Recensione su Dogman

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Il degrado urbano e sociale / 22 Luglio 2019 in Dogman

Nel suo bel film M.Garrone riflette sul sul rapporto che c’è tra il degrado urbanistico e architettonico di una periferia abbandonata e il corrispettivo degrado degli uomini che la abitano e dei loro sentimenti. Ci fa capire che facendo vivere gli uomini come in una giungla in cui vige la legge del più forte alla fine si creano forzatamente dei fatti che colmano i vuoti dello stato di diritto, una regressione. Nel vuoto quindi sociale ed umano il protagonista, Marcello, interpretato magnificamente, il più debole ma forse anche il più umano in quella situazione, sottoposto a una violenza senza freni, maltrattato come nessuno, giunge alla conclusione che solo il delitto alla fine lo può liberare dalla sua situazione mancando ogni altra possibilità di riscatto. Ma nel finale il regista mostra che la vittima pur colpevole è pur sempre quella con una coscienza e invece di finire il delitto in modo da non avere guai ritorna invece verso la borgata che appare spettrale e abbandonata da ogni sentimento quasi a voler espiare la propria colpa ma pure condannare quella stessa società che l’ha generato.

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