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Recensione su Alien

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L’orrore spaziale. / 7 luglio 2014 in Alien

Finalmente, con approccio quasi colpevole, recupero un titolo “storico” e lo guardo con estremo interesse e grande piacere: Alien ha trentacinque anni suonati, eppure sembra essere stato girato ieri pomeriggio, è evidente perciò quanto questo lavoro di Scott abbia influenzato l’estetica di un certo cinema a venire, non solo fantascientifico, senza risultare stucchevole, né manierato, né -soprattutto-cartonato e, quindi, senza diventare scarsamente credibile col trascorrere del tempo.

Nella sua pur evidente complessità spaziale, l’architettura fisica (e narrativa) del film risulta paradossalmente semplice: credo sia la sua innata linearità ad assicurarne l’efficacia.
Nonostante la presenza di “interiora” complesse perché labirintiche ed asfittiche, la nave spaziale Nostromo è costituita da spazi facilmente identificabili, quasi elementari: vani tecnici, vano di comando/interlocuzione con Mother, laboratorio, spazio comune, cuccette dell’equipaggio. Ogni vano è posto in comunicazione con gli altri da corridoi circocentrici ed è questo l’elemento disturbante, quello che più avvicina la struttura della nave a quella di una casa infestata in cui gli eventi si ripetono, volendo, all’infinito o, per estensione, ad un ventre umano (le forme studiate da Giger, con richiami smaccatamente sessuali, si adattano perfettamente a questa metafora), con tutti i parallelismi del caso.

Alien, infatti, è un racconto dell’orrore di impianto classico (paura dell’ignoto, del diverso, della distanza, dell’inaspettato, del mostruoso, del tempo, dell’altro-diverso-da-sé, dell’altro-diverso-dal-qui-e-ora) trasposto in una cornice sci-fi: dettagli tecnologici a parte, la vicenda dell’equipaggio “irretito” e decimato da un organismo sconosciuto è tra le più note e, se vogliamo, prevedibili non solo del cinema, ma anche della letteratura di genere. Eppure, la vicenda regge egregiamente fino all’ultima sequenza.

Da cineteca, la scena in cui Ripley si muove nei corridoi accompagnata da luci intermittenti.

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