Recensione su Salò o le 120 giornate di Sodoma

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11 Dicembre 2013

Uno dei film italiani più disturbanti della storia senza effetti speciali, ma attraverso una rappresentazione cruda e agghiacciante dell’immoralità dei potenti verso il proprio popolo rappresentato da uomini medi. Ispirato all’opera “Le 120 giornate di Sodoma” di De Sade, l’idea narrativa di fondo è portata al tempo dei sadici gerarchi fascisti della morente e isolata Repubblica di Salò dove ogni forma di tortura fisica e morale è ammessa. I quattro inquietanti gerarchi fascisti rappresentano il male nella sua forma più insostenibile perché perversi, privi di pietà e mai ostacolati nei loro crudi rituali, fino alla fine. Dal punto di vista delle regia e della fotografia opera davvero impeccabile, il lento movimento della macchina da presa nei minuti finali, quelli delle torture nel cortile, sotto le note della Carmina Burana di Orff, è pura maestria. Un attore di poco talento come Aldo Valletti che interpreta il Presidente finisce per essere uno dei più inquietanti della storia del cinema. Film sottoposto a mille censure, a tratti inguardabile, sicuramente non per tutti ma che nel complesso ha dettato regole ancora inesplorate nella grammatica cinematografica della rappresentazione del male.

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