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Recensione su Drive

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1 ottobre 2011

Una storia “classica” in una cornice postmoderna, citazionistica ma assolutamente originale per scelte estetiche e narrative.
Bella fotografia e ottima scelta delle location: da quelle urbane, con una Los Angeles notturna e bladerunneriana, punteggiata da led e neon, pressoché irriconoscibile alla luce del sole (ben diversa, per intenderci, da quella di Arma letale, per esempio), agli interni, scabri, squallidi, impersonali.

La colonna sonora è strepitosa: musica e immagini si fondono in maniera impressionante, raccontando l’una ciò che le altre suggeriscono (e viceversa).
Esempi emblematici, a riguardo, il primo brano, l’evocativa Nightcall di Kavinsky, che segna la cifra atmosferica dell’intera tracklist, e sul finale A real hero by College ft. Electric Youth che conferisce un’aura mitologica alla conclusione del racconto.
Voci femminili flautate e quasi acerbe su basi elettroniche: un ambiente sintetico ma caldo, profondo, quasi alla Moroder (non a caso, la sequenza iniziale, in cui viene descritta l’ “attività” del protagonista, mi ha ricordato tantissimo l’analoga introduzione di American Gigolo). La scelta musicale è, così, quasi una metafora dell’animo del protagonista, un Ryan Gosling credibilissimo, intenso, convincente, un vero Cavaliere Solitario.
Laddove Eastwood indossava un poncho e masticava un sigaro, qui Gosling veste una giacca bianca trapuntata e gusta uno stuzzicadenti: ciò che potrebbe suonare kitsch altrove, in questa pellicola diventa epico. Indimenticabile, a riguardo la scena dell’ascensore: vedere per credere.

Quello del “guidatore” è un personaggio archetipico, senza passato e con un presente precario: il samurai senza paura, il lonesome cowboy, l’eroe che raddrizza i torti sono i suoi maestri. Egli non può non risultare estremamente affascinante ed ammirevole, nonostante la violenza che è in grado di generare: è un supereroe pulp profondamente umano.

Ho apprezzato molto la sfacciata riproposizione di un’estetica 80’s in grado di coinvolgere perfino i font dei titoli e voglio credere di aver colto in alcuni passaggi diversi omaggi a bei titoli della decade, Manhunter di Mann su tutti.

Un film da godere con tutti i sensi allertati.

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