5 Recensioni su

Rabbit Hole

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16 Dicembre 2012 in Rabbit Hole

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sì insomma, ci sono Becca (la Kidman) e Howie (uno che non so chi sia) che sembrano una famiglia yeah ma in realtà gli è morto il figlioletto spiaccicato da una macchina 8 mesi prima. E.. nulla, entrambi hanno questa voragine dentro, che cercano di ricolmare in modi diversi, lei sbarazzandosi degli abiti e di qualsiasi cosa che fosse un segno del passaggio del figlio, lui con i gruppi di autoaiuto e rivedendo in loop i filmati del figlio sul cellulare. E capirete che non siamo messi tanto bene. Lui sta quasi per tradirla, con un interracial mancato insieme a una del gruppo. Lei si mette a cercare e poi a parlare con il ragazzotto che le ha, senza che nemmeno fosse colpa sua, ucciso il figlio. Nodi, soluzioni, vendiamo la casa, cambiamo la vita, no teniamocela, facciamone un altro, no, sì, non si può andare avanti così. Loro sono alta borghesia da prima provincia americana, non certo venditori di hot dog, per cui siamo tutti molto cerebrali e alla fine sembra che la si risolva. Il titolo rimanda alla tana del coniglio, al fumetto del ragazzotto, ad Alice quando va a quel paese, alle realtà e dimensioni alternative parallele, alla chiusura in un mondo proprio e a un sacco di altre cose. Resta il fatto che i film di lutto ormai mi stanno diventando un po’ indigesti, quasi quanto i film con gli zombie. C’è di buono che gli uni con gli altri non c’entrino niente. Beh, ok, sempre di morti si tratta

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Dolore e sconforto / 8 Marzo 2012 in Rabbit Hole

Questi sono gli unici aspetti dopo la perdita di un figlio, ancor di più se giovane. Il dolore che si prova credo sia indescrivibile, potenzialmente può farti impazzire. E in questo film si assapora la drammaticità e il modo di reazione diverso dei due genitori. Dopo 8 mesi dall’incidente reagiscono in maniera opposta portandoli alla deriva.
Un dramma magari non nuovo nel cinema ma comunque ottimamente recitato e anche i silenzi, la lentezza del tutto, i loro sguardi ti fanno entrare nel dramma ma senza mai banalizzarlo e comunque capirlo veramente.
Tremendo ma emozionante.

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14 Giugno 2011 in Rabbit Hole

Uno sguardo su un nucelo famigliare distrutto, dove lui e lei, mutilati dalla perdita di un figlio, perdono gli equilibri di coppia e finiscono alla deriva, prendendo direzioni opposte e si allontanano sempre di più. Lui deciso a non cancellare il figlio dalla sua vita, lo rievoca ogni sera attraverso i video sul telefonino, ne vorrebbe cogliere la presenza attraverso i disegni e le foto, si abbandona ai gruppi di sostegno, lei, invece, vorrebbe togliersi il peso di quel dolore e di quell’assenza ma non è in grado di elaborarlo. Fredda e distante, estremamente distaccata rifiuta la presenza del marito ed il consiglio della madre, trovando conforto solo nel ragazzo “responsabile” dell’incidente che le ha sottratto il figlio. C’è molto pathos in questo film, ma non si tratta di una pellicola stucchevole e puramente commerciale, bensì di uno squarcio lucido e sobrio su una coppia che deve trovare il coraggio di andare avanti dopo un momento buio.
Brava la Kidman, che al di là dei vari strati di botulino e silicone riesce ancora convincente e azzeccata per la parte e bravo anche Aaron Echart che regge il confronto.

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Il senso della perdita / 20 Marzo 2011 in Rabbit Hole

Un film che forse è passato un po’ sottosilenzio anche se presente, seppur in tono molto minore, agli Oscar.
A me è piaciuto molto.
La storia è un qualcosa che si è già visto e sentito in molti film: una coppia perde un figlio piccolo in un drammatico, accidentale, incidente stradale. Da quel momento in poi tutto cambierà, tutto si sfalderà, niente è piu’ sotto crontrollo.
Ho apprezzato molto l’interpretazione di Aaron Eckhart, che si sta dimostrando un buon attore lungo le sue esperienze che si stanno susseguendo. Anche la Kidman, che non interpretava un ruolo certamente facile, ha fatto il suo.
Ma la centralità di tutto il film spetta alla storia, ai sentimenti, alle difficoltà che derivano dalla perdita, quella piu’ dolorosa che possa esserci di un figlio. E questo viene trasmesso in maniera piena, umana, senza troppi stereotipi e senza retorica spicciola come spesso accade. Si è cercato di entrare nella vita della coppia con una macchina da presa non eccessivamente invadente, quasi rispettosa, come timorosa di valicare certi confini che sono inviolabili.
Questo mi è piaciuto di piu’ dell’intero film.
E anche il coraggio e al contempo la debolezza delle persone coinvolte, spesso sottolineata, fungono da traino per parlare allo spettatore come per prepararlo a certe sofferenze che potrebbero capitare a chiunque di noi.
Durante e anche dopo il film, la domanda sempre piu’ pressante è: PERCHE’?
La risposta non c’e’ ed è questa la vera sofferenza che nasce dopo la sofferenza della perdita.

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Voluto, prodotto e interpretato da Nicole Kidman. / 14 Febbraio 2011 in Rabbit Hole

Le basterà per l’oscar? Io in realtà volevo vedere cosa avrebbe combinato John Cameron Mitchell dopo “Hedwig” e “Shortbus”, ma dello stile eccentrico del regista in questo film non ce n’è veramente traccia. Mitchell si limita a raccontarci due diversi modi di affrontare il lutto per la perdita di un figlio. Gli va dato merito di non essere “ricattatorio” nei confronti del pubblico, di non eccedere nei pianti, di restare con il dolore dei protagonisti senza far fare loro cose inverosimili solo per il gusto di sottolineare questo dolore. Tuttavia non fa niente per alleggerirla questa storia (e lui l’avrebbe nelle corde). Il fumetto (elemento immancabile in Mitchell) è ben poca cosa, forse si doveva avere il coraggio di insistere un po’ di più sulle interessanti trame secondarie. Ma non so se la candidata all’oscar avrebbe gradito. Per lei il film è perfetto così. Reggere un ruolo talmente drammatico così bene per tutto quel tempo…con tutto quel botulino addosso…per me è sempre la numero 1 🙂 Bravo anche Aaron Eckhart. Lui si è rifatto?

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