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Recensione su Soffocare

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23 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Che era anche uno dei pochi libri di Palhaniuk (non so dove va l’h, non mi interessa grazie) che ho letto. Ma già nel libro in effetti ci stava troppa, troppa roba, come spesso accade in quella specie di stile suo che procede per accumulo di perversioni. Il che è divertente, ma ridurlo al figurativo viene un casino. E infatti il film è un po’ un casino, nonostante segua fedele la traccia del libro. Victor (che è Sam Rockwell, ho capito che Sam Rockwell è bravo, un più a Sam Rockwell e fiducia per il futuro) soffre di dipendenza da sesso, ma sta frequentando i sessuomani anonimi per smettere. Finisce a scopare dappertutto con chiunque (-.- beato lui, ma vabbè, taccio). Fiancheggiato da un amico, sessuomane pure lui, che parte a masturbarsi senza neanche più accorgersene. Il titolo deriva dal fatto che Victor, per integrare il suo stipendio da figurante in un parco tematico sulla vita nel diciottesimo secolo, gira per ristoranti fingendo di stare per soffocare per un boccone di traverso. Così qualcuno, perché ci sarà sempre qualcuno, potrà salvarlo, e sentirsi un eroe. E, riconoscente nell’inconscio perché si è sentito per una volta nella sua pallida vita un eroe salva vite umane, mandargli ogni tanto dei soldi a casa. Completa il tutto Anjelica Houston, madre malata ormai di mente in un ospedale psichiatrico, che riconosce tutti tranne suo figlio, e tutti in suo figlio. La trama è intrecciata con i flashback sull’infanzia di Vic con questa madre a metà tra l’hippie e il folle totale, che lo rapiva in continuazione dalle famiglie a cui era stato dato in affido. Per cui ovvio che lui sia cresciuto un po’ storto. Ah, e forse lui è una specie di clone di Gesù Cristo.
Forse ho detto quasi tutto.
Un casino, il film in sé divertire diverte ma venuto non è. Anche se la volgarità è usata, uhm, davvero niente male per colpire, tramite Vic e il suo anticonformismo bulleggiante, quell’immagine di America sana e tranquilla e buonista che poi invece nasconde del marcio appena sotto la superficie. Non si arriva mai davvero a un dunque e tutto viene fagocitato dal rapporto con questa madre. Che tanto è matta. Magari è il nocciolo ma è la parte più lunga, e noiosa, dell’intera nespola.
Nespola?
‘zzo vuoi, a me è venuta in mente la nespola.

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