Recensione su Bright Star

/ 20097.3230 voti

8 Gennaio 2014

Due cuori si toccano. Due animi s’incontrano. Due giovani si amano. Si amano e si completano vicendevolmente così come fanno due pezzi di puzzle, una volta trovato il compagno, s’incastrano e si uniscono in un’unica immagine. Quest’unione è fatta di amore, poesia, condivisione e dolore, ma indissolubile. Finché Colei che a sé tutto chiama, che tutto vuole e tutto ottiene, decide di portare con sé, nel suo regno di dolore e buio dove anche la notte non è più rischiarata dall’argentea luce delle stelle, il cuore e l’anima di un giovane che non può opporsi alla suo volontà. Ma essa si è sbagliata. Perché non ha fatto i conti con Eros, sempre lì a scagliare le sue potenti frecce su noi piccoli e indifesi esseri umani, che non siamo nulla in confronto alla sua grandezza; tale da sfidare anche la Morte e vincerla.

Londra 1818. Il piccolo villaggio dell’Hampstead, con grandi prati di viole e giacinti attorno alle quali volano farfalle libere e contraddistinte da innumerevoli colori, fa da sfondo alla tenera storia d’amore del poeta John Keats, uno degli autori Romantici più celebrati e Fanny Brawne suo primo e unico vero amore. John Keats è un giovano ventitreenne studente di medicina che non vede nella professione di medico il suo compimento umano, ma che nutre la segreta aspirazione di esprimere il suo mondo dolcemente malinconico tramite la poesia. Ma la vita del poeta è ardua e piena di insidie: senza una lira e osteggiato dalla critica saccente e velenosa che accoglierà malamente la sua prima opera Endimione, egli sarà costretto a vivere di stenti e miseria il ruolo di artista incompreso. Alla morte del fratello Tom, Keats si trasferisce dal suo amico Charles Brown, dove conoscerà l’eccentrica Fanny Brawne. L’incontro con la ragazza, studentessa di moda dall’indole ribelle lo avvicinerà a una creatura a lui diversa, più mondana e prosaica che nondimeno riuscirà a poco a poco a entrare in sintonia col poeta più di chiunque altro. La relazione, un’innocente passione vissuta con un trasporto emotivo che sfiorerà l’ossessione, verrà osteggiata sia dall’amico di Keats, Brown, che vede in Fanny una frivola civettuola ed è geloso del suo rapporto esclusivo con Keats, sia dalla famiglia di lei che non vede di buon occhio che una ragazza benestante si accompagni ad un poeta squattrinato. I due vivranno comunque la loro storia, breve ma intensa, fin quando l’avvento della tubercolosi non costringerà Keats a trasferirsi a Roma, su invito dell’amico Shelley, in cerca di un clima più mite che non lo strapperà comunque al suo destino. Morirà a soli venticinque anni proprio nella città eterna, una lugubre scena della bara che attraversa una piazza di Spagna spettrale, quando ancora il suo nome non era associato a quello di uno dei più grandi poeti romantici.
Bright Star, il cui titolo si rifà ad una delle odi del poeta, è diretto e sceneggiato dalla neozelandese Jane Campion e possiede tutte le qualità per appassionare ed emozionare gli spettatori. Il film si apre con la ripresa di un ago che scorre lungo un tessuto di un colore grigio-azzurro, in quella che è l’unica libertà concessa a Fanny, vittima delle convenzioni della società ottocentesca, che richiama l’ immagine della donna che vive in continua attesa di un buon partito con cui potersi accasare e continuare la sua vita ad accudire i figli e governare una casa. Ed è proprio in base a questo concetto di donna monocromatica che la regista dà vita alla storia dei due amanti. Due mondi apparentemente opposti, lui poeta meditabondo, solitario e malinconico, lei giovane donna briosa e vitale, ancora nel fiore dei suoi anni più belli. Eppure le loro vite si incontrano a metà strada, tra la prosa e la poesia che una volta fuse danno origine a una cosa sola. Con la massima cura per il dettaglio cromatico (le distese di lavanda blu e giacinti violacei) in una natura che sembra racchiudere i protagonisti in una dimensione fatta di luce e colore, di vita e spensieratezza, la Campion riprende i toni elegiaci di un amore dolce, tenero, profondo e casto. L’opera della Campion non è solo un poema o una ballata ma un vero e proprio quadro vivente in cui i colori, i paesaggi, le scene di vita campestre e le varie inquadrature richiamano alla mente la pittura degli impressionisti. Inoltre la regista porta con ambizione sullo schermo la poesia di Keats, il suo romanticismo non fine a se stesso ma etico, il suo amore per il paesaggio, il suo farsi assorbire dalle passioni fino all’estasi, alla negazione di se stessi. La pellicola è ricca di scene suggestive fatte di piccoli gesti, piccole e dolci carezze, profondi sguardi, mani che si intrecciano e candidi e innocenti baci; le passeggiate lungo i viottoli, i rossori di Fanny, la scena in cui, stesi nel letto uno di fronte l’altro realizzano un loro futuro immaginario, lontano dalla realtà che li circonda e che sembra solo volerli separare. La regista infatti sembra voler tutelare i suoi protagonisti, chiuderli dentro una tela, tanto spessa così che possa emarginarli e proteggerli dalla realtà, ma non abbastanza resistenti da impedire alla realtà di penetrarvi.

Con grande maestria ed passione Campion torna sullo schermo a regalarci un ritratto della prosaica Fanny che fu il sogno di John Keats e alla quale dedicò una poesia Bright Star ovvero stella lucente. Un film che con sobrietà ed accuratezza mostra uno spiraglio di luce nei confronti del genio poetico che fu John Keats. Piangerete magari. Io l’ho fatto. Ma lasciatevi rubare solo due orette del vostro tempo, non ve ne pentirete.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext