Recensione su 2022: i sopravvissuti

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Soylent Green / 26 novembre 2015 in 2022: i sopravvissuti

Questo cult della fantascienza anni Settanta, a dire il vero un po’ dimenticato, è tratto da un romanzo di Harry Harrison (Largo! Largo!) che descrive un futuro distopico in cui i defunti vengono smaltiti con i camion della nettezza urbana e il cibo autentico è prerogativa esclusiva dei più ricchi.
La moltitudine dei poveri forma lunghissime code per ottenere del nutrimento artificioso (il Soylent), e spesso, in tali occasioni, scoppiano risse e disordini, sedati dalla polizia con l’utilizzo di pale meccaniche, che raccolgono i sediziosi come se fossero rifiuti (scena tra le più inquietantemente memorabili del film).
Le donne più belle vengono concesse come “arredamento” ai ricchi nei loro appartamenti, in quello che è un becero tripudio di sessismo e misoginia (invero un po’ kitsch): “Sei un gran bel pezzo di arredamento” dirà il Detective Thorn (un Charlton Heston che recita un po’ troppo all’antica) alla avvenente Shirl.
L’eutanasia è incoraggiata e incentivata dallo Stato, per rimediare al problema della sovrappopolazione planetaria. Appositi centri accolgono gli aspiranti morituri fornendogli una morte rapida e straordinaria (in sale apposite vengono proiettate immagini del mondo che fu – animali, piante, bellezze naturali – con la colonna sonora prediletta).

Un film certamente secondario, eppure imperdibile per gli amanti della fantascienza distopica. Una pellicola che nel contempo fa riflettere sui pericoli dell’acuirsi delle disparità sociali, nonché sul tema delle scorte planetarie (di cibo e risorse in generale).
Un finale destabilizzante – anche se non del tutto inatteso – e nel contempo aperto, con scelta assai intelligente.

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