Recensione su Eastern Boys

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6 Gennaio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Al Sottodiciotto c’era una serata a tematiche LGBT, organizzata con l’aiuto dell’ufficio LGBT del comune :/ che manco sapevo esistesse ma ho così scoperto che c’è. Era la conclusione di un giorno lungo.
Primo spazio: a Parigi alla Gare du nord si aggira un branco di adolescenti più o meno russi o confusamente baltici, non si capisce a far cosa, che bimbosperdutescamente maramaldameggiano. Il loro capo è un ganzo Peter Pan russo ma con una preoccupante e incipiente calvizie, per l’età che dovrebbe avere. Un tizio dall’occhio triste, Daniel, prende appuntamento con uno di loro, Marek (ma ogni tanto si chiama Rouslan, e ha la stessa faccia di quello che faceva Ultraman, te lo ricordi?) per fare fikifiki, nel suo appartamento ultramoderno. Secondo spazio: all’appuntamento si presenta invece la gangga al completo. E gli svaligiano la casa; smontano tutto con metodo e alcolici. Però Marek torna, e inizia la loro storia. Di sesso a pagamento, che retrocede poi per passare a amore, per passare poi a boh. Il terzo spazio è l’hotel dove la gangga sta alloggiata, e dove Daniel dovrà andare a salvare Marek dal proprio passato – non ho capito questo hotel dove stanno tutti gli immigrati, messi dalla prefettura però arriva la pula a deportarli, però non ci sono controlli e però c’è una topolona nera e zinnuta che ha la responsabilità di tutto il calderone etnico. Strani posti, in Francia.
Il modo in cui si risolve la vicenda è un po’ stupido→ una serie di comportamenti stupidi/inverosimili da parte di, ehm, quasi tutti. Ma è un film soprattutto di pelle e sentimenti, sparsi, e rigoroso nel suo seguire la storia; l’amore tra questi due personaggi viene seguito come processo che evolve e ribolle, e quasi non da fastidio il fatto che siamo quasi al confine della pedofilia (saremo tipo sui 50 e più vs 17).
E poi me ne sono andato a piangere altrove, ma è stata un’altra storia.

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