21 Recensioni su

Dunkirk

/ 20177.4371 voti

Grande film / 1 Dicembre 2018 in Dunkirk

«Che cosa vede?» «La Patria»: questa battuta è una delle pochissime concessioni alla retorica che si trovano in Dunkirk. Nel film la guerra appare per lo più come veramente è: una fonte continua di terrore, un’occasione sia per atti di viltà che per atti di eroismo – ma è l’eroismo affabile di Mr Dawson, o quello assai laconico dei piloti della RAF. Sì, perché in Dunkirk manca il chiacchiericcio gradasso di altri film di guerra, i dialoghi sono ridotti al minimo, tanto da ingenerare quasi una distanza rispetto ai protagonisti, figure sostanzialmente anonime che vediamo agire ma nell’intimo dei quali non penetriamo veramente. Nolan preferisce che a parlare siano le immagini, e sono immagini spesso indimenticabili, come la corsa con la barella, o gli inseguimenti aerei sullo sfondo di un mare apparentemente sconfinato.

Se si può muovere una critica è nell’uso forse eccessivo dei diversi piani temporali, che a tratti risultano gratuiti e fonte di una sia pur modesta confusione. Qua e là si nota una certa ellitticità nelle riprese: il caso più evidente è quello dell’abbattimento dello Stuka verso la fine del film, che non ci viene mostrato direttamente. Stilisticamente il risultato non è disprezzabile, anche se un cinico insinuerebbe che la ragione è che si trattava di un colpo troppo difficile per risultare convincente. Eccezionale la colonna sonora. Davvero un grande film.

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ok ma / 11 Febbraio 2018 in Dunkirk

Ben fatto quanto a regia, ma quanto a trama e personaggi non è granché.

Dunkirk / 3 Febbraio 2018 in Dunkirk

uno dei pochi registi rimasti a regalare emozioni e nuove esperienze cinematografiche mai provate prima.

Vitaccia da spiaggia / 7 Gennaio 2018 in Dunkirk

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mi rifiuto innanzitutto di credere che Harry Styles (o chiunque si chiami così) sia lì perché sia bravo. Dopo questa prima linea catchy, c’è sto tizio che corre e scappa a zig zag, inizia, e la sua pattuglia è subito rasa al suolo da cecchini teteschi. Arriva finalmente alla spiaggia, ultimo perimetro difeso dagli alleati e dove ci son già quei 400000 soldati che aspettano di essere evacuati. I morti galleggiano, giorni passano, tra discussioni sul tempo e su quanto fa il Foggia. No, non parla nessuno, ogni tanto arriva un aereo e spara a tutti e ne ammazza qualche centinaio, ogni tanto arriva una nave che dovrebbe portarli via e puntualmente è affondata dagli Ubot crucchi. Per cui è uno scontro tra due onde, del mare da un lato e degli uomini dall’altro, che puntualmente ne vengono ricacciati indietro. Sempre più spersi, sempre più disperati. Intanto, in una linea temporale lontana lontana e di un giorno solo, un signore non può prendere il tè delle 5 perché tutte le imbarcazioni civili sono state requisite per andare a recuperare 400000 soldati che ci si era persi al di là della Manica – già questo erroruccio, rischiare di vedersi annientare 400000 uomini, fa abbastanza ridere ma oh, erano stati fessi così. Cara, ho perso 400000 uomini. Oh basta là. Vabbè, parte, con il figlio e un altro ragazzetto che ha l’aria simpatica. E muore. Meanwhile, sull’ennesima tempo-linea ma di un’ora sola ti vorrei, dei piloti della RAF tutti assolutamente indistinguibili girano per i cieli lì sopra a giocare a cascarello con gli aerei nemici.
Più: il giochino dei lacci temporali, che si intrecciano nel finale incalzante con calcolata asimmetria; l’ambaradan effettospecialogico messo su da Nolan & Co, per rendere la guerra vista da dentro le sue budella, e un sacco di trucchetti tipo il nemico invisibile se non per i suoi colpi mortali o la tensione che all’infinito cresce, con la sofferenza da topi in trappola che si trasferisce allo spettatore, (im)piombato sulla spiaggia.
Meno: ok i giochini matematici, ma i personaggi rimangono incastrati nell’algoritmo, per cui è un po’ come non ci fossero; i piloti son tutti uguali, e allora è inutile prendere Tom Hardy; il ragazzetto sembrava avesse chissà quali emozioni da schiudere e bam, muore subito, e pure in modo stupido. Manco Kenneth è simpatico, Harry meno male non parla quasi mai però ci tiene a farti vedere il ciuffo ribaldo. Tecnicamente ineccepibile quanto angosciosamente riuscito e umanamente dato per disperso, coglie l’obiettivo di puntare un faro su una vicenda frankly unbelievable ma se questo è il miglior film dell’anno o io sono Wanda Osiris (il che potrebbe anche darsi, non si sa mai) o ci piacciono film diversi. Alla fine è andato tutto bene, solo qualche migliaio di morti. Per tutti gli altri un giro di tè, tazza grande.

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non convincente / 16 Ottobre 2017 in Dunkirk

Tecnicamente sembra ben fatto, forse qualche errore di computer grafica, ma andrebbe rivisto per poterlo affermare con certezza.
Purtroppo quello che stona è una certa mancanza della folla. E’ vero che il film si concentra su 4 storie che si incrociano ma in tutte lo sfondo – ovvero la grande folla di soldati in attesa del salvataggio, ma anche i numerosi inglesi partiti a salvarli, sembrano non esserci. Così come non si percepisce lo stress derivante dal continuo bombardamento aereo.

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Capolavoro assoluto! / 18 Settembre 2017 in Dunkirk

La scelta di raccontare questo episodio della seconda guerra mondiale è strategica. Non mostra l’eroe “classico” che vince sul nemico, qui l’eroe è il soldato che si salva, che torna a casa dalla propria gente.
Non è la cronaca di un episodio, è la descrizione delle sensazioni vissute da chi ci si trova dentro, volontariamente o meno, in una delle “attività” umane più spregevoli.
Mostra lo spirito di sopravvivenza, l’angoscia, la paura di morire, ti fa provare il suono dei proiettili che colpiscono la carlinga del tuo aereo, dell’acqua che entra nella stiva della tua barca, nei tuoi polmoni. Ti fa sentire la stanchezza che ti assale quando la salvezza sembra a portata di mano e poi ti sfugge in un attimo.
Dunkirk non racconta il proiettile che colpisce il soldato, ma la paura che questo possa accadere.

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Guerra e nulla più… / 18 Settembre 2017 in Dunkirk

Battaglia di Dunkerque in visione spettacolare al cinema.
Un film che serve per non dimenticare la disfatta dell’esercito alleato contro la forza dei nazisti in terra francese ma soprattutto il miracoloso salvataggio di migliaia di soldati stremati.
Per quanto riguarda la storia, oltre l’evento storico in se per se, è praticamente piatta.
Un film che va visto per conoscere questa parte di storia che probabilmente non tutti hanno studiato (io per primo…) e che comunque serve per non dimenticare ma oltre non c’è niente.
Un film che da poche emozioni anche se molto spettacolare.
Potrei dire deluso per il messaggio che non arriva mai ma non completamente per essere entrato dentro uno squarcio di storia che come sempre narra della follia dell’uomo.
Taglio molto americano con patetico messaggio patriotico noioso e stantio.
Una visione prettamente lato inglese dove i francesi sono degli emeriti idioti.
Bah…
Da vedere soltanto al cinema perché gli effetti non avrebbero lo stesso impatto in casa.
Pagare il biglietto, grazie…
🙂
Ad maiora!

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Maestro Nolan / 14 Settembre 2017 in Dunkirk

Ho aspettato per “recensire” Dunkirk. A caldo avrei dato un altro voto (più basso). Non mi ha deluso ma ero andato a vedere un altro film, un film di guerra, cosa che è solo in parte. Ho aspettato perchè secondo me non è “digeribile” tutto in una volta. E’ un film su cui riflettere, non perchè è complesso, come potrebbe essere Interstellar ma perchè c’è da rendersi conto completamente del gran lavorone che è stato fatto, sia a livello di montaggio, regia, storia…….. Nolan, per quanto mi riguarda ha confermato di essere uno dei più grandi registi esistenti!

