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Recensione su Ritratto di famiglia con tempesta

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Tik Toku / 30 agosto 2017 in Ritratto di famiglia con tempesta

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sta arrivando la 24esima tempesta, governo ladro. Da una nonna ci sono i figli, lei precisina e gnegne, lui sfigatozzo, Ryota, il quale ha vinto un premio letterario anni fa e ora vorrebbe ma non riesce scrivere il secondo; nel frattempo lavora per incastrare e ricattare amanti in un’agenzia di investigatori privati, è stato mollato dalla moglie che ora la da a uno zarro e il figlio lo vede once in a month. All’arrivo della famiglia, la tempesta si ricostruisce, o almeno ritrova un equilibrio plausibile. Con i dettagli e la nonna che cucina (che è la stessa della signora Toku, che non ho visto ma mi sembrava proprio un film da VDC, e l’ho sconsigliato a tutti), nel suo quartiere periferico di vecchi. La prima parte dipinge Ryota, che ha sostanzialmente quasi tutti i difetti, mente, beve, ruba i soldi alla mamma, vorrebbe un sacco di cose ma non può. Accanto gira un ragazzotto che lavora con lui, col testone enorme. Qui si vede il Giappone e quanto è alienante, le luci e i colori stupidi delle città. Nella seconda la riunione, più o meno casuale e risolutiva, non per segnare un nuovo inizio ma il riprendere di un filo di ricordi e condivisione. Siamo all’incrocio tra il lessico familiare di Ozu e i personaggi stralunati e hardboiled di Kitano e tutta la vague asiatica di investigatori loser di vent’anni fa. Ovviamente non si spara e tira pugni, Ryota è un vero finto investigatore, scrittore dentro ma forse non fuori, un po’ scemo in&out, ormai incastrato in una gelosia patologica verso l’ex moglie e incapace di costruire alcunché. La persona ideale con cui uscire a bere! Epperò si specchia nello sguardo del figlio, che in lui spera e ripetutamente viene deluso, e da quello parte la sua ri-costruzione – auspicabilmente – affiancato da una mamma un po’ svampita con l’età che è un personaggio splendido e delicato, che sogna e vive e cucina, e dalla ex moglie che dentro la tempesta segue il flow. Cinema d’interni, più nel senso dei sentimenti che in quello fisico, e di quanto soffici le emozioni patiscano a scontrarsi con il mondo che è duro.

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