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Recensione su Caro Michele

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19 luglio 2011

Caro Michele,
veniamo con questa mia addirvi… addirvi, una parola.
No, ricominciamo, è meglio.

Caro Michele,
qui tutto bene, altrettanto sperasi di te.
Devo dire che il film dedicatoti (o, meglio, dedicato alle belle donne che hanno costellato la tua vita) mi è piaciuto molto.

La Mara (“Castorelli? Pastorelli? Insomma, quell’amica di Michele che ha tanto bisogno”, come direbbe tua madre) interpretata dalla Melato è un piccolo capolavoro di surreale pietas (ella stessa si compatisce, in tristi momenti di lucidità) e la sua costanza nel perpetrare innumerevoli errori è quasi commovente. Il suo (vostro?) bimbo, Ciccetto, è un adorabile fagotto che, come tanti altri bambini di Monicelli, assiste, suo malgrado, alle tragicomiche vicende imbastite dai grandi. Penso che Monicelli avesse un occhio dolente ed affettuoso nei confronti dei “piccoli”: dall’infante di Brancaleone, al figlio di Tiberio ne I soliti ignoti, fino ai nipotini di Parenti serpenti, emerge l’ineluttabilità della loro condizione di inascoltati e di destinati all’emulazione pateticamente negativa.
Tua sorella Angelica (Aurore Clément) è una delicata e un po’ sfiorita casalinga che, come vostra madre (Delphine Seyring), tanto rimpiange la tua presenza. La scena, apparentemente inutile, della doccia (un must altrove pruriginoso della commedia italiana) non è qui fine a sé stessa: il corpo ancora bello e formoso di Angelica è prossimo all’oblio, nonostante la giovane età, e Monicelli indulge con tenerezza sul biancore delle sue carni.
Osvaldo (Lou Castel) è l’amico (innamorato, come suppone l’altra tua sorella, Viola) migliore che un uomo possa incontrare sul suo cammino e la sua apparente distonìa, il suo incedere lentamente nella tua vita, è molto toccante.

Come spesso accade nei lavori del regista viareggino, le case hanno un’importanza fondamentale, sono lo specchio delle vicende che egli decide di raccontare. Così, le case in cui si aggira Mara sono sconclusionate come lei, quella di tua madre è un caldo nido medio-borghese traboccante di persone, vettovaglie e libri, il tuo scantinato è privo di carattere perché manchi tu.

Caro Michele,
che bel film.

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