Recensione su Taxidermia

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10 Giugno 2013

Taxidermia.
-il gusto dell’eccesso e dell’orrido-

La Tassidermia consiste nell’imbalsamare un animale affinché si conservi nel tempo. Ll’animale, divenuto oggetto-feticcio può essere ammirato neanche fosse una statua o un totem.
E quando l’oggetto feticcio diventa un uomo ? Se la più grande opera del tassidermista stesso è l’uomo o la donna ? Taxidermia è un film diretto dall’ungherese György Pálfi il quale documenta, nel corso degli anni, il percorso fatto da una famiglia atipica.
Scordatevi la felicità e l’allegria, fate largo a scene inquietanti e pazialmente sconvolgenti (dipende da cosa siete abituati voi e/o se provenite da una famiglia come questa e mi auguro di no).
Tre generazioni, un filo conduttore, tre contesti l’uno più assurdo dell’altro. Era da tempo che dovevo recensire quest’opera, la consiglio ai soli forti di stomaco.
La famiglia Balatony è una famiglia più che pittoresca.
Siamo nel dopo Guerra, nella fredda Ungheria, dove il capostipite di questa allegra famiglia tal Morosgoványi Vendel è un soldato dedito alla masturbazione e al voyeurismo. Cominciamo bene qualcuno penserà, ed è così.
Tale padre, tale figlio sosterranno gli altri, il figlio invece è un atleta. Non ha muscoli, non fa atletica, non è il “mens sana corpore sano” fatto carne. Diciamo che è un campione di abbuffate, ha una relazione con una specie di Godzilla versione Ungherese e per la loro attività nonché peso, mettono a rischio la nascita del figlioletto.
Siamo alla generazione ultima presa in esame, un rachitico Lajoska di professione tassidermista.
Se vi piacciono i film sconvolgenti avete trovato pane per i vostri denti.

Vi sconsiglio di vederlo dopo cena, qualcuno ha visto nella pellicola un film di denuncia.
Cosa ho visto io invece ?
Dei grassoni che mangiano veloce, dei gatti affamati di carne, un giovane imbalsamatore vivente ai margini della società.
Se non sei te ad imbalsamare la società, è la società che ti imbalsama.

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