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Nolan… No / 11 Settembre 2017 in Dunkirk

Io non capisco l’idolatramento di questo regista. Di tutti i film che ho visto suoi, mi è piaciuto solo Inception. Il resto non mi piace e non lo capisco.
Anche questo Dunkirk dopo 10 minuti di film è noia, e per un film di guerra è molto grave 🙁

Propaganda e Formalismo / 8 Settembre 2017 in Dunkirk

Lo spirito del formalismo di Sir Nolan per propaganda post-brexit punta all’eccitazione ludica da sbornia audiovisiva sua croce e delizia, un abbaglio che scuote lo spettatore, non fosse anche fatalmente asfissiante in un coinvolgimento troppo immediato che disorienta intellettualmente e ciò che ben presto rimane è un ampolloso quanto sterile esercizio di stile.

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La guerra nel cinema / 8 Settembre 2017 in Dunkirk

Nolan non si riesce a descrivere con tante parole, riesce a creare emozioni per i nostri occhi. Questo film è uno dei migliori del regista, se non il migliore. Dunkirk è una corsa contro il tempo, un desiderio di salvezza e un profondo riconoscimento verso i nostri eroi anonimi. Quest’opera traccia una cupa battaglia della seconda guerra dove semplici soldati inglesi cercano una via di scampo da quell’inferno terrestre che l’uomo, il nemico, creò. Il conto alla rovescia delle note di Hans Zimmer è essenziale per lo spettatore e per i militari britannici, che con un solo istinto spingono il loro senso vitale altrove. Ti fa trovare nel limbo più totale, nell’oscura realtà del Cavaliere Oscuro, nella vita che alcuni anno passato per colpa di un errore irrecuperabile, ma che si può sempre combattere. è un messaggio per il quale la guerra si classifica nelle tenebre dell’essere umano. L’istinto di sopravvivenza è tutto, come adesso, riusciamo a capire il modo in cui viviamo, c’è chi ama la vita, c’è chi la odia. Il regista ha messo l’ennesima firma a una pellicola fantastica e impressionante, scene di guerra semplici, dettate in modo sofisticato e recitate con superbia. Dunkirk non si può descrivere con tante parole, ma si può decifrare davanti a uno schermo, perché il bel cinema questo riesce a fare.

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Prima vera delusione di Nolan / 8 Settembre 2017 in Dunkirk

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nolan è il mio regista preferito , mi ha abituato troppo bene e sono di parte.
Fosse stato qualsiasi altro regista , il voto sarebbe stato molto più alto.
Troppi difetti in questo Dunkirk , troppe cose diverse da quello che mi aspettavo.
Sapevo che non ci sarebbe stato tempo per giochi di dilatazioni temporali e elocubrazioni mentali…ma con The Prestige o i 3 Batman , il risultato fu comunque clamoroso.
Questa volta no , a tratti mi è sembrato quasi più un documentario , che un film.
Un documentario , con alcune scene, inquadrature e musiche prese direttamente da Interstellar. Ecco , questa è la definizione migliore che mi viene.
In più , ho trovato alcuni difetti :
– ruolo di Cillian Murphy totalmente inutile . A pensar male , si direbbe buttato li per forza , quale attore-feticcio del Nolan.
– non mi sarei mai aspettato di dirlo per un film di Nolan…ma…ebbene si…in qualche scena mi sono pure annoiato , trovandola troppo lunga o immotivatamente prolissa.

Poi è vabbè , fotografia da sballo , effetti speciali devastanti e le musiche di Hans Zimmer danno quella dimensione in più a ogni fotogramma.
Ma manca qualcosa in tutto…non ho trovato il “genio” di Nolan in questo film , ne comprendo il motivo per il quale abbia voluto farlo.

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Tecnicamente sublime / 5 Settembre 2017 in Dunkirk

Christopher Nolan passa al cinema di guerra e racconta dell’evacuazione dei soldati britannici da Dunkerque. Un film che si può dividere in tre trame: quella del molo, con la storia di un soldato britannico che arriva al mare di Dunkerque e cerca in ogni modo di scappare sotto il bombardamento nazista; quella del mare, dove valorosi inglesi civili vanno in soccorso degli stessi soldati dalla costa britannica appunto a quella francese e la parte del cielo, con il combattimento aereo tra gli Spitfire e gli aerei della Luftwaffe. L’operazione forse non riesce al 100%, causa magari una prima parte un po’ fiacchetta, ma senz’altro nella seconda parte le cose si fanno più interessanti, ancora più drammatiche e sicuramente più coinvolgenti. Non è un capolavoro, non è il miglior film di Nolan, ma sicuramente è interessante da vedere in quanto racconta in modo preciso un evento chiave della seconda guerra mondiale. Fantastica davvero la parte tecnica, con le musiche di Hans Zimmer bellissime, così come gli effetti sonori perfetti. Stessa cosa per fotografia e scenari, e, ovviamente, per il cast, con tanti giovani promettenti prospetti (Fionn Whitehead, Tom Glynn-Carney, Harry Styles…) che affiancano attori più navigati ed esperti (Kenneth Branagh, Cillian Murphy, Mark Rylance, Tom Hardy…). Un film direi più sugli effetti della guerra per certi versi che sulla guerra stessa. Non sarà ai livelli degli altri film di Nolan, non sarà il più bel film sulla WW2, ma sicuramente merita molta attenzione.

