Recensione su L'amore bugiardo

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Sono Medea / 27 Aprile 2016 in L'amore bugiardo

Quando si tratta di matrimonio nel cinema abbiamo visto davvero di tutto. Abbiamo visto in ogni commedia o tragedia le sue varie fasi, come l’innamoramento, la passione, l’infedeltà, e i momenti di affetto e di gelosia. Abbiamo visto spesso e in molti modi diversi l’amore nascere e morire. Abbiamo visto che cosa c’è dietro a ogni matrimonio, dalla proposta in ginocchio al “si” sull’altare.
E ammettiamo pure che se un regista come David Fincher si addentra tra le intricate e prolisse trame del matrimonio, di sicuro ci aspettiamo tutti qualcosa di non solo dissacrante, non solo profondamente critico nei confronti della natura umana, ma addirittura disturbante. E infatti da una parte Fincher pone Nick, un novello Giasone, eroe decaduto, che ha sempre avuto una donna a proteggerlo e salvarlo. Un uomo che ha sposato una ragazza a detta di tutti “mitica”, bella, intelligente, innamorata, ricca… La ragazza perfetta per cui gli uomini impazziscono e che le donne invidiano e ammirano. Dall’altra parte abbiamo una dolce e remissiva Amy, novella Medea, che non ha figli da sacrificare né magia per uccidere la sua rivale. Che subisce il tradimento da una persona con cui condivideva un legame che credeva inviolabile. E proprio come Medea, distrugge il suo Giasone portandogli via poco a poco tutto ciò che ha valore per lui. E non si tratta di portargli via un regno o degli eredi, si tratta di una forma diversa di distruzione: la distruzione della persona, così come appare a tutti. E se qualcuno ha pensato che Amy fosse una psicopatica, e si è chiesto un perché dietro tutto ciò, in realtà di risposte ne ha fin troppe. Amy è sempre stata l’ombra incompiuta di una Amy mitica che i suoi genitori hanno costruito per loro. E’ sempre stata quello che gli altri volevano di lei. Un oggetto, uno status Symbol, e niente più. E si è sempre impegnata moltissimo per diventare tale. E quando qualcuno riesce a farla sentire inferiore senza il suo consenso, lei torna a mostrarsi in tutto il suo potere, e lo distrugge senza pietà. Dopotutto se in un matrimonio c’è una donna che fa funzionare tutto, la stessa donna non potrà forse sabotare tutto?
E così Fincher ci ripropone una nuova Medea, che lontana tremila anni da quella di Euripide, rimane comunque una straniera esule e sconfitta, che medita vendetta. Attraverso un Ben Affleck trasandato e trascurato, e attraverso il viso di Rosamund Pike che cambia fisionomia in ogni inquadratura del film. Passando attraverso l’innocenza, la bellezza, per poi arrivare alla fredda autodistruzione per poi sacrificare tutta sé stessa nella spietata crudeltà. Ma Amy non si allontanerà sul carro del sole questa volta, questa volta con la finzione ci si può convivere. Dopotutto la gente non fa fatica a crede alle storie che gli vengono raccontate, né fa fatica a vedere il buono dove non ce ne è. E Amy lo sa, la crederanno anche questa volta.

4 commenti

  1. Jack / 27 Aprile 2016

    @alicia Io ho trovato questo film particolarmente mal riuscito, di sicuro il peggiore tra quelli di Fincher che ho visto. Ben Affleck riempie ogni inquadratura con un faccione monoespressivo e la Pike è poco credibile come serial killer capace del “delitto perfetto” o del gran colpo da infliggere al marito. La doppia personalità di Amy non è trattegiata bene, anzi, perché non ci viene mostrato il suo passato e la vecchia Amy, se non a stralci.
    È interessante il parallelismo che hai fatto con l’opera di Euripide, anche se il tema trattato in quest’ultima è decisamente differente, tuttavia, per me, “Gone Girl” è un prodotto di basso livello.

  2. Alicia / 27 Aprile 2016

    Beh a me è semplicemente piaciuto e ho cercato di spiegare il perché. Posso capire il fatto che non piaccia perché è molto particolare e tutt’altro che immediato. Anche io all’inizio sono rimasta delusa dalla trama abbastanza prevedibile, ma la cosa importante non era l’originalità della trama ma le motivazioni che la spingono ad evolversi

    • Jack / 27 Aprile 2016

      @alicia Beh, non lo considero “particolare” o “impegnato”, anche perché è relegato dal pubblico verso cui è rivolto. Più che altro il film non approfondisce nulla , imbastendo invece moltissimo.

  3. inchiostro nero / 29 Aprile 2016

    @alicia Ottima recensione. Condivido e apprezzo!.

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