Recensione su Dunkirk

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Vitaccia da spiaggia / 7 Gennaio 2018 in Dunkirk

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mi rifiuto innanzitutto di credere che Harry Styles (o chiunque si chiami così) sia lì perché sia bravo. Dopo questa prima linea catchy, c’è sto tizio che corre e scappa a zig zag, inizia, e la sua pattuglia è subito rasa al suolo da cecchini teteschi. Arriva finalmente alla spiaggia, ultimo perimetro difeso dagli alleati e dove ci son già quei 400000 soldati che aspettano di essere evacuati. I morti galleggiano, giorni passano, tra discussioni sul tempo e su quanto fa il Foggia. No, non parla nessuno, ogni tanto arriva un aereo e spara a tutti e ne ammazza qualche centinaio, ogni tanto arriva una nave che dovrebbe portarli via e puntualmente è affondata dagli Ubot crucchi. Per cui è uno scontro tra due onde, del mare da un lato e degli uomini dall’altro, che puntualmente ne vengono ricacciati indietro. Sempre più spersi, sempre più disperati. Intanto, in una linea temporale lontana lontana e di un giorno solo, un signore non può prendere il tè delle 5 perché tutte le imbarcazioni civili sono state requisite per andare a recuperare 400000 soldati che ci si era persi al di là della Manica – già questo erroruccio, rischiare di vedersi annientare 400000 uomini, fa abbastanza ridere ma oh, erano stati fessi così. Cara, ho perso 400000 uomini. Oh basta là. Vabbè, parte, con il figlio e un altro ragazzetto che ha l’aria simpatica. E muore. Meanwhile, sull’ennesima tempo-linea ma di un’ora sola ti vorrei, dei piloti della RAF tutti assolutamente indistinguibili girano per i cieli lì sopra a giocare a cascarello con gli aerei nemici.
Più: il giochino dei lacci temporali, che si intrecciano nel finale incalzante con calcolata asimmetria; l’ambaradan effettospecialogico messo su da Nolan & Co, per rendere la guerra vista da dentro le sue budella, e un sacco di trucchetti tipo il nemico invisibile se non per i suoi colpi mortali o la tensione che all’infinito cresce, con la sofferenza da topi in trappola che si trasferisce allo spettatore, (im)piombato sulla spiaggia.
Meno: ok i giochini matematici, ma i personaggi rimangono incastrati nell’algoritmo, per cui è un po’ come non ci fossero; i piloti son tutti uguali, e allora è inutile prendere Tom Hardy; il ragazzetto sembrava avesse chissà quali emozioni da schiudere e bam, muore subito, e pure in modo stupido. Manco Kenneth è simpatico, Harry meno male non parla quasi mai però ci tiene a farti vedere il ciuffo ribaldo. Tecnicamente ineccepibile quanto angosciosamente riuscito e umanamente dato per disperso, coglie l’obiettivo di puntare un faro su una vicenda frankly unbelievable ma se questo è il miglior film dell’anno o io sono Wanda Osiris (il che potrebbe anche darsi, non si sa mai) o ci piacciono film diversi. Alla fine è andato tutto bene, solo qualche migliaio di morti. Per tutti gli altri un giro di tè, tazza grande.

1 commento

  1. hartman / 1 Febbraio 2018

    “tra discussioni sul tempo e su quanto fa il Foggia” OMG sto morendo…
    e comunque è da 7 anche per me…

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