Bronson

/ 20097.2214 voti
Bronson

La storia di Michael Gordon Peterson che fin da giovane ha manifestato comportamenti violenti e aggressivi: passerà gran parte della sua vita in prigione, sviluppando una nuova personalità (Charles Bronson appunto) che soppianterà quella vera.
Andrea ha scritto questa trama

Titolo Originale: Bronson
Attori principali: Tom HardyTom HardyMatt KingMatt KingJames LanceJames LanceKelly AdamsKelly AdamsmaschioKaty BarkerAmanda Burton, Andrew Forbes, Jon House, Juliet Oldfield, Mark Powley, Hugh Ross, Andrew St. John, Joe Tucker, Tracy Wiles, Luing Andrews, Jonny Phillips, Neil Broome, Paul Donnelly, Mostra tutti
Regia: Nicolas Winding RefnNicolas Winding Refn
Sceneggiatura/Autore: Nicolas Winding Refn, Brock Norman Brock
Fotografia: Larry Smith
Produttore: Thor Sigurjonsson, Nick Love, James Richardson, Rupert Preston, Allan Niblo, Kate Ogborn, Rob Morgan, Simon Fawcett, Jane Hooks, Suzanne Alizart, Danny Hansford, Jessica Cooke, Sean Faughnan, Paul Martin
Produzione: Gran Bretagna
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 92 minuti

Dove vedere in streaming Bronson

Brama di fama…e di pugni / 8 Aprile 2014 in Bronson

Refn in questa pellicola abbandona gli schemi classici del film biopic. Il racconto non è lineare, ma frammentario. Peterson è protagonista e narratore allo stesso tempo, ma la sua esposizione è stravagante e surreale. Il tutto è un profondo vortice di violenza, grottesco e amoralità pura. Peterson sogna quello che vogliamo un po’ tutti: diventare famoso. Ma i mezzi per farlo sono pochi e la sua persona è limitata. L’unica cosa che sa fare è dare pugni, rompere la quiete, seminare tempesta.
Le sequenze sono molto curate ed esteticamente godibili, grazie anche ad una colonna sonora che spazia da compositori del calibro di Wagner e Verdi. Tom Hardy, nel ruolo del criminale più sopra le righe d’Inghilterra, si trasforma. Fisicamente, (mette su muscoli e si rasa a zero) ma soprattutto mentalmente, rivestendo il ruolo di una figura terribilmente “carica” di antieroismo. Ed il risultato è notevole.

Leggi tutto

3 Maggio 2013 in Bronson

Bronson.

Avete presente Charles Bronson, il duro de “Il Giustiziere della notte” ? Uno dei miei attori preferiti tra l’altro. Bé negli anni ’70 nel timido e contestatore Regno Unito un certo Michael Gordon Peterson riprende il nome dell’attore per dedicarsi a qualcosa che con il Cinema ci azzecca ma in maniera trasversale. Al Cinema infatti rapine e scontri fanno sempre andare di matto lo spettatore medio. Michael Gordon Peterson capisce che è proprio questa la sua via, diventare famoso spaccando, facendo a botte, distruggendo tutto quello che tocca, dove passa lui non cresce più erba o meglio non crescono più denti. Un moderno Attila insomma. Se non l’avete capito, stiamo parlando de “Bronson”, film del 2008 che ripercorre la vita di questo pazzo, un prigioniero che passa di prigione in prigione neanche fossimo in albergo. Diciamocelo, Charles è cresciuto in una famiglia che gli da attenzioni, lo coccola e lo vizia. Per una volta quindi la colpa non è della “Società”, siamo onesti, è proprio lui ad essere marcio. Ora qualche benpensante del ca**o verrà qui a dire: “Ehi bello, è l’Inghilterra che ha represso i suo stimoli, la sua inclinazione violenta uscita fuori proprio per questo blablabla”. Se notate, già nei primi anni capiamo che Peterson/uomo libero è incline alla violenza. Tutti noi lo siamo, ma Peterson è una specie di Terminator con i baffi.
Probabilmente la pena, i sette anni di galera per aver rapinato l’ufficio postale erano troppi.. visto l’esito. Cesare Beccaria in Dei Delitti e delle pene scrisse: “La punizione deve esser rapportata al crimine”. Il punto è che Peterson appena giunto in prigione non vuole cambiare, si sente ad Hollywood. Una Hollywood dove è possibile sbranare, picchiare, mordere, scalciare, scrutare, sputare, pisciare, indistintamente poliziotti e prigionieri. Reputato pazzo, viene spedito in manicomio e qui ammazza un pedofilo. La pellicola diretta da Nicolas Winding Refn risulta piacevole non solo perché il protagonista è abilmente interpretata da Tom Hardy (il quale ingrassa e mette su massa, grasso e muscolo come il miglior camionista cafone) ma anche perché per la durata di un’ora e mezza circa veniamo a contatto con un personaggio che è si cattivo fino al midollo ma almeno ha il senso dell’umorismo, è divertente e mette in scena una serie di teatrini difficilmente dimenticabile (una delle scene/gag che mi hanno più colpito è quella dove il galeotto si trucca da donna ma solo a metà).
Ve lo consiglio però..

