2018

Dogman

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Dogman
Dogman

In periferia,il mite Marcello lavora come toelettatore di cani e si dedica interamente alla figlia. Simone, prepotente e violento, temuto dall'intero quartiere, tiranneggia e umilia Marcello, approfittandosi di lui e della sua paura.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Dogman
Attori principali: Marcello FonteEdoardo PesceNunzia SchianoAdamo DionisiFrancesco AcquaroliAlida Baldari Calabria, Gianluca Gobbi, Laura Pizzirani, Giancarlo Porcacchia, Aniello Arena, Mirko Frezza, Marco Perfetti, Vittorio Russo, Gennaro Iannone, Emanuele Barbalonga, Daniele Saliceti, Nelly Oliva, Miriam Platano
Regia: Matteo Garrone
Sceneggiatura/Autore: Ugo Chiti, Matteo Garrone, Massimo Gaudioso
Colonna sonora: Michele Braga
Fotografia: Nicolai Brüel
Costumi: Massimo Cantini Parrini
Produttore: Matteo Garrone, Jean Labadie, Paolo Del Brocco, Alessio Lazzareschi, Jeremy Thomas
Produzione: Francia, Italia
Genere: Drammatico, Poliziesco
Durata: 103 minuti

Mah… / 11 Settembre 2019 in Dogman

Devo dire che Garrone nella sua regia riesce a trasmettere quel senso di disagiato e di corrotto che abbiamo ben visto in altri suoi lavori.
Ma qui gioca sempre le stesse carte: traendo spunto da una vicenda e trasformandola un po’ ne esce un lavoro cupo e triste, come il nostro Marcello, che per guadagnarsi amicizia e accettazione pensa di fare la cosa giusta ma si mette contro tutti. Per poi finire solo anche solo dopo aver “rimediato” al danno. Facendone un altro contro se stesso.
Bello si, particolare per gli amanti del regista, ma colpisce solo per la sua cruda verità.
Forse un po’ troppo elogiato.
Per me è 5.

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Il degrado urbano e sociale / 22 Luglio 2019 in Dogman

Nel suo bel film M.Garrone riflette sul sul rapporto che c’è tra il degrado urbanistico e architettonico di una periferia abbandonata e il corrispettivo degrado degli uomini che la abitano e dei loro sentimenti. Ci fa capire che facendo vivere gli uomini come in una giungla in cui vige la legge del più forte alla fine si creano forzatamente dei fatti che colmano i vuoti dello stato di diritto, una regressione. Nel vuoto quindi sociale ed umano il protagonista, Marcello, interpretato magnificamente, il più debole ma forse anche il più umano in quella situazione, sottoposto a una violenza senza freni, maltrattato come nessuno, giunge alla conclusione che solo il delitto alla fine lo può liberare dalla sua situazione mancando ogni altra possibilità di riscatto. Ma nel finale il regista mostra che la vittima pur colpevole è pur sempre quella con una coscienza e invece di finire il delitto in modo da non avere guai ritorna invece verso la borgata che appare spettrale e abbandonata da ogni sentimento quasi a voler espiare la propria colpa ma pure condannare quella stessa società che l’ha generato.

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L’eterno fascino della storia di Davide e Golia. / 3 Aprile 2019 in Dogman

Sarà che sin da piccolo tifavo sempre per i più deboli, indifesi piccoli in due parole, perdenti , io ha amato questo film.
La ricetta, la storia non sono originali, ripropone lo scontro Davide e Golia mille volte già visto. Nella mia mente tornano veloci Tom e Gerry, Titti e Gatto Silvestro, Willie il coyote e quel Bip-bip, qua talmente sicura la vittoria di Davide che molti incominciano a stare per Golia.
Ebbene, qua io non sapevo la storia, ma a metà film aiutato anche dalla locandina ho capito la strda che avrebbe preso il film.
Mi sento quasi in colpa ad aver empatizzato con il canaro, ma è un personaggio così dolce, un piccolo bimbo al quale viene tolto tutto, ma quando perde il rispetto dei suoi amici allora non può star più fermo.
Quello che ho visto in questo film, che ho sempre visto nella storia di Davide e Golia è in realtà un messaggio forte: tutti gli uomini all’occorenza sono cattivi e violenti.
Non si scappa da qua, Davide sconfigge il gigante si con l’astuzia, ma lo uccide. Unico modo di sconfiggere la violenza è la violenza stessa.
Garrone interrompe questo filone, e fa vedere il rammarico dell’omicida, che si porta il peso fisico della colpa in giro, perso nel vuoto, un qualcosa si è rotto. La violenza lo ha liberato ma di nuovo reso prigioniero, in una spirale di pensieri e nella consapevolezza che quella era l’unica soluzione.
La storia sembra ambientata nel far west, c’è un qualche richiamo a Roma (più precisamente Ostia ormai ambientano tutto lì) ma come ho letto in altre recensioni è ambientato in un non luogo e in un non tempo. In questo far west come dicevo non c’è stato, non ci sono regole ma solo la dura legge umana retta dalla violenza, il sopruso dei più deboli da parte dei più forti. E in questa terra così cattiva non posso di nuovo far meno che stare per Davide.

