Recensione su Dietro i candelabri

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17 Dicembre 2013

Brillante e godibilissimo. E’ una sorta di Ritratto di Dorian Gray in cui Liberace ricostruisce il suo doppio che sconta quasi tutti i tormenti che lui non sopporterà (alcol, droga). Ma è anche una storia vera che rappresenta l’epoca e il senso dello spettacolo, in cui la star è ancora colui che può tutto e su cui i fan proiettano i propri inconsci desideri di anticonvenzionalità concedendogli tutto (incredibile che nessuno sospetti che Liberace sia gay e che tutti ne ammirino lo sfavillio del kitch gay più incredibile), perchè lo specchio è il tema del film e di come ci si moltiplichi. Liberace è già un gemello che fagocita il fratello, che distrugge i suoi protegè ad uno ad uno dopo averli resi suoi doppi, che risucchia gli spettatori nel tubo catodico rivolgendosi a loro in camera (certo oggi è diverso, Liberace ha un talento immenso, oggi, la Tv almeno, è fatta da persone comuni senza il minimo talento).
Per quanto non sia centrale la storia d’amore è comunque su di essa che si svolge il rapporto fra il cantante e il ragazzo sfortunato (Scott nella realtà aveva solo 16 anni), mentre gli anni di un eccesso sfavillante e dorato si susseguono, la storia si incrina, le liti si moltiplicano (molto ben girata la litigata con un bel piano sequenza) e quella casa che è l’esposizione, pacchiana, della grandezza e degli eccessi del carattere di Liberace, diventa una gabbia di saloni e corridoi.
Bellissima l’idea di Debby Reinolds che canta in Tv duettando con Liberace e che poi ne interpreta la madre

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