Recensione su Where To Invade Next

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dalla mediocrità alla piena sufficienza / 14 ottobre 2017 in Where To Invade Next

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

guardando i primi minuti dell’ennesimo documentario di michael moore ero sinceramente scettica. il viaggio del regista inizia in italia, con una visita ad un paio di aziende nostrane. una decina di persone tra dipendenti e dirigenti illustra la meraviglia del sistema lavorativo italiano che garantisce orari di lavoro decenti di otto ore, una pausa pranzo da sogno consumata nell’intimità della propria casa (per inciso, mangiando ravioli e prosciutto e melone), la stratosferica meraviglia della tredicesima e delle ferie pagate. il sopracciglio, pensando alla realtà delle cose, salì al primo piano (forse anche in terrazzo). ovvio che, a ben guardare, sappiamo benissimo non essere così per tutti. il regista ci sente borbottare e subito chiarisce che, nella sua invasione, è deciso a prendere solo le cose belle e lasciare le erbacce dove stanno (grazie, michael. una fetta di culo?). prosegue verso altri paesi raccogliendo da uno il diritto ad una buona istruzione gratuita, da un altro quello ad un buon programma statale di informazione, cura e alimentazione del cittadino; scardina la germania e ruba il diritto ad un lavoro ben retribuito e ad una qualità della vita dignitosa, si frega il dovere di pensare a tutti i cittadini ivi inclusi carcerati e tossicodipendenti; infine, scippa il diritto alle pari opportunità e scappa. nel finale, a conti fatti, si porta a casa un ricco bottino di libertà. poi riflette, e annuncia che in effetti, tutte le buone idee trovate in giro per il mondo sono in qualche modo nate in america ma dimenticate. utilizzate probamente dagli altri stati, non garantiscono più agli americani i diritti sanciti dalla loro costituzione. il messaggio finale è: adoperatevi affichè vi sia garantito ciò che vi è dovuto. ecco, capisco il punto: non un’analisi dei pro, irrealistica, nei paesi stranieri, ma una cernita di cosa di buono ogni paese ha da offrire. ragionando, mi rendo conto che se la realtà dell’italia non è la garanzia per chiunque ad un lavoro con le caratteristiche illustrate, è anche vero che il principio ESISTE: alcune ditte garantiscono quanto detto. non saranno la maggioranza ma esiste, lo ribadisco, il concetto che debba essere così; è già qualcosa da cui partire. in ultima analisi, l’idea di fondo del documentario mi piace parecchio. anche se qua e là la retorica abbonda e l’ironia di michael è un po’ sotto la media rispetto ai lavori precedenti, è indubbiamente un buon prodotto che induce alla riflessione senza annoiare (nonostante le due ore piene di indagine). pochi dati effettivi da presentare, quasi nessuna cifra cui fare riscontro, affida il racconto delle meraviglie alle persone. al netto delle caz**te, il messaggio è condivisibile. lo promuovo, un sette pieno.

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