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4 Settembre 2017 in Dunkirk

Un’opera non solo visivamente magnifica, ma che sembra quasi soffocare lo spettatore. Asfissiante e profondo, con un finale commovente e da brividi. Senza parole per le interpretazioni degli attori, dalla grande sorpresa Harry Styles alle grandi conferme di Tom Hardy, Mark Rylance e Cillian Murphy. La fotografia stupenda quasi bicromatica, concentrata sull’azzurro e l’arancione. Bravo Nolan.

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La Storia di Dunkirk da 3 punti di osservazione / 4 Settembre 2017 in Dunkirk

Altro grande film di Christopher Nolan che stavolta si dedica a un episodio storico della seconda guerra mondiale.
Siamo nel 1940, la Francia è invasa dai Nazisti e migliaia di soldati alleati sono arretrati fino alle spiagge di Dunkerque dove aspettano e sperano di essere evacuati.
Il film si svolge su tre linee narrative:
1- Il molo: qua il protagonista principale è Tommy (Fionn Whitehead), un soldato dell’esercito britannico, che cerca in tutti i modi di salvarsi. Prima sfuggendo al fuoco nemico per le strade di Dunkerque, poi cercando di imbarcarsi fingendosi un barelliere e portando a bordo della nave un ferito. Con la paura e il terrore negli occhi ma conservando comunque un pò di umanità, come quando difende un soldato francese dalle accuse dei compagni d’arme. Il bombardamento aereo dei tedeschi elimina man mano le speranze degli alleati, distruggendo le navi pronte per l’evacuazione.
2- Il mare: In questo “capitolo” troviamo una nave civile che come molti altri pescherecci viene requisita dalla Marina britannica per recuperare gli uomini a Dunkerque. Il signore Dawson (un ottimo Mark Rylance) però decide di condurre di persona la sua nave al salvataggio dei soldati; si reca quindi con il figlio Peter e un amico del figlio, George. Sul loro tragitto recupereranno un soldato impaurito (Cillian Murphy) che non vuole assolutamente tornare a Dunkerque e questo creerà motivi di tensione a bordo. In questo capitolo viene sottolineato lo spirito patriottico dei britannici; anche se non sono soldati, sono disposti a rischiare la propria vita per soccorrere degli sconosciuti (e forse salvare la guerra).
3- Il cielo: qui troviamo tre piloti di Spitfire (l’aereo britannico) che si recano verso Dunkerque per fornire supporto aereo alle truppe e cercare di eliminare i bombardieri che minacciano l’evacuazione. In particolare il protagonisa è il pilota Farrier (Tom Hardy) che presto si ritroverà da solo e a corto di carburante a difendere il cielo dai nemici.
I tre episodi si intrecciano tra loro, anche se hanno una durata di tempo differente (una settimana il molo, un giorno il mare e un’ora il cielo), mantenendo alta la tensione e il ritmo.
Nel resto del cast da citare Harry Stiles , il cantante degli One Direction alla prima prova da attore, Kenneth Branagh è il comandante Bolton e James D’Arcy nei panni del colonnello Winnant.

