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Recensione su Rabbit Hole

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14 giugno 2011

Uno sguardo su un nucelo famigliare distrutto, dove lui e lei, mutilati dalla perdita di un figlio, perdono gli equilibri di coppia e finiscono alla deriva, prendendo direzioni opposte e si allontanano sempre di più. Lui deciso a non cancellare il figlio dalla sua vita, lo rievoca ogni sera attraverso i video sul telefonino, ne vorrebbe cogliere la presenza attraverso i disegni e le foto, si abbandona ai gruppi di sostegno, lei, invece, vorrebbe togliersi il peso di quel dolore e di quell’assenza ma non è in grado di elaborarlo. Fredda e distante, estremamente distaccata rifiuta la presenza del marito ed il consiglio della madre, trovando conforto solo nel ragazzo “responsabile” dell’incidente che le ha sottratto il figlio. C’è molto pathos in questo film, ma non si tratta di una pellicola stucchevole e puramente commerciale, bensì di uno squarcio lucido e sobrio su una coppia che deve trovare il coraggio di andare avanti dopo un momento buio.
Brava la Kidman, che al di là dei vari strati di botulino e silicone riesce ancora convincente e azzