11 Recensioni su

Alien

/ 19798.1637 voti

Un cult! / 10 Gennaio 2019 in Alien

Non ha busogni di recensioni o opinioni!
Assieme alla saga di “Star Wars” è il capostipite della fantascienza che da quell’epoca ha creato un genere e una saga (quasi) eccellente!
Rivederlo ancora una volta ti fa notare come i bei film restano all’avanguardia anche 40anni dopo, un po poco dinamici ma molto d’effetto: se ve lo siete perso (dubito…) riscoprite tutta la saga originale!
8 pieno!

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Uno dei migliori film di fantascienza della storia. / 30 Aprile 2018 in Alien

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Splendido film, morboso, claustrofobico, poetico, profondo, a mio modesto parere uno dei film di fantascienza più belli e terrificanti della storia del cinema.
Un film superbo, figlio di un regista un tempo superbo che fa venire i brividi a chi ama il cinema come arte(epica la sequenza della comparsa dello xenomorfo cucciolo, una vita che lascia il posto a una che muore così come la sequenza del primo assassinio).
Ed è questa la colonna portante di tutto il film, la paura verso l’ignoto, il non avere una visione vera e completa dell’alieno che porta lo spettatore ad avere un’istintiva attrazione nei confronti di ciò che è sconosciuto, diverso, terrificante, freddo, senza rimorsi.
Un film unico, come ripeto uno tra i migliori(se non il migliore) nel genere, un film per chi ama il cinema in tutte le sue sfaccettature, perchè l’horror non è solo “l’Esorcista”, “Nightmare”, “la Casa” e compagnia cantante ma è anche questo film, la razza umana impura, priva di scrupoli e dall’altra parte la razza aliena che vuole prevalere e uccide per farlo.
Imperdibile.

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“Nello spazio nessuno può sentirti urlare” / 19 Febbraio 2017 in Alien