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Nolan e Zimmer, immagini e musica che si amalgano e raccontano. / 4 Settembre 2017 in Dunkirk

Ennesima affermazione da parte di Nolan nel cinema che racconta, con il solito zampino di Zimmer che grazie alle sue sinfonie da alle immagini un tocco inconfondibile che le rende ancora più vive.
Riprese mozzafiato da parte del regista che porta una storia realmente accaduta a un livello superiore, arrivando ricordarci quanto la guerra e la sopravvivenza sia cruenta, e selvaggia, offuscando il progresso umanitario.
Ma come sempre, ci regala una morale, spiegandoci a modo suo, con tutti i suoi mezzi e la sua bravura, quanto in quelle situazioni l’unica cosa che rende veramente vivi gli uomini, siano i valori, in questo caso quelli per la patria.
Un film che segna, facendoci aprire gli occhi.
8

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We shall fight on the beaches, we shall fight on the landing grounds, we shall fight in the fields and in the streets, we shall fight in the hills; we shall never surrender. / 2 Settembre 2017 in Dunkirk

Per la regia di Christopher Nolan, “Dunkirk” è un film di rara potenza sensoriale, che racconta la cosiddetta “Operazione Dynamo” (così chiamata perché discussa con Winston Churchill nella stanza nel quartier generale della Marina al cui interno era collocata una dinamo che forniva l’elettricità) senza fronzoli che non siano funzionali all’esposizione narrativa stessa.

Abbandonando in parte uno dei difetti principali della sua filmografia (una costante megalolalia che, pur fautrice anche di citazioni entrate nella cultura pop, risulta talvolta fastidiosa e fine a se stessa), Nolan opta per una più confacente e scarna asciuttezza dialettica decisamente efficace, che infatti ben si adatta alla trama e ne rende più diretto l’impatto emotivo sul pubblico.

In uno scenario bellico caratterizzato da una opprimente sensazione di ansia e che, in quanto conflitto armato, dipende direttamente dalla volontà dell’uomo, l’opera pone le sue basi sui quattro elementi naturali, che incidono con cieca indifferenza sulle sorti dei personaggi coinvolti.
La terra è una gabbia senza sbarre, che vede dimenarsi sulla propria superficie quattrocentomila anime in pena strette nella doppia morsa del nemico e di alcune decine di miglia marittime impossibili da attraversare.
Di notevole impatto in particolare la sequenza iniziale del film, che eliminando i titoli di testa introduce lo spettatore nelle viuzze della cittadina francese in un deserto irreale, tenuto sotto scacco da un nemico invisibile ma letale.

La “terra” è anche ascrivibile alla nazione, alla patria, bramata da migliaia e migliaia di giovani stranieri in terra straniera ed ostile, una landa in cui l’ombra di un nemico mai visibile si allunga minacciosa a ghermire giovani vite.

Interessante il capovolgimento nel significato sia concreto che metaforico dell’acqua, alla quale comunemente viene affibbiata una connotazione positiva legata alla vita ed al suo sostentamento mentre incarna qui la doppia valenza di minaccia e speranza.
Se la seconda è dovuta all’incertezza sull’eventuale arrivo di aiuti britannici, con l’occhio di soldati e graduati che volge verso la foschia della Manica, la prima è legata al costante pericolo di annegamento, con navi e barche che possono improvvisamente mutare in sepolcri artificiali sotto i colpi ostili.
Acqua quindi tramite di spostamento ma allo stesso tempo terribile ostacolo, che può in pochi minuti tanto offrire aiuti quanto riempire polmoni: numerose sono in tal senso le scene in cui uno o più personaggi rischiano di affogare, e grazie ad una buona costruzione per immagini tali sequenze riescono ad essere opprimenti ed efficacemente ansiogene.

L’aria è il regno dei mezzi volanti, che alla guisa di angeli metallici possono assumere il ruolo di protettori o sterminatori.
Combattendo a centinaia di metri dal suolo una battaglia allo stesso tempo legata a quella terrestro/marittima (per il loro già citato ruolo offensivo o di supporto) ma anche avulsa da essa, poiché implica dinamiche belliche a se stanti e riconducibili nella loro dinamica ricca di contrattacchi quasi ad ancestrali duelli medievali, essi possono far pendere l’ago della bilancia del conflitto in pochi concitati secondi.
Ben resi dalla regia le schermaglie aeree, spettacolari ma senza essere ridicolmente esagerate.

Il fuoco è la morte. Pura e semplice.
Proiettili, bombe, siluri, esplosioni ed incendi sono presenza asfissiante, poiché anche i momenti di quiete possono essere repentinamente spezzati da un nuovo attacco, un nuovo pericolo o una nuova offensiva di varia fattura.

I visi tesi dei soldati, anche di comparsa, rendono bene l’idea di una situazione assai complicata, in cui è perenne la minaccia a livello del terreno, quanto del mare o dall’alto.

