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Recensione su Dieci inverni

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17 febbraio 2011

Camilla e Silvestro si incontrano su un vaporetto nell’inverno 1999. Entrambi infagottati, in spalla uno zaino pieno di sogni e aspirazioni: sono studenti al primo anno appena trasferitisi a Venezia; lei timida e un po’ scontrosa come la vecchia lampada che porta con sé, lui estroverso e simpatico come il suo alberello di kaki. Lui la segue e le chiede ospitalità; all’alba va via, e quando lei gli accenna un sorriso lui le volta le spalle. Comincia così una storia d’amore che impiegherà dieci anni per sbocciare, fra le calli e i campi di una Venezia surreale e nebbiosa, quella degli studenti e delle piazze vuote, descritta da un’ottima fotografia.
Un film dolce e malinconico, d’amore e di formazione, che accetta la sfida di raccontare un decennio della vita, quello che dalla giovinezza porta all’età adulta attraverso decisioni importanti e scelte stupide. Mieli sceglie di costruirlo per quadri: dieci scatti quasi casuali ai due protagonisti interpretati da due volti nuovi – Isabella Aragonese e Michele Riondino – con talento, sincerità e naturalezza.

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