2009

Bright Star

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Bright Star
Bright Star

Londra, 1818. Il giovane poeta John Keats intreccia una relazione con la vicina di casa, la signorina Brawne, giovane sensibile, abile nella sartoria ed appassionata di buon gusto. Inizialmente, le loro inclinazioni sembrano allontanarli: in realtà, le reciproche diversità li avvicineranno. Purtroppo, l'indigenza di Keats prima e la sua malattia poi ostacoleranno il loro sentimento.
Stefania ha scritto questa trama


Produzione: Australia, Francia, Gran Bretagna
Genere: Drammatico, Romantico, Biografico

Fulgida Stella / 20 Febbraio 2014 in Bright Star

Come una stella che non si limita solinga ad illuminare la notte, ma mossa da una vivace brezza del destino, così Fanny Brawne si insinua nella mente e nel cuore del giovane poeta John Keats, tra i più grandi del Romanticismo inglese.
Mai apprezzato dai suoi contemporanei, Keats trova nella sua ”maliziosa” ( come egli stesso soleva chiamare ) vicina, la fonte d’ispirazione che tanto cercava, a tal punto da sprofondare in un quieto e dolce sogno.
La Campion disegna un eden nel quale i due innamorati sembrano perdersi, e nel quale trovano, malgrado i loro differenti caratteri, un giaciglio in cui riposare, e infine dissolversi.
Tale è la veemenza con la quale i loro animi sono avvinti, che separati sembrano pallidi riverberi del sole.
In questo contrasto di luci e ombre, in cui il silenzio è un leggero sussurrio della ragione, il film lascia allo spettatore l’eco di una gioia momentanea, quella che per Keats, seppur breve, rimane nell’eternità.

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8 Gennaio 2014 in Bright Star

Due cuori si toccano. Due animi s’incontrano. Due giovani si amano. Si amano e si completano vicendevolmente così come fanno due pezzi di puzzle, una volta trovato il compagno, s’incastrano e si uniscono in un’unica immagine. Quest’unione è fatta di amore, poesia, condivisione e dolore, ma indissolubile. Finché Colei che a sé tutto chiama, che tutto vuole e tutto ottiene, decide di portare con sé, nel suo regno di dolore e buio dove anche la notte non è più rischiarata dall’argentea luce delle stelle, il cuore e l’anima di un giovane che non può opporsi alla suo volontà. Ma essa si è sbagliata. Perché non ha fatto i conti con Eros, sempre lì a scagliare le sue potenti frecce su noi piccoli e indifesi esseri umani, che non siamo nulla in confronto alla sua grandezza; tale da sfidare anche la Morte e vincerla.

