Recensione su L'isola del peccato

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22 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Iniziamo con stralci di Hitchcock giovane, dove per giovane si intende il suo periodo in Inghilterra intorno ai ’20 e i ’30, prima di andare in America dove avrebbe girato tutto quel che c’è di suo e famoso e blabla.
Un film col triangolo amoroso, nell’Isola di Man (tu sai dov’è? Io no). Pete e Philip sono amici, ma entrambi amano Kate. Pete la vuole sposare, ma è un poveraccio pescatore palestrato, e con la faccia da grullo pure. Anzi, sembra un po’ Bear Grylls. E riderà come uno scemo per quasi tutto il film senza capire alcunché di quel che succede. Allora…. parte per fare fortuna in Africa! E fa promettere a Kate che lo avrebbe aspettato, e a Philip di prendersi cura di Kate.
Sì sì, vedi come me ne prendo cura.
Giunta notizia della morte di Pete, Kate e Philip abbandonano ogni timore e fanno fikifiki (no, non si vede il fikifiki).
Ma non era (ovviamente) vero!
Pete ritorna, e loro figurati se gli dicono qualcosa. Pete sposa Kate.
Kate ha un figlio.
Ma è di Philip!
Kate non ce la fa più a vivere nella menzogna, e scappa da casa, nascondendosi da Philip. Ma Philip, ormai, non vuole più abbandonare la sua carriera (sta per diventare giudice) per scappare con Kate. Lei tenta di suicidarsi ma gnafà, nel tribunale in cui è imputata (sì perché sembra che in Inghilterra valga questa idea geniale per cui se provi a suicidarti poi devi andare a farti fare un processo), con Philip giudice, tutto viene fuori. Philip rinuncia alla carriera, Philip e Kate se ne vanno dall’isola di Man con il disprezzo della comunità, che li urla e li sputa, come si suol dire.
What a fucking melodrammone *_*
Perché Alfred ai tempi non faceva affatto i filmoni sulla suspence ecc del periodo dopo, faceva quel che gli facevano fare e che passava il commento. Il commento? Il convento!
Tu non stai tanto bene.
A parte Pete che è stupido, gli altri due personaggi sono dilaniati da conflitti interiori e sensi di colpa, conflitti che non saranno in grado di risolvere, dando vita a personaggi ben definiti e ambigui, nel senso di difettosi/umani, dal punto di vista psicologico. Il tutto sullo sfondo di un’isola dove la vita scorre sempre lenta e uguale e la coesione sociale si fonda su quelle solite regole ataviche del cazzo, per cui chi le tradisce alla fine dovrà pagare con l’allontanamento e il disprezzo da parte di tutti.
Che era muto e con un pessimo accompagnamento musicale l’ho detto?
Infine il film è ciclico, si apre con le navi che tornano dalla pesca, si chiude con le navi che vanno in alto mare. La risoluzione della trama riporta alla situazione di equilibrio iniziale (come in ogni storia che si rispetti, aggiungerei). Ogni ciclo serve a raggiungere un nuovo punto di equilibrio (dannata teoria del ciclo finanziario, mi sta salendo in testa anche qua è_é).

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