Recensione su Chronicle

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8 aprile 2015

Fino a poco tempo fa i film girati come se fossero materiale recuperato da telecamera andavano tantissimo. I film sui super-eroi vanno ancora: era scontato che prima o poi qualcuno avrebbe unito i due filoni, e quindi nel 2012 ecco venire alla luce Chronicle.
La storia ha per protagonisti tre ragazzini: Matt, Steve ed Andrew trovano un meteorite radioattivo (più o meno) e ottengono poteri telecinetici.
Invece di usare i loro poteri per combattere il male, i tre fanno quello che farebbero tre adolescenti normalissimi: cazzeggiano. Cazzeggiano alla grande.
Finchè, ovviamente, non succede un casino.

Chronicle non è un film sugli eroi quanto un film sui poteri e sull’effetto che potrebbero avere su una persona, in determinate circostanze: quando uno dei ragazzi perde il controllo è difficile vedere la situazione come la possibile nascita di un cattivo e non una situazione esasperata da variabili di cui nessuno ha il controllo, un ragazzino furibondo che ce l’ha con tutti che non vuole (e probabilmente non sa più) fermarsi.
La tensione del film è sottile, in crescendo perchè si vedono i poteri crescere, diventare via via meno innocui e, paradossalmente, vediamo l’amicizia e il legame tra i protagonisti farsi più forte.
Non è un film da guardare se ci si aspetta grande azione: è più psicologico e introspettivo.

Interessante il gioco delle telecamere: con il fattore “telecinesi” nel mezzo è possibile usarla anche per far campi larghi, e quando la telecamera dei personaggi è fuori gioco si vedono le riprese da telecamere di sorveglianza e simili.
Veramente bravissimi gli attori, che sono in tre e riescono a reggere il peso di un film che corto non è.

Insomma, un po’ Akira, un po’ Carrie, Chronicle non è particolarmente originale. Ma è il genere di film che riesce ad omaggiare senza copiare, e questo io l’ammiro.
Molto bello, che lascia tanto amaro in bocca.

Nota: gli effetti speciali sono parecchio al risparmio. In bassa definizione non si nota, in alta… sì.
Non da particolarmente fastidio, tranne l’ultima scena dove mi veniva da ridere perchè sembrava recitata davanti a una cartolina, ma io non ho cuore.

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