Note del Don
… è un modello da non imitare, children DON’t try this at home. Imitatelo solo se volete andare a Regina Coeli senza passare dal Via.
Tra l’altro una colonna sonora fantastica, il Va pensiero all’inizio è da paura. Per non parlare di alcune inquadrature che fanno sembrare il nostro un leone in gabbia.

DonMax

Leggi tutto

L’affermazione di Refn / 30 Aprile 2013 in Bronson

Collocato dopo la trilogia Pusher e prima di Drive, Bronson è, a mio avviso, il capolavoro di Nicolas Winding Refn… Ottimo film girato in maniera ineccepibile e interpretato in modo magistrale dal giovane Tom Hardy! Chi non l’ha ancora visto rimedi il più presto possibile!

15 Gennaio 2013 in Bronson

Tom Hardy.

La violenza come spettacolo di sé, la violenza come ragione di vita. / 9 Gennaio 2013 in Bronson

Di grande impatto visivo, esteticamente ineccepibile. Però altra gente ha già narrato la violenza con esiti di tutt’altro livello. Vabbé, registi come Scorsese e Kubrick appartengono ad una categoria superiore e il primo a saperlo è proprio Nicolas Winding Refn. Citazioni e riferimenti ad “Arancia Meccanica” si sprecano: inevitabili e, vorrei aggiungere, dovuti. Ma lo stile del regista c’è e si vede.
Ora, cercare di tessere un discorso sulla violenza che prescinda dal personaggio in questione è compito arduo e non so fino a che punto nelle intenzioni dell’autore. La violenza messa in scena in “Bronson” non segue alcuna logica, per lo spettatore comune risulta incomprensibile ma di sicuro per Charley ha un senso. La violenza non ha un significato o uno scopo universali, il punto non sta nel tentare di capirla. La violenza è connaturata nell’uomo, fa parte della sua essenza più profonda. La società può soffocarla, nasconderla, isolarla, reprimerla, tentare di prevenirla, ma essa continua a sbocciare sempre e ovunque come un frutto avvelenato. L’unico senso che ha e che conta è quello soggettivo, quello attribuito da chi la esercita.
Buona l’interpretazione di Hardy, colonna sonora elettro-classica azzeccatissima. Insomma, un prodotto ben confezionato e un piacere per gli occhi, che non guasta mai.
Passando a Michael Gordon Peterson, in arte Charles Bronson. A me sta molto, molto simpatico e non me la sento di condannarlo senza appello, per quanto debba ammettere che non vorrei mai incrociarlo per strada. Mi pare comprensibile che un soggetto del genere stia in galera (d’altronde ci si trova bene) e mi sento rassicurato da questo. Per di più i suoi quadri meritano attenzione, non sono niente male. Eviterei però di farlo passare per genio, la tentazione dopo aver visto film del tipo è grossa. Per come la vedo io, se non riesci a tenere un attimo ferme le mani e scrivi libri di fitness, proprio un genio non puoi essere. Semplicemente una testa pelata con baffi spessi , muscoli taurini e tanto fegato sprecato. Un ariete che si scaglia contro un muro di cemento per fracassarsi la testa, con l’unico, infantile desiderio di vedere schizzarne fuori il sangue, aspettando che qualcuno corra a spalancare la bocca dallo stupore e a puntargli contro l’indice. Questo è Charley Bronson, secondo me. Nessuna protesta sociale. Solo uno che adora menare e farsi menare, più masochista che sadico, uno che in carcere ha scoperto di saper disegnare.

Leggi tutto