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Salò o le 120 giornate di Sodoma

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Salò o le 120 giornate di Sodoma

117 minuti a Sodoma / 30 Dicembre 2016 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

Incerto…mi sento incerto. Premettendo che di Pasolini non avevo visto ancora nulla, mi ritrovo ad essere spiazzato.
Una sorta di Decamerone infernale con propositi di denuncia allegorica.
Deluso perché la denuncia sociale non è particolarmente potente o perlomeno…non quanto mi sarei aspettato, così come anche l’elemento satirico l’ho trovato dozzinale…di lana grossa. Questo film non apre gli occhi a nessuno ma probabilmente non era nemmeno l’obiettivo prefissato.

Probabilmente oggigiorno questo film di Pasolini verrebbe etichettato come semplice torture porn ma comprendo che nel 1975 dovesse essere una provocazione non da poco.

Sinceramente non l’ho apprezzato così tanto da consigliarlo a chicchessia…un film pornografico che mette in scena numerose devianze e nemmeno in modo troppo sofisticato.

A livello tecnico il film offre solamente delle belle scenografie e qualche inquadratura.

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L’Inguardabile / 9 Luglio 2015 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

Omaggio Pasolini, alla 50+1 Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro.

Pesaro mi dà l’occasione di guardare il Classico inguardabile per antonomasia. Salò è raccapricciante come me lo raccontavano e come non volevo mica credere. Raccapricciante vuole esserlo e invita alla sua analisi, fornendo addirittura un’apposita bibliografia scientifica/letteraria sui titoli di testa, così che nessuno possa frainternderlo e scambiarlo per un film horror, né tantomeno pornografico. Analizzarlo vuol dire guardarlo, e riguardarlo, ponendo attenzione su cose che invece repellono lo sguardo. Difficilissimo.
La tesi sarebbe, per quello che ho capito, che la perversione è ciò a cui tende il potere fascista, il governo indiscriminato di un essere umano su un altro essere umano per la sola ragione della forza. E quando la sola ragione è la forza, il solo fine possibile è la soddisfazione carnale. Ogni alternativa civile pur concepita dalla mente umana rimane una pia illusione che la forza non contempla, di cui non ha bisogno per ottenere soddisfazione.
Salò poteva durare molto meno o poteva durare molto di più. È una lista d’esempi. Esempi di opzioni reali, possibili, pensabili e pensate, non eccezioni, non estremismi. È per questa concretezza che la sua tesi è dimostrata. Non poteva scandalizzare di meno, e non poteva scandalizzare di più: questo è esattamente ciò che si radica nei recessi più insondabili delle menti fasciste. Sciolto il partito, sventata Salò, il fascismo sopravvive. Una delle tante minacce da cui Pasolini amava mettere in guardia i suoi connazionali.

Sublimi le doppiatrici delle tre narratrici. Il contrasto sconvolgente fra la poesia della lingua italiana, la maestria nella sua dizione e declamazione, e le possibili perversioni del messaggio sembrano essere l’arma preferita del Pasolini regista.

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La critica più feroce al potere / 27 Marzo 2014 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

Pasolini espone nel suo ultimo film una critica feroce, surreale e senza filtri nei confronti del potere, una delle più controverse e discusse della storia del cinema. I quattro signori che fungono da epicentro dell’intera vicenda rappresentano, non a caso, le sue forme più conosciute e diffuse (ecclesiastico, economico, nobiliare e giudiziario). Il susseguirsi di scene mostrate sono veri e propri pugni allo stomaco, frutto di una violenza multiforme (verbale, emotiva e fisica) e perpetuata durante il periodo di “prigionia” delle giovani vittime, giustamente paragonato dal regista all’inferno dantesco. Tutto è freddo, terribilmente distaccato dai canoni del mondo civile e conosciuto, e l’unica speranza possibile è quella della morte, intesa come epilogo delle sofferenze. La libertà, la dignità e la vita vengono così schiacciate in un colpo solo.
L’uomo non è più uomo. Quando è schiavo del potere, è ridotto alla stregua di un oggetto. Ed il suo unico scopo diventa, in tal contesto, quello di dar sollazzo al potente.

