Recensione su Fish Tank

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30 Dicembre 2011

Questo film gira soprattutto intorno a Mia e a Katie Jarvis, riuscita a dare al personaggio quell’energia.. a renderlo così vivo e reale che è difficile credere che sia stata scritturata mentre litigava in stazione col ragazzo.
Mia è una ragazza che vive in periferia, con una madre ancora giovane ed irresponsabile, dedita all’alcool – e senza un partner fisso. La completa mancanza di una figura autoritaria in casa porta Mia ad avere un carattere molto chiuso e ad essere irascibile, violenta e irragionevole.
Quando il film inizia la ragazza è sola, il rapporto con la madre è inesistente e ha da poco litigato con le amiche: l’unica sua valvola di sfogo è l’hip hop, che pratica in una palazzina disabitata. E l’unica persona che sembra comprendere questa sua passione ed incoraggiarla è Connor, il nuovo ragazzo di sua madre.
Connor è una specie di luce nelle tenebre, per quella famiglia.. compagno, amante, padre.. e Mia resta affascinata dalla sua luce, e in qualche modo lei stessa subisce un cambiamento. Sembra quasi che la ragazza inizi, molto cautamente, a considerare “l’ottimismo”.
Un film che neanche una volta cede alle lusinghe delle soluzioni semplici, e raramente ci dà quello che vorremmo vedere. Proprio per questo conserva quella credibilità e quel realismo che arriva allo stomaco e coinvolge, e lascia alla fine quell’amaro in bocca che è difficile da ignorare.

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