2013
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Dietro i candelabri

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Dietro i candelabri

17 Dicembre 2013 in Dietro i candelabri

Brillante e godibilissimo. E’ una sorta di Ritratto di Dorian Gray in cui Liberace ricostruisce il suo doppio che sconta quasi tutti i tormenti che lui non sopporterà (alcol, droga). Ma è anche una storia vera che rappresenta l’epoca e il senso dello spettacolo, in cui la star è ancora colui che può tutto e su cui i fan proiettano i propri inconsci desideri di anticonvenzionalità concedendogli tutto (incredibile che nessuno sospetti che Liberace sia gay e che tutti ne ammirino lo sfavillio del kitch gay più incredibile), perchè lo specchio è il tema del film e di come ci si moltiplichi. Liberace è già un gemello che fagocita il fratello, che distrugge i suoi protegè ad uno ad uno dopo averli resi suoi doppi, che risucchia gli spettatori nel tubo catodico rivolgendosi a loro in camera (certo oggi è diverso, Liberace ha un talento immenso, oggi, la Tv almeno, è fatta da persone comuni senza il minimo talento).
Per quanto non sia centrale la storia d’amore è comunque su di essa che si svolge il rapporto fra il cantante e il ragazzo sfortunato (Scott nella realtà aveva solo 16 anni), mentre gli anni di un eccesso sfavillante e dorato si susseguono, la storia si incrina, le liti si moltiplicano (molto ben girata la litigata con un bel piano sequenza) e quella casa che è l’esposizione, pacchiana, della grandezza e degli eccessi del carattere di Liberace, diventa una gabbia di saloni e corridoi.
Bellissima l’idea di Debby Reinolds che canta in Tv duettando con Liberace e che poi ne interpreta la madre

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Tremendamente gay kitch / 9 Dicembre 2013 in Dietro i candelabri

Gayoso anni 70. Eccessivo anche per me, che ho visto quasi tutti i film cion tematiche gay. Comunque bravissimi gli attori, specialmente Micheal Douglas, istrionico, anche se macchietta.

Liberaci da Liberace. / 8 Dicembre 2013 in Dietro i candelabri

Premesso che, prima di sentir parlare del progetto di Soderbergh, diversi mesi fa, non avevo mai sentito nominare Liberace, e sottolineando che non so quale impatto abbia avuto la sua figura nel contesto socio-culturale statunitense, al termine del film mi sono domandata perché Soderbergh abbia deciso di raccontarci l’ultima parte della sua vita, mostrandolo deliberatamente da un’angolazione pessima.
Non so come e quanto la figura di Liberace sia ancora considerata negli States, ma questo biopic non gli fa certo un favore.

In sostanza, Liberace appare come un manipolatore avaro (benché spenda e spanda), egoista e vanesio.
Il racconto non è oggettivo, perché si basa perlopiù sul “resoconto” di Scott Thorson, di cui vediamo la (in?)volontaria reclusione nella gabbia dorata di Liberace.
Ma se anche uno solo dei dettagli narrati fosse vero ciò non esulerebbe Liberace dal venir considerato in maniera poco lusinghiera.
Perciò, mi domando, ancora, siamo forse dalle parti di Mammina cara?
Come mai Soderbergh si è imbarcato in una “condanna” ad un mito della cultura pop a stelle e strisce?
In soldoni, ho compreso poco l’ “utilità” del film in sé, soprattutto pensando ad una distribuzione oltreconfine, laddove questo mito non ha avuto (e non ha) la stessa risonanza.

Detto questo, il prodotto (ed è un film realizzato per la tv!) è eccellente. Le interpretazioni di Damon e Douglas sono ottime, forse tra le migliori della loro carriera, finora. Le ricostruzioni d’ambiente e la fotografia sono sopraffine: l’uso dei filtri è particolarmente accorto e ricrea ad hoc l’atmosfera pacchiana e patinata della seconda metà degli anni Settanta, permettendo di percepire con chiarezza il senso di soffocamento provato da Scott, circondato da ori, paillettes e cristalli artificiali fino alla nausea.
Il fatto che, a più riprese, momenti topici ed altamente drammatici del racconto siano “disturbati” dall’abbaiare isterico dei cagnolini di Liberace o dallo sferragliare della chincaglieria che Damon e Douglas indossano, è un altro punto a favore della “caratterizzazione”, una finezza che mi ha favorevolmente impressionata.

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24 Settembre 2013 in Dietro i candelabri

Steven Soderbergh dirige, per la HBO, un biopic sfavillante e luminoso sulla vita di Liberace, pianista e entertainer, focalizzandosi su quello che è stato il suo toy-boy più importante, Scott Thorson.
Splendidamente interpretati da Michael Douglas e Matt Damon ( tutto lucido e fisicato) , i due sono una coppia gay dove l’aggettivo gay si disperde insieme a mille altri aggettivi attribuibili a una qualsiasi coppia. Si amano, litigano, collaborano agli show, si lasciano andare a sfrenati interventi di chirurgia estetica ( e qua menzione speciale al chirurgo, “fabulous” veramente), si ricercano e si respingono fino a che Liberace spunta il nome di Scott dalla lista e ne trova uno nuovo.
Tutto pieno di luci e glitter, infarcito di scenette memorabili e molto ben girato e fotografato, Behind The Candelabra è intrattenimento e riflessione, con un approccio alla tematica gay molto easy, non urlata o moralizzata, con un finale aspro ma conciliatorio. Ben riuscito in tutto, pure nei bellissimi titoli di coda.

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