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11 Dicembre 2013 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

Uno dei film italiani più disturbanti della storia senza effetti speciali, ma attraverso una rappresentazione cruda e agghiacciante dell’immoralità dei potenti verso il proprio popolo rappresentato da uomini medi. Ispirato all’opera “Le 120 giornate di Sodoma” di De Sade, l’idea narrativa di fondo è portata al tempo dei sadici gerarchi fascisti della morente e isolata Repubblica di Salò dove ogni forma di tortura fisica e morale è ammessa. I quattro inquietanti gerarchi fascisti rappresentano il male nella sua forma più insostenibile perché perversi, privi di pietà e mai ostacolati nei loro crudi rituali, fino alla fine. Dal punto di vista delle regia e della fotografia opera davvero impeccabile, il lento movimento della macchina da presa nei minuti finali, quelli delle torture nel cortile, sotto le note della Carmina Burana di Orff, è pura maestria. Un attore di poco talento come Aldo Valletti che interpreta il Presidente finisce per essere uno dei più inquietanti della storia del cinema. Film sottoposto a mille censure, a tratti inguardabile, sicuramente non per tutti ma che nel complesso ha dettato regole ancora inesplorate nella grammatica cinematografica della rappresentazione del male.

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Schifo immondo. / 12 Ottobre 2013 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

Basta il titolo della recensione.

FILM SCANDALO… / 2 Luglio 2013 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

Come normale che sia stato appena uscito dopo poco la morte del regista, Pasolini riproduce Le 120 giornate di Sodoma (1782-85) del marchese De Sade non senza trascurare la pesantezza, la follia, il disgusto che deve provocare (riuscendoci in pieno) la visione del film. Ma l’aspetto che deve uscire dalla visione è il potere di quel periodo che vuole umiliare e schiacciare l’essere “inferiore” nel peggiore dei modi.
Non nego che di Pasolini ho apprezzato molto di più altri film e questo dopo un po mi stava stufando ma comunque il coraggio di portare al cinema un testo del genere e in questo modo è stato veramente forte.
Forse troppo vista la fine del regista.
Ad maiora!

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Non pienamente soddisfatto. Fra il 6 e il 7 / 14 Giugno 2013 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

Salò.
Di Pier Paolo Pasolini.
Dal romanzo Le centoventi giornate di Sodoma.

Mi piacerebbe.
Mi piacerebbe sapere quanti fra quelli che hanno in bocca “Salò o le 120 giornate di Sodoma” abbiano visto Comizi d’amore, Accattone, Mamma Roma, Il Decameron o Uccellini Uccellacci. Non è presunzione la mia, assolutamente, come dico sempre la pagina è stata fatta per ampliare le vedute di ognuno di noi ma se dovessi consigliarvi un film di Paolini, probabilmente vi farei vedere Accattone e Mamma Roma. Aspettai molto prima di vedere Salò, non lo nego anche perché in bocca a troppe persone che non possono permetterselo. Il regista, non solo regista, mi ha sempre affascinato. Vicino ai deboli, a un sottoproletariato, a quei ragazzi di strada tipici delle periferie, di tutte le periferie. Mi affascina meno chi cita questo film con l’intento di sembrare uomo vissuto.
Della serie: “Ah ca**o, ho visto Salò. Tu chi sei ?”. Senza dubbio mi ha scosso, purtroppo però alcune scene sono volutamente eccessive, questa è una delle cose che mi danno fastidio quando guardo una pellicola. Vuoi farmi vedere che il fascismo è me**a ? Senza troppi giri di parole, in una sola scena, vi rimando a un film “L’oro di Roma” di un certo Lizzani.
Egli mostra come due fascisti, appartenenti alle squadracce, fossero degli inetti, dei soldati volgarissimi che costringono un italiano di religione ebraica a mangiare pane e prosciutto (gli ebrei non mangiano maiale).
Se volete avere una visione piena di Pasolini vedetelo ma non fermatevi a questo. E’ un film che vuole scuotere, scioccare, lascia con un senso di vuoto dentro, a tratti di “schifo” non nel senso che il film faccia schifo ma pensate soltanto come per le due ore violenza, sadomasochismo, scene al limite del grottesco, pedofilia, erotismo maniacale facciano da protagonista assieme ai quattro poteri presentati dai primi minuti: il Duca, il Monsignore, L’Eccellenza e il Presidente rispettivamente il ceto nobiliare, l’ecclesiastico, quello borghese (piccolo e grande).

Raffinatissimi signori nel dialogo, perversi e deviati nei comportamenti.

Siamo nell”Inferno Dantesco catapultato sulla Terra
In una villa, tra il sacro ed il profano, un microcosmo con le proprie leggi che regolano la vita quotidiana. Assieme ai quattro poteri ci sono quattro donne mature, apparentemente ex-prostitute. Delle matrone romane tristi, schiave anch’esse tanto che la loro unica funzione sembra quella di tirar su un piccolo nucleo di ragazzi, annullando i propri sentimenti, le loro personalità. Eccole, una ventina di giovani fra ragazze e ragazzi presi da famiglie appartenenti alla Resistenza ma non solo, una frase mi ha colpito molto: “non è la prima volta che la Borghesia vende i propri figli”. I quattro poteri si sposano reciprocamente le figlie, abusate anch’esse. In generale i venti ragazzi vengono rapiti affinché soddisfino i desideri sessuali e le perversioni dei quattro.
Il personaggio a mio avviso più fastidioso è “Il Presidente”, non credo che il termine “insensibile” possa sintetizzare il suo comportamento. E’ un essere malato, instabile, deviato con un senso dell’umorismo tutto suo, la sua presenza rende il film ancora più disturbante. Abuserà a livello fisico e psicologico dei suoi “adepti”. Per chi si ribella c’è una punizione, esse variano dalle umiliazioni alle torture. Il film è un susseguirsi di abusi, un reciproco sodomizzarsi, nelle scene finali vi son scalpi, impiccagioni, ustioni.
Non mi ha convinto appieno, alcune scene sono eccessive, ripetitive quelle sulle feci, un continuo “mangiare me**a” qui e un “defecare” là.

Un film che va visto assolutamente per una conoscenza personale che nel bene e nel male fa da j’accuse.

DonMax

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18 Giugno 2012 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il potere logora chi non ce l’ha. (e anche chi ce l’ha) / 15 Giugno 2012 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

