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Recensione su Una storia moderna - L'ape regina

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La rappresentazione della sessualità femminile nel cinema italiano degli anni Sessanta / 14 maggio 2017 in Una storia moderna - L'ape regina

Con una serie di raffinatezze narrative che neppure la ferrea censura che ha ferito e offeso il film ha saputo occultare, Ferreri ha saputo mettere in scena un argomento che, a tutt’oggi, pare che in tanti facciano fatica ad accettare: il piacere sessuale femminile.

Dopo una vita condotta quantomai castamente, arrivata illibata al matrimonio, Regina (una ammaliante Marina Vlady) è una giovane donna che, improvvisamente, conosce le gioie dell’unione carnale e non intende più farne a meno, a discapito della salute fisica dell’incolpevole marito Alfonso (Tognazzi).
Giacendo con il consorte, Regina non pensa esclusivamente alla sola procreazione, pegno da pagare in cambio dell’atto sessuale secondo la morale cattolica: Regina ama fare sesso con Alfonso per piacere personale e tale ricerca della soddisfazione dei sensi la rende egoista, arrivando ad offuscarne la ragione.
Pare quasi che i suoi tentativi di avere un figlio dal marito non siano finalizzati esattamente a generare un erede, ma rappresentino una sorta di “pretesto” per unirsi “biblicamente” a lui. Se, una volta rimasta incinta, costringe il marito all’astinenza sembra farlo solo per adeguarsi momentaneamente alla morale diffusa: infatti, non si fa remore di cedere finalmente alle sue lusinghe, a gravidanza decisamente avanzata, compromettendone definitivamente lo stato di salute.

Regina è davvero una donna moderna, perché sa rivendicare con forza la propria identità sessuale, sconvolgendo letteralmente l’uomo-medio: a inizio film, Alfonso è un libertino, un quarantenne che vive continuamente avventure sessuali con donne compiacenti che resta sconvolto dalle fantasie della moglie e dalla sua capacità di metterle in pratica. Stupendosi della “voracità” di Regina, tenta di sfuggirle, ricorrendo perfino a una settimana di ritiro spirituale, ribaltando le dinamiche stereotipate della coppia tradizionale. È Alfonso, infine, e non Regina, a vestirsi della camicia da notte della nonna che riporta il motto “Non lo fo per piacer mio, ma per dare un figlio a Dio”; è lui, dietro consiglio dell’amico frate, a fare una cura ricostituente per avere un figlio, non la moglie.

Nota: nello stesso anno del film di Ferreri, De Sica usciva in sala con Ieri, oggi e domani, Oscar 1965 come Miglior Film straniero: il primo episodio, Adelina, scritto da Eduardo De Filippo, propone un racconto simile a quello di Ferreri solo nei contenuti, non certo nei volutamente scandalosi intenti.
Qui, infatti, la protagonista (la Loren) costringe il consorte Carmine (Mastroianni) a un pressante tour de force sessuale: restando incinta a ripetizione, la donna, che vende sigarette di contrabbando, può evitare agevolmente il carcere.
L’attività nel talamo di Adelina, quindi, sembra occultare il piacere dietro uno scopo “utile”, pratico, finalizzato alla sola riproduzione, e la nidiata di figli che deriva da questa situazione è ben accetta dalla coppia perché considerata una benedizione divina, capace di allontanare lo spettro del carcere. Oltre che sfornare figli a ripetizione, Adelina e Carmine si divertono, tra le lenzuola? E, in caso affermativo, sarebbero mai capaci di ammetterlo?
A questo proposito, per quanto lo spirito dell’episodio di De Sica sia divertente e gioioso, se confrontato con il coevo film di Ferreri fa emergere un altro dato “inquietante”: Adelina e il marito hanno avuto il primo bambino fuori dal matrimonio (“‘o fatto”), quando, cioè, si sono dati l’una all’altro per puro piacere. Ovviamente, hanno dovuto correre ai ripari con un matrimonio riparatore, per celare agli occhi dell’opinione pubblica il fatto di essersi concessi reciprocamente.
In definitiva, anche Adelina è una gatta che, come (l’ape) Regina di Ferreri, diventa sempre più bella via via che il marito si consuma: la differenza tra le due donne, però, è palese a livello narrativo e morale. Una diventa bella perché mamma, in una concezione cattolica di impianto tradizionale, l’altra perché soddisfatta della sua vita sessuale (ed è una libertà sessuale ben diversa anche da quella di Mara, la prostituta protagonista del terzo episodio del film di De Sica, quasi costretta a fare marchette per affermare la sua indipendenza sessuale).
La differenza concettuale tra la vita sessuale di Adelina e quella di Regina, ovviamente, è profondissima, ma Ferreri ribadisce coraggiosamente che le due posizioni non dovrebbero necessariamente escludersi a vicenda.

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