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Storia universale / 29 Settembre 2018 in Dogman

Dogman, uscito qualche mese fa al cinema riprende la storia vera del er canaro della magliana (1988) ma non è una riproduzione pedissequa e didascalica della vicenda ma un cosa a sè stante, che prende spunto dalla realtà.
Il film non è ambientato nella fine degli anni 80 o nel quartiere della magliana: non ha una collocazione temporale o geografica precisa è come sospeso;
nessun riferimento agli anni 80 o ai giorni nostri:non ci sono i cellulari, vestiti dimessi, in questa periferia marina un misto di ostia e torbella senza essere nessuna delle due.
in questo grigio panorama ma non uggioso è come se la vicenda particolare possa rispecchiare un qualcosa di più ampio, inclusivo.
Ci sono due personaggi che si muovono e agiscono in maniera opposta in questo liquame: Marcello er canaro, persona buona, un bambino affettuoso con i più deboli (animali) e ben voluto da tutti e il pugile(interpretato da Pesce) l’esatto contrario che usa la sua forza fisica soggiogando e derubando chi è indifeso.
Per tutto il racconto er canaro è la vittima, infatti si empatizza con lui, mentre Pesce è il suo carnefice,che distrugge e si impone.
Un’escaletion di fatti porterà i due ruoli ad invertirsi: lo spettatore non può che trovare giuste le azioni scellerate del protagonista. Quindi Garrone giustifica l’omicidio?
Assolutamente no, anzi sceglie sapiente di non usare i dettagli più orrorifici della vicenda (che avrebbero fatto virare la pellicola sul pulp), non tratta dello scempio del corpo, perchè non è ciò di cui vuole parlare; la sua storia è metafora di altro dove spazio e tempo sono più che altro forme della mente.
Il pugile è stato un peso in vita per Marcello come lo è da morto, come nel poster quel masso enorme è trascinato da una piccola figura un odierna Davide contro Golia.
Secondo me il lungometraggio e’ metafora della nostra nazione, il popolo stanco di certi comportamenti sclera, ma anche se ci si ribella il macigno degli errori passati rimane da portare come cadavere morto, mentre ,come er canaro, gurdiamo in maniera malinconica e vacua questo mare grigio ma comunque infinito, aperto.
Così è anche la condizione di Garrone regista, che come anche ne “il racconto dei racconti” porta con sè il peso della sua italianità di un modo di pensare e culturale diverso,riuscendo allo stesso tempo ad essere internazionale nella fattura dell’opera (a differenza di molti film nostrani che quasi imitano l’america rinunciando alla loro identità ), ricucendo unendo, senza mai smettere di sperimentare: rileggeil passato creando qualcosa di nuovo.
Anche in questa storia c’è Roma, assente ma sempre presente, in un filo conduttore che parte dalla grande conla città eterna come protagonista, per poi passare Non essere cattivo (realismo romano), girando per suburra (qua una storia noir,un po’ sin city), infine il fumettoso Lo chiamavano Jeeg Robot e ora Dogman che è girato lì e richiama Roma senza che essa ne sia la protagonista ma sfondo lontano, solo richiamo al passato. L’urbe dove il cinema italiano è rinato ma dove rischiava di rimaner sempre collocato, con questo film, invece, abbiamo l’inizio del passare oltre ad essa con una storia così universale.

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Un quieto abbaiare / 20 Settembre 2018 in Dogman

C’è qualcosa che non mi ha convinto del tutto in questo Dogman. Diciamo che non mi è arrivato al cuore; mi è sembrato un ripescare un po’ automatico ai serbatoi di quell’ umanità da periferia sporca già compiutamente esplorati in Gomorra e Reality. La prova di Marcello Fonte, elogiata qua e là, mi è sembrata davvero troppo elementare per portarsi in spalla il film, mentre l’antagonista Edoardo Pesce è perfetto nella sua brutalità ottusa.

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