è che secondo il piano lui non può stare con la tipa che si vorrebbe martellare, cioè, no, di cui è innamorato. Gnocca, sì. I guardiani sono dei tipi eleganti e old style, con un cappello Borsalino in testa (ma voi lo sapete che la Borsalino è di Alessandria?) che permette loro di attraversare le porte. Queste porte sono una figata, perché qualsiasi porta loro aprano col cappello li conduce da una parte all’altra di Nuova Yorca. Mentre il povero protagonista, il sempre grosso e bolso Matt Damon, corre di qua e di là per affermare il suo libero arbitrio (che è un po’ la questione sentimentale dietro la trama sentimental-azionosa) nel scegliere chi martell.. amare. Insomma è abbastanza divertente, la sceneggiatura non fa acqua da tutte le parti ma quasi, il Presidente per fortuna non compare e il guardiano nigger è quello buono anche se è per colpa sua che tutta la situazione precipita. Finisce pure bene, tutti contenti e chi s’è martellato s’è martellato.

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