Gli intrighi e le fusioni nervose, le psicosi, le deviazioni, i soprusi del potere, raccontati in chiave onirica, scioccante e sessualmente esplicita. Salò o le 120 giornate di Sodoma è, probabilmente, il film più scioccante che sia mai stato realizzato in Italia. E non solo scioccante per l’anno di realizzazione(1975), ma scioccante anche nella modernità, soprattutto perchè sta qui a ricordarci che le cose non sono affatto cambiate. Il potere produce schiavi. Si potrebbe riassumere così l’opera postuma di Pier Paolo Pasolini, il suo ultimo grido nel buio, anti borghese, anti ceto-medio, anti cinematografica, anche se sarebbe decisamente minimizzarla. L’opera è, invece, un percorso difficile, e impervio, e analizzarla non è per nulla semplice. La trama racconta di quattro personalità importanti che nella repubblica di Salò, segregano alcuni ragazzi, costringendoli a ‘giochetti’ sadomasochistici e piegandoli ai loro più perversi piaceri, soprattutto sessuali. Diviso in modo da sembrare un eterno universo dantesco(il film è composto da tre parti, chiamate gironi, Girone delle manie, Girone della merda e Girone del sangue), il film si muove lentamente, tra torture e atti devianti contro i ragazzi rinchiusi che addirittura sfociano, nel girone finale, in veri e propri ‘atti di sangue’. Ispirato parzialmente al romanzo del Marchese De Sade, ne conserva la perversa inclinazione alla distruzione di ogni pudore e alla maniacale cura delle sezioni riguardanti sesso e atti di violenza. Il film è una feroce satira contro l’assuefazione al potere del tempo(ambientato, il film, nel 1945-46) e a ciò che il potere, se esasperato, può raggiungere. Ciò che sciocca maggiormente di questo film, non sono le scene contenenti le molestie sessuali, o le scene di nudo, oppure i plurimi omicidi. Ciò che colpisce maggiormente è che, a distanza di anni dall’epoca dei fatti narrati, non sia praticamente cambiato niente. Certo, Pasolini nella narrazione ricerca l’eccessivo, quasi barocco, ma la pasta resta quella: anche oggi il potere produce i suoi schiavi, e chi ha più potere è più forte e riesce a rendere le persone propri automi e a somministrare a queste qualunque cosa. Ma la forza del film sta proprio nel suo eccesso: grazie alla cura che Pasolini mette nel descrivere nei minimi particolari ogni minimo fotogramma, l’opera arriva allo spettatore direttamente come un pugno nello stomaco, decisamente forte. L’esasperazione del pensiero pasoliniano, si ha probabilmente nel girone del sangue. In questo, oltre ai racconti delle prostitute di alto bordo, che cercano di ‘preparare’ i ragazzi a ciò che li aspetta, si assiste ad una progressiva distruzione addirittura dell’autorità, rappresentata nel film dalle quattro cariche cosiddette importanti, il Duca, l’Eccellenza, il Monsignore e il Presidente. Infatti, si assiste ad un tentativo di ribellione(quasi sempre sessuale) dei prigionieri all’autorità, e questo comporta la conseguente punizione corporale di questi. Nei minuti finale, con Paolo Bonacelli(unico degli attori ad aver avuto un futuro nel cinema, perchè curiosamente tutti gli altri sono spariti; questo ha contribuito a dare al film la sua bella ‘aria maledetta’) che osserva con un binocolo ciò che succede, mentre una ragazza suona il piano, nel cortile, dove si sta dando luogo alle punizioni corporali. Come a rappresentare la confusione e la completa distruzione di ogni tipo di umanità. Anche se il Pasolini, alla fine, dona quasi un senso di tranquillità, quando decide di chiudere l’opera con il valzer dei due ragazzi all’interno nella villa. Come se tutto il male si fosse spostato fuori e dentro fosse rimasta l’allegria di qualcosa che sta finendo. Provacazione decisamente audace, Salò o le 120 giornate di Sodoma ha dato luogo a quella che è probabilmente la più assurda e stupida querelle legale della storia del cinema italiano. A causa dei suoi contenuti forti e dell’allegoria del potere che si stava andando a creare, il film è stato vietato per lungo tempo oltre che naturalmente mai trasmesso in ambiti televisivi. Pasolini tratta il potere come un gioco enormemente sporco, e tratta sia gli oppressi che gli oppressori come automi senza mente, non dandogli una collocazione mentale, ma solo fisica. Questo, per esprimere il distacco e la realtà onirica in cui ci troviamo nella storia. Realtà onirica che però crea un gran parallelismo con quella reale: dove qui il sesso è usato come arma primaria, nella realtà abbiamo sì, altri modi per essere schiavi del potere, ma nè meno crudi, nè meno intensi o scioccanti. Il film conserva tutt’ora una certa aria magica, da film maledetto. Basti pensare alle leggende che circolano intorno, comprese quelle dei quattro finali che Pasolini aveva ideato o del furto delle bobine durante la lavorazione del film(e si narra anche che Pasolini per riprenderle sia poi caduto nell’attentato che gli costò la vita). Per concludere, Salò o le 120 giornate di Sodoma, è il sunto atroce di ciò che Pasolini sentiva in quel periodo: un progressivo distacco della classe dirigente e della borghesia nei confronti del popolo, che per l’intellettuale romano era sottomesso in ogni modo a questo straripante potere. Film che almeno una volta nella vita deve essere visto, è l’ultimo disperato grido di aiuto del più grande uomo di cultura italiano del ‘900.

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17 Ottobre 2011 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

“Calunnia e scandalo, anche maneschi, e tutta la famiglia ci rimette.
Tutta la stirpe discende da un solo uomo, C’è un’altra soluzione?…. ”
Canto XCIX, Cantos, Ezra Pound

Le 2 ore più disturbanti, crudeli, inquentanti e terrificanti della cinematografia. Un capolavoro del e sull’orrore dell’umanità.

12 Aprile 2011 in Salò o le 120 giornate di Sodoma

In questo film viene rappresentato il vero ORRORE e non mi riferisco ne’ allo splatter, ne’ alla suspence e.se devo essere sincero, non sono riuscito a vederlo una seconda volta tanto mi ha sconvolto la sua visione molti anni fa.
E’un incubo e un monito…

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