La fotografia esalta il secondo e il terzo elemento giostrando molto bene con l’azzurro e l’arancione, che vengono utilizzati in moltissime tonalità diversi (soprattutto il primo), dalle più accese e limpide fino alle più fosche e spente aiutando in questo modo la connotazione emotiva della scena.
Dopo “Interstellar” altro ottimo lavoro quindi di Hoyte Van Hoytema ed efficaci scelte di illuminazione e colore, grazie alle quali i soldati sono formiche marroni/nere che picchiettano la brulla spiaggia con il mare sullo sfondo, ad aumentare ancora di più la condizione di difficoltà umana di fronte all’atroce semplicità del territorio.

Ottima anche la colonna sonora del maestro Hans Zimmer, la cui quasi costante presenta contribuisce enormemente al crescendo di tensione all’interno dell’opera.
Molto efficace in particolare l’uso del ticchettio, suono legato indissolubilmente al trascorrere del tempo e a sua volta connesso quindi alle tre linee narrative dalle tempistiche differenti presenti nel film (una settimana per la terra, un giorno per l’acqua e un’ora per l’aria) e al Tempo come tema caro al regista.

Per rendere più efficace la coralità, buona la scelta nel casting di non dare prevalenza specifica a nessuno degli interpreti, creando invece molti piccoli ruoli che, come tessere di un mosaico, rendano tutte insieme il quadro generale.
Come nomi noti, oltre a Tom Hardy nei panni dell’aviatore si segnalano Kenneth Branagh, il premio Oscar Mark Rylance e Cillian Murphy, altro aficionado di Nolan e particolarmente bravo nel ruolo di un soldato traumatizzato dagli eventi.
Menzione speciale per il giovane Fionn Whitehead nei panni del soldato protagonista della sezione terrestre, la cui espressione perennemente corrucciata e le poche parole costituiscono tratti azzeccati nella costruzione del personaggio.

“Dunkirk” è in conclusione un’ottima pellicola, che racconta senza inutili spettacolarizzazioni e sovrastrutture una storia di uomini e di guerra, unendo ad una sceneggiatura tanto semplice nei contenuti quanto ben riuscita nella rappresentazione un comparto tecnico di tutto rispetto.

Notevole.

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Incubo lucido / 2 Settembre 2017 in Dunkirk

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Sette stelline e mezza)

Nolan si dedica per la prima volta a un film bellico e lo fa sfruttando una vicenda realmente accaduta, mettendo in scena sia risvolti noti che dettagli di fiction, per mostrare molte delle numerose variabili psicologiche che entrano in gioco in una situazione tanto estrema da ricondurre l’uomo a pura espressione dell’istinto primitivo e animalesco per eccellenza: la sopravvivenza.
Nella pancia della barca che non si decide a muoversi nonostante l’innalzamento della marea, minacciando di condannare a una fine orrenda un gruppo di ragazzi, un anonimo e terrorizzato soldato inglese riassume bene il concetto: “È paura, è avidità. Quella che ti spinge le budella è me**a”.

Fin dai primi istanti del film, immerso in un contesto pervasivo e avvolgente dominato da un sonoro impeccabile volto a esaltare i terribili e iperrealistici rumori d’ambiente (onde, mitragliatrici e bombe, su tutti, a ricordare i tre elementi in cui si svolge l’azione: acqua, terra e aria) e da una colonna sonora che si fa rumore e metafora (badate al ticchettio insistente dell’orologio inserito da Zimmer), lo spettatore assiste a una folle corsa alla vita, contro il tempo, costi quel che costi.

La domanda principale posta da Nolan è: cosa saresti disposto a fare, pur di non morire? E gran parte del film regge benissimo aggrappata a questo assunto. Nei soldati si risvegliano furbizie da topo braccato dal gatto, malizie da coniglio in fuga dalla volpe, che fungono meglio di qualsiasi tattica militare programmata.
Il nemico è presente, ma pressoché invisibile: da dove attaccherà? Come? Quando? Con quanti uomini, quali armi? La tensione è, letteralmente, distruttiva, perché scava dall’interno, dalla psiche di personaggi (quasi) anonimi che si fanno maschera collettiva.
Le sequenze, quasi mute, che mostrano l’in-credibile resistenza dei soldati, privati del sonno, del cibo e dell’acqua, della possibilità di espletare normali funzioni fisiologiche e posseduti dal terrore, ambientate su spiagge silenti, chilometriche, lambite da gasolio e schiume sintetiche, coperte da cieli immobili e lividi, mi hanno impressionato quanto quelle di azione propriamente detta, perché mostrano la difficoltà di uscire da un incubo a occhi aperti.

