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Recensione su The Artist

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14 dicembre 2011

Colpo basso, bassissimo, una vera istigazione alla nostalgia e alla cinefilia pura industria hollywoodiana. E il film è bellissimo.
Se il canovaccio è la rivisitazione di Cantando sotto la pioggia, riveduta e corretta, la pellicola si porta molto oltre narrando la storia senza rinunciare al muto (quasi totale) e al bianco e nero. Stesso meccanismo di incontro dei protagonisti, stesso problema che ruota attorno alla rivoluzione sonora, però qui Valentin incarna il massimo del divismo e riassume le angosce di un vero artista come lo erano in fondo ai tempi tutte le grandi star obbligate a saper fare tutto, ballare, cantare, tirare di spada, andare a cavallo, piangere e ridere. Ed è l’orgoglio del suo saper fare che lo porta a “rovinarsi”, l’orgoglio e la consapevolezza che la sua arte si stia perdendo. Grande il lavoro sulle riprese con giochi infiniti di specchi, per tutte la scena del riflesso sullo scotch versato; la costruzione delle inquadrature tagliate da scale e ringhiere con tagli verticali ed orizzontali che segmentano geometricamente lo schermo; grande il gioco metacinematografico in cui la finzione è palese nei film dentro il film, ma ancora di più nel solo film che stiamo guardando così che ogni qual volta i protagonisti si muovono ecco le comparse partire, le macchine muoversi e i fondali gridare al posticcio a piena voce; grande anche il lavoro di sceneggiatura che ruota attorno alla parola e all’impossibilità di parlare.
Ma ovviamente ecco il sonoro che irrompe nell’incubo di Valentin perfidamente orrorifico e che rimbomba nella curatissima colonna sonora al cui vertice poniamo Hermann che, sebbene decontestualizzato, mette i brividi al solo ascoltarlo. E quindi è giusto che la chiave di volta sia infine il musical.
Citazioni a gogò, all’inizio c’è Lubitsch con le inquadrature che scrutano la reazione del pubblico alla visione del film (partita a quattro) e poi dalla regina cristina a viale sul tramonto (Clifton è la versione buonista dell’autista tutore), quel cane splendido Asta de L’uomo ombra e poi i siparietti fra i coniugi, quante se ne possono riconoscere e così via.
Menzione d’onore per i protagonisti, lui così in parte da sembrare essere arrivato da uno studio Paramount, lei sexy, molto sexy e notevolmente brava.
Pura magia

Ps. è un esercizio di stile, embè?

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