Londra 1818. Il piccolo villaggio dell’Hampstead, con grandi prati di viole e giacinti attorno alle quali volano farfalle libere e contraddistinte da innumerevoli colori, fa da sfondo alla tenera storia d’amore del poeta John Keats, uno degli autori Romantici più celebrati e Fanny Brawne suo primo e unico vero amore. John Keats è un giovano ventitreenne studente di medicina che non vede nella professione di medico il suo compimento umano, ma che nutre la segreta aspirazione di esprimere il suo mondo dolcemente malinconico tramite la poesia. Ma la vita del poeta è ardua e piena di insidie: senza una lira e osteggiato dalla critica saccente e velenosa che accoglierà malamente la sua prima opera Endimione, egli sarà costretto a vivere di stenti e miseria il ruolo di artista incompreso. Alla morte del fratello Tom, Keats si trasferisce dal suo amico Charles Brown, dove conoscerà l’eccentrica Fanny Brawne. L’incontro con la ragazza, studentessa di moda dall’indole ribelle lo avvicinerà a una creatura a lui diversa, più mondana e prosaica che nondimeno riuscirà a poco a poco a entrare in sintonia col poeta più di chiunque altro. La relazione, un’innocente passione vissuta con un trasporto emotivo che sfiorerà l’ossessione, verrà osteggiata sia dall’amico di Keats, Brown, che vede in Fanny una frivola civettuola ed è geloso del suo rapporto esclusivo con Keats, sia dalla famiglia di lei che non vede di buon occhio che una ragazza benestante si accompagni ad un poeta squattrinato. I due vivranno comunque la loro storia, breve ma intensa, fin quando l’avvento della tubercolosi non costringerà Keats a trasferirsi a Roma, su invito dell’amico Shelley, in cerca di un clima più mite che non lo strapperà comunque al suo destino. Morirà a soli venticinque anni proprio nella città eterna, una lugubre scena della bara che attraversa una piazza di Spagna spettrale, quando ancora il suo nome non era associato a quello di uno dei più grandi poeti romantici.
Bright Star, il cui titolo si rifà ad una delle odi del poeta, è diretto e sceneggiato dalla neozelandese Jane Campion e possiede tutte le qualità per appassionare ed emozionare gli spettatori. Il film si apre con la ripresa di un ago che scorre lungo un tessuto di un colore grigio-azzurro, in quella che è l’unica libertà concessa a Fanny, vittima delle convenzioni della società ottocentesca, che richiama l’ immagine della donna che vive in continua attesa di un buon partito con cui potersi accasare e continuare la sua vita ad accudire i figli e governare una casa. Ed è proprio in base a questo concetto di donna monocromatica che la regista dà vita alla storia dei due amanti. Due mondi apparentemente opposti, lui poeta meditabondo, solitario e malinconico, lei giovane donna briosa e vitale, ancora nel fiore dei suoi anni più belli. Eppure le loro vite si incontrano a metà strada, tra la prosa e la poesia che una volta fuse danno origine a una cosa sola. Con la massima cura per il dettaglio cromatico (le distese di lavanda blu e giacinti violacei) in una natura che sembra racchiudere i protagonisti in una dimensione fatta di luce e colore, di vita e spensieratezza, la Campion riprende i toni elegiaci di un amore dolce, tenero, profondo e casto. L’opera della Campion non è solo un poema o una ballata ma un vero e proprio quadro vivente in cui i colori, i paesaggi, le scene di vita campestre e le varie inquadrature richiamano alla mente la pittura degli impressionisti. Inoltre la regista porta con ambizione sullo schermo la poesia di Keats, il suo romanticismo non fine a se stesso ma etico, il suo amore per il paesaggio, il suo farsi assorbire dalle passioni fino all’estasi, alla negazione di se stessi. La pellicola è ricca di scene suggestive fatte di piccoli gesti, piccole e dolci carezze, profondi sguardi, mani che si intrecciano e candidi e innocenti baci; le passeggiate lungo i viottoli, i rossori di Fanny, la scena in cui, stesi nel letto uno di fronte l’altro realizzano un loro futuro immaginario, lontano dalla realtà che li circonda e che sembra solo volerli separare. La regista infatti sembra voler tutelare i suoi protagonisti, chiuderli dentro una tela, tanto spessa così che possa emarginarli e proteggerli dalla realtà, ma non abbastanza resistenti da impedire alla realtà di penetrarvi.

Con grande maestria ed passione Campion torna sullo schermo a regalarci un ritratto della prosaica Fanny che fu il sogno di John Keats e alla quale dedicò una poesia Bright Star ovvero stella lucente. Un film che con sobrietà ed accuratezza mostra uno spiraglio di luce nei confronti del genio poetico che fu John Keats. Piangerete magari. Io l’ho fatto. Ma lasciatevi rubare solo due orette del vostro tempo, non ve ne pentirete.

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” Una cosa bella è una gioia per sempre” / 13 Settembre 2013 in Bright Star