Poi, Nolan inizia a raccontare sempre più diffusamente di gesti di grande o minuto (se non inesistente) eroismo, scadendo in una certa forma di stereotipia che, sinceramente, non mi aspettavo. Al di là della precisa e misurata caratterizzazione del personaggio di Mr. Dawson (bravo Mark Rylance a rendere efficacemente l’equilibrio di un uomo “normale” in una situazione tragica), che in funzione di tale retorica sembra essere stato creato, c’è il soldato interpretato (bene) da Harry Styles che, dal canto suo, sembra essere stato messo a bella posta nel film per fare e dire le cose più sbagliate, per essere rimbrottato lucidamente dall’apparentemente impassibile e pragmatico Fionn Whitehead.

Insomma, se, da una parte, Dunkirk è un film impressionante per la potentissima rappresentazione del dramma e del trauma del conflitto, messa in scena con un apparato tecnico di evidente e, oso dire, imbarazzante eccellenza, dall’altra -a parer mio- si attesta nella media dei racconti di genere secondo cui sembra necessario esprimersi in maniera didascalica per “spiegare” l’evento e le sue risoluzioni (mi riferisco, per esempio, alla sequenza finale sul treno, ai sensi di colpa del personaggio di Styles -ancora lui- e al fatto che “non si vincono le guerre con le evacuazioni”).

Insomma, Dunkirk mi è parso una splendida gioia cinefila a livello tecnico, ma, a fronte delle sue comunque riuscite metafore (su tutte, quella della marea che, come un respiro “terrestre”, alternativamente, blocca e invita alla fuga i soldati sulla spiaggia) non mi ha convinta del tutto su quello narrativo (e non nego possa trattarsi di un mio limite e me ne dolgo).

Domanda, qualcuno mi aiuti: dopo essere salito a bordo della barca di Mr. Dawson, Cillian Muprhy dice qualcosa come: “È stata colpa di…”, pronunciando -credo- un nome. Cosa è successo alla scialuppa (o quel che è) su cui si trovavano lui e gli altri soldati che non hanno accolto a bordo Styles e Whitehead? Cosa ci faceva su un relitto (un aereo?) in mezzo al mare? Nolan ha volutamente omesso un dettaglio esplicito, nascondendone la “soluzione” nelle pieghe dei salti temporali che ha ordito (una settimana, un giorno, un’ora), o, semplicemente, mi sono persa qualcosa?

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Mumble… / 13 Agosto 2017 in Dunkirk

Non l’ho visto nella migliore delle condizioni. Devo rivederlo.

Primi quindici minuti sublimi. Poi i troppi punti di vista, troppo compartimentati, sfarinano il racconto invece di intesserne uno corale come mi aspettavo e speravo. Nessun pathos finale, anzi, qualche parola di troppo.

Un climax ascendente di tensione / 1 Agosto 2017 in Dunkirk

Visto ad un IMAX di Londra, esperienza parecchio piacevole. Dialoghi quasi assenti: sono i proiettili, i siluri ed i silenzi pregni di tensione a parlare. Forse tale mancanza può far sembrare che la recitazione sia niente di che (ancora su questo non sono certa), ma non è davvero un problema poiché la regia e la musica fanno scordare tutto il resto. Della seconda cosa, in particolare, ho apprezzato l’utilizzo ormai consueto di Hans dello Shepard tone, che risulta in armonia con il crescendo degli eventi. Probabilmente l’andrò a rivedere, credo di essermi persa qualche dettaglio importante dal momento che in testa mi prospettavo un film totalmente diverso. Interessante il fatto che non sia stata trattata una vittoria, ma piuttosto una sconfitta (o meglio, un’evacuazione).

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non il capolavoro, ma… / 25 Luglio 2017 in Dunkirk

Il primo, di Nolan prendendo spunto da un evento storico. film fatto bene per la realizzazione, la sceneggiatura lavora bene in tre luoghi come distinti dall autore (talpa, mare, aria) e musica come sempre mozzafiata. mi e piacuto come la storia si svolge contemporaneamente sulla vista di diversi personaggi. non ottiene comunque il paragone con i precedenti inception e interstellar.

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