Recensione su Il viaggio di Felicia

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Il killer meticoloso e gentile / 23 maggio 2017 in Il viaggio di Felicia

Proseguendo con diletto la mia scoperta di Atom Egoyan mi imbatto in questo bellissimo thriller. Una periferia industriale inglese molto loachiana con geometrie regolari, una oggettistica vintage che richiama il passatismo del protagonista (tra cui una luccicante Mini Morris verde bottiglia); tutto il fondale di questo racconto nero come la fuliggine delle ciminiere è perfettamente sintonizzato con le composizioni originali di Mychael Danna e i brani del pop tradizionale anni ’50 di Malcolm Vaughan (una specie di british Sinatra).
Bob Hoskins qui è *magnifico*. Inutile cercare nella sua performance il fascino demoniaco dei vari cloni di Hannibal Lecter, il suo sofisticato assassino nasce dalla psiche disturbata di un taciturno bambino cicciottello con i braghini il cravattino e un complesso di Edipo grande come una casa – quanto horror sotteso nelle registrazioni in bianco e nero in cui subisce la personalità ingombrante della carnale madre francese col suo programma televisivo di cucina! – e giunge a “perfetta cottura” nelle sembianze di un ingrigito manager con le sue piccole fissazioni, il suo mellifluo atteggiamento da prete bonario, la meticolosa tessitura della sua tela mortale.
Bravissima anche la fanciullesca Elaine Cassidy col suo sguardo elfico, preda ingenua di un amore ingannevole e perduta nella sua ricerca disperata (che Egoyan argutamente non va a concludere con facili rabberciamenti), che diverrà redentrice in un complesso e denso finale.
Menzione d’onore anche per la predicatrice settaria dalla dentatura cavallina interpretata da Claire Benedict.

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