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Quella sopra è la concisa tagline del film che alla fine degli anni settanta riportò in auge il sottogenere fanta-horror, tipico degli anni cinquanta, dando via a una delle più appassionanti saghe del cinema fantastico, quella di Alien.
Dopo il successo senza precedenti di Guerre stellari, la 20th Century Fox si convinse che era possibile produrre film di fantascienza in maniera proficua, anche se il soggetto di Alien era quanto di più diverso dal film di Lucas.
Le differenze tra le due saghe sono evidenti, tanto è fiabesca una tanto è terrorizzante l’altra. In Alien si spinge più sul pedale del realismo e della plausibilità. I protagonisti del primo film non sono eroi ma semplici operai con le loro tute logore. Il motore che li fa agire è solo quello della lotta per la sopravvivenza. L’astronave dove prestano servizio è sporca e usurata, un ambiente claustrofobico come può esserlo la sala macchine di un sommergibile. In quest’ambiente s’insinua, è proprio il caso di dire ricordando la famosa scena della sua prima apparizione, una minaccia sfuggente e dalle varie forme vitali, che quando si rivelerà esplicitamente, lo farà in tutto il suo essere terrorizzante. Sì, perché uno dei grandi meriti di questo film è di aver creato, per mezzo dell’artista svizzero H.R. Giger, una delle creature più memorabili della storia del cinema. Mai visto nulla di simile prima di allora, un’oscena creatura biomeccanica che si sviluppa in una specie di uovo dalla forma vulvare e da dove “nasce”, sotto forma di una mano codata dai lunghi artigli (Facehugger), e va subito alla ricerca di una vittima in cui impiantare gli embrioni dell’alieno. Fatto ciò muore, l’embrione si sviluppa nell’organismo e quando raggiunge la maturità, ne esce facendosi strada nei tessuti della vittima. L’alieno in questo stadio (Chestburster), dalla forma fallica, inizia a svilupparsi fino a diventare adulto, lo Xenomorfo definitivo, un essere freddo, letale e intelligente, dal sangue acido e nessuna remora morale, guidato dalla sola volontà di nutrirsi e riprodursi.
L’idea alla base del primo film nasce grazie allo sceneggiatore Dan O’Bannon, che aveva esordito nel mondo del cinema nel 1974, con l’allora amico John Carpenter, in Dark Star, una specie di parodia del film di Kubrick 2001: Odissea nello spazio, ma che conteneva già in embrione alcuni elementi che poi ricorreranno in Alien.
O’Bannon soffriva di dolorosi problemi di stomaco (che gli sarebbero stati fatali nel 2009, anno della sua morte) e leggenda vuole che fosse proprio in seguito a uno essi, in una notte insonne, che immaginò la scena che sarebbe diventata il climax principale del film e uno dei più memorabili della storia del cinema: un mostro che nato e sviluppatosi nella pancia di un uomo, ne esce dolorosamente e sanguinosamente dal petto.
Il progetto, che inizialmente doveva intitolarsi Starbeast, si espanse con l’interessamento del regista e produttore Walter Hill, della 20th Century Fox e altre figure professionali, dall’artista H.R. Giger al regista Ridley Scott, che lo fecero diventare il film che conosciamo.
L’equipaggio del cargo commerciale Nostromo, in rotta di ritorno verso la Terra, è risvegliato dal proprio sonno criogenico dall’intelligenza artificiale di bordo (Mother) in seguito ad una richiesta di soccorso da un vicino pianeta sconosciuto. Giunti sulla superficie del pianeta scoprono una grande nave aliena con a bordo il corpo mummificato di un’enorme creatura umanoide. Dentro la nave ci sono anche centinaia di strane uova. Da una di essa fuoriesce una strana creatura che si attacca alla faccia di uno degli astronauti, inoculandoli dalla bocca, all’insaputa di tutti, un embrione. Tornati sulla Nostromo l’uomo si riprende ma, durante la cena si sente male e dal petto ne esce una mostruosa creatura, uccidendolo. Da qui inizieranno una serie di scontri che elimineranno uno alla volta i membri dell’equipaggio, finché l’unica superstite, Ellen Ripley, non riuscirà a espellerlo nello spazio e lei a fuggire con una capsula di salvataggio.
Fra uno scontro e l’altro si viene a sapere che in realtà non esisteva nessun messaggio di soccorso. Il computer di bordo, rispondendo a una direttiva della “Compagnia” proprietaria della Nostromo, che lo obbligava a indagare su ogni segno di vita aliena trovata durante il viaggio aveva risvegliato l’equipaggio con la scusa dell’S.O.S. interplanetario. Membro dell’equipaggio anche Ash, un androide che come il computer risponde alle medesime direttive della Compagnia. Il suo scopo è di preservare l’alieno per essere portato sulla Terra in modo da essere studiato per eventuali utilizzi commerciali. Nel far ciò cerca di eliminare Ripley, che invece l’alieno vuole ucciderlo.
La storia ricorda due vecchi film di fantascienza. Uno è Il mostro dell’astronave (It! The Terror from Beyond Space, Edward L. Cahn, 1956), dove a bordo di un’astronave di ritorno da una missione di salvataggio un essere misterioso comincia a uccidere i membri dell’equipaggio. L’altro è l’italiano Terrore nello spazio (Mario Bava, 1966), dove l’equipaggio di un’astronave riceve una richiesta di soccorso da un pianeta sconosciuto e disabitato. Arrivati sul posto gli astronauti scoprono i resti di una nave aliena con all’interno gli scheletri di un equipaggio di umanoidi giganteschi e morti da tempo. Molto più di semplici motivi ispiratori. Probabilmente Dan O’Bannon, lo sceneggiatore, li vide e decise di rielaborarne il soggetto. D’altronde qualcosa era già possibile ritrovare, come detto, nel suo film d’esordio, girato insieme a John Carpenter, Dark Star (1974), dove un alieno semina scompiglio sull’astronave del titolo.
Altra palese fonte d’ispirazione è La cosa da un altro mondo (The Thing From Another World, Christian Nyby, Howard Hawks, 1951), di cui il soprannominato Il Mostro dell’Astronave ne era già una rielaborazione.
Anche lo scrittore di fantascienza A.E. Van Vogt, dopo la visione del film, ravvisò una certa somiglianza della trama col suo racconto Discord in Scarlet (1939) e col romanzo Voyages of the Space Beagle (1950). La denuncia che sporse confermò il plagio e lo scrittore ricevette (a porte chiuse) un sostanzioso risarcimento.
Le vere originali novità presenti nel film riguardano l’equipaggio e l’aspetto scenografico dell’astronave e dell’alieno. I protagonisti sono molto diversi dagli eroi spaziali visti fino allora. Sembrano più camionisti che astronauti, indossano tute logore e sporche di olio e discutono degli straordinari e dello stipendio. In pratica sono persone “vere”.
L’astronave Nostromo non è uno sfavillante incrociatore spaziale, ma una nave commerciale, con i corridoi e le paratie piene di tubi grondanti grasso e altri liquami. Quella aliena, invece, ricorda un inquietante castello gotico. La creatura poi, come abbiamo già detto, è qualcosa di mai visto prima.
La presenza fra i membri dell’equipaggio di un androide (Ash), funge per il regista Scott da anticipazione del tema principale del suo film successivo, Blade Runner (1982). Esseri artificiali saranno presenti in ogni film della saga, pur se interpretati da attori diversi, tanto da rappresentarne una sorta d’interessante sotto trama.