Ho visto il film pochi giorni fa, in un pomeriggio libero; ciò che mi ha spinta alla visione era quanto trattato, ossia John Keats, che personalmente amo come poeta, nulla di più, dei due attori protagonisti (B. Wishaw, A. Cornish) non avevo visto un granché, così come della regista (J. Campion). Le mie aspettative non erano particolarmente elevate ma, come succede spesso, mi sbagliavo. Ho apprezzato molto il film e, come fanno notare molti, non ho per nulla trovato pesante questa lentezza, anzi, secondo me è segno del buon lavoro della Campion, che si è basata sulle sole lettere inviate da Keats alla sua amata Fanny, in quanto la lentezza è proprio il fattore che permea la storia d’amore tra i due, che oltre ad essere lenta era precaria ed ostacolata da inconvenienti, tra cui debiti, differenza di ceto, la malattia,ed amici egoisti, che preferivano avere in mano una bella poesia piuttosto che la felicità e il benessere di chi gli stava accanto. Keats e la sua “bright star” in realtà sono soli, in un universo da loro creato, e non danno segno di arrendersi alle lamentele, e alle ingiustizie poichè nel loro mondo c’è spazio solo per la tenerezza e il buon cuore. Vorrebbero essere farfalle e vivere anche solo per pochi giorni se questo li potesse rendere liberi ed uniti. A causa degli impegni poetici del giovane la distanza li divide, ma mai nell’anima, dov’è riservato un posto per l’amante in quella di entrambi; inevitabilmente (almeno per quanto riguarda me), lo spettatore prende a cuore le vite dei due, stando dalla loro parte e sperando, con loro, di poter cambiare il destino anche quando è già così trasparente, chiaro ed inconfondibile. A rendere ancora più cristallina e viva questa dolce storia sono i paesaggi, dai colori sgargianti e luminosi che fanno da sfondo alle vicende e che t’infondono un senso di quietezza e pace rari: basti pensare al frammento in cui Keats siede sotto un albero, immerso nel verde, con penna e foglio alla mano e a quanto, in quel momento, gli sia facile esternare i sentimenti e trasformare tutto in una bellissima poesia. Una nota di merito va anche ai due attori, in particolar alla “delicatezza” e bravura di Ben Whishaw, nei panni di Keats…mi ha completamente rapita nella recitazione dell’ “Ode a un usignolo”, la poesia finale nei titoli di coda, che ho voluto ascoltarmi anche in lingua orginale, da lui recitata.
Merita la visione, se siete innamorati e volete bene tanto meglio, vi ritroverete nei personaggi ancora di più!

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chi va piano va sano e lontano / 30 Agosto 2013 in Bright Star

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ammetto, all’inizio la odiavo, lui no..cioè come si fa ad odiarlo? Sì, è lento, la prima parte non ce la facevo più, con l’amico odioso vestito a quadri (poteva risparmiarselo) e i luuuunghiiiissimi silenzio, però poi boh… Lui va a cena da loro per Natale, accarezza il gatto, si prendono la mano e scoppia, scoppia una bolla d’amore nato così, che sembra per caso..o forse era destino? Buh!
Si scrivono lettere, si baciucchiano…perchè eh sì, non ci sono baci con tanto di rotazione di lingua, ci sono dei piccoli bacetti di una delicatezza e dolcezza infinita *_*
Si prendono per mano, si abbracciano, si guardano negli occhi…in totale silenzio *_* Le parole? Solo quelle che compongono le lettere che si scambiano.
Il modo in cui lui le dona l’anello della madre..come se le avesse dato un fiore, come se fosse normale amministrazione.
Tanto, è tanto l’amore fra i due, così tanto che lei sta male fisicamente quando lui non c’è, lui si agita quando non la vede..e dormono in camere adiacenti e che fanno? Spostano i letti per essere più vicini, toccano la parete con la mano, come a sentire che, dall’altra parte, l’altro fa lo stesso *_*
E poi lui si ammala, va a Roma per cercare qualche beneficio nel clima, ma muore.
La scena in cui le comunicano la notizia è veramente straziante, l’attrice è proprio brava.

Insomma è un po’ come mi è successo per Orgoglio e pregiudizio, quello con la Keyra Knightley, all’inizio Mr Darcy mica mi piaceva, brutto, cupo, immusonito e poi man mano che la storia si svolgeva ho iniziato a trovarlo piacevole fino a quando, con il sole dell’alba alle spalle, dichiara per la seconda volta il suo amore..beh lì l’ho trovato stupendo tant’è che ho stoppato e sono andata all’inizio per vedere se avevano cambiato attore 🙂 Ecco qui, invece, man mano che il film andava avanti mi son ritrovata ad amare il personaggio di lei, che all’inizio odiavo, e ad amare loro come coppia. Sono passata ad essere insofferente per la lentezza a godermela tutta, a crogiolarmi nei loro silenzi. Ecco.

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13 Gennaio 2013 in Bright Star

Gli ultimi anni del poeta John Keats in un affresco romantico e ricco di poesia. Difficile e lento, adatto solo a fanatici del genere e appassionati di letteratura inglese.