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Alien, la (grande) paura dell’ignoto / 22 Dicembre 2014 in Alien

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ridley Scott crea una sintesi armoniosa ed elegante tra horror e fantascienza, dove i cunicoli bui e cupi della navicella Nostromo si prestano perfettamente come il palcoscenico ideale di quella paura generata dall’ignoto, forse la più spaventosa di tutte. “Alien” si muove come il più feroce e astuto dei predatori. E’ una creatura di cui non si sa nulla. Non si sa la sua origine, come contrastarla, cosa muove le sue azioni. L’unica cosa che l’equipaggio di protagonisti può constatare è che si tratta di un essere in grado di evolversi ed adattarsi velocemente ad un ambiente sconosciuto, ed è capace di sfruttarne con abilità le caratteristiche di base per mietere le sue vittime. Caratteristiche che lo rendono un personaggio affascinante quanto temibile.
La tensione in questo lungometraggio di circa due ore è semplicemente un crescendo continuo. Che, nonostante si consumi attraverso il classico gioco del chi-rimarrà-vivo-alla-fine?, regala comunque allo spettatore un prodotto assolutamente memorabile.
Riuscirete a fronteggiare la paura dell’ignoto?

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Bello è bello ma… / 12 Luglio 2014 in Alien

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

I protagonisti sono un branco di cretini cosmici! Fanno tutto quello che non si deve fare: * Andare con gli sconosciuti. * portare a casa animaletti strani… * Non rispettare le quarantene… * andare in giro da soli…
Cavolo ma qualcosa di giusto fanno?

L’orrore spaziale. / 7 Luglio 2014 in Alien

Finalmente, con approccio quasi colpevole, recupero un titolo “storico” e lo guardo con estremo interesse e grande piacere: Alien ha trentacinque anni suonati, eppure sembra essere stato girato ieri pomeriggio, è evidente perciò quanto questo lavoro di Scott abbia influenzato l’estetica di un certo cinema a venire, non solo fantascientifico, senza risultare stucchevole, né manierato, né -soprattutto-cartonato e, quindi, senza diventare scarsamente credibile col trascorrere del tempo.

Nella sua pur evidente complessità spaziale, l’architettura fisica (e narrativa) del film risulta paradossalmente semplice: credo sia la sua innata linearità ad assicurarne l’efficacia.
Nonostante la presenza di “interiora” complesse perché labirintiche ed asfittiche, la nave spaziale Nostromo è costituita da spazi facilmente identificabili, quasi elementari: vani tecnici, vano di comando/interlocuzione con Mother, laboratorio, spazio comune, cuccette dell’equipaggio. Ogni vano è posto in comunicazione con gli altri da corridoi circocentrici ed è questo l’elemento disturbante, quello che più avvicina la struttura della nave a quella di una casa infestata in cui gli eventi si ripetono, volendo, all’infinito o, per estensione, ad un ventre umano (le forme studiate da Giger, con richiami smaccatamente sessuali, si adattano perfettamente a questa metafora), con tutti i parallelismi del caso.

Alien, infatti, è un racconto dell’orrore di impianto classico (paura dell’ignoto, del diverso, della distanza, dell’inaspettato, del mostruoso, del tempo, dell’altro-diverso-da-sé, dell’altro-diverso-dal-qui-e-ora) trasposto in una cornice sci-fi: dettagli tecnologici a parte, la vicenda dell’equipaggio “irretito” e decimato da un organismo sconosciuto è tra le più note e, se vogliamo, prevedibili non solo del cinema, ma anche della letteratura di genere. Eppure, la vicenda regge egregiamente fino all’ultima sequenza.

Da cineteca, la scena in cui Ripley si muove nei corridoi accompagnata da luci intermittenti.

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UN PEZZETTO DI STORIA / 22 Marzo 2014 in Alien

Visto quando avevo 10 anni in una sera d’estate ed e’ stato amore/terrore a prima vista.
La trilogia e’ da panico ,il quarto non e’ male e poi va beh non commento i vari Alien vs Predator.
Film leggendario e fatto benissimo ,il senso di paura e inquietudine dura per l’intera pellicola,soprattutto nel primo,visto che secondo e terzo sono un pelino piu’ veloci e diciamo che si sa gia cosa aspettarsi.
In questo invece non sai mai cosa potrebbe succedere e quando. La scena in cui sono tutti a tavola eeee……e’ pura storia.
Fantascienza allo stato puro
9 AL PRIMO
9 AL SECONDO
8 AL TERZO
6.5 AL QUARTO

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21 Agosto 2013 in Alien

In assoluto tra i miei film preferiti. Da bambina avevo paura di E.T., ma non ho mai avuto paura di questa creatura tanto spaventosa che meravigliosa, nata dai sogni di Scott, Rambaldi e d Hans Ruedi Giger. Nonostante l’alone scuro che aleggia per tutto il film, ritengo che sia uno dei capolavori di Ridley a livello visivo, sia per le ambientazioni futuriste miste ad un leggero stile steampunk, sia per chiaro/scuri e nebbie tipiche del regista.

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Nessuna pietà / 15 Luglio 2013 in Alien

Tra il laccato The duellists ed il monumentale Blade Runner, il Ridley Scott dei fasti del passato partorì questa creatura delle profondità dello spazio, di una specie perfetta e terribile. Un essere alieno di cui non si riesce a tracciare con precisione un profilo antropomorfo fino alla fine, un mostro nascosto nelle rimbombanti camere d’aria di un’astronave, ovvero nei recessi più bui delle nostre paure, pronto a colpire senza pietà, per puro istinto di sopravvivenza. Si rivela un thriller mozzafiato girato in un ambiente chiuso, senza fotografia pretenziosa, senza primedonne nel cast ad eccezione di una poco appariscente stella hollywoodiana, la mascolina Sigourney Weaver.

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25 Gennaio 2013 in Alien

Colmando una mia lacuna, ieri sera ho visto Alien, il primo della saga. Sono stata spinta dalla voglia di saperne di più su quel mondo prima di vedere Prometheus, e devo dire che mi sono gasata così tanto, che adesso voglio vederli tutti, pure i Predators.
Il film mi è molto piaciuto; pur essendo del 1979 è girato con perizia e ha buoni effetti visivi. La creatura xenoforma è qualcosa di estremamente affascinante, ben realizzata e sfruttata bene.
Essendo poi una persona facilmente impressionabile e che non ci mette niente a farsi coinvolgere, ho vissuto le due ore con un grande senso d’ansia, e ciò è merito anche di una buonissima regia ( che bella la scena con le luci intermittenti) e di una sceneggiatura che delinea subito i personaggi principali e snoda la vicenda attacco dopo attacco, centellinando la tensione. Mi è piaciuta un sacco Sigourney Weaver, una figura femminile che funziona bene come eroina.

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Claustrofobico / 17 Maggio 2012 in Alien

Oh mio dio, che ansia. Che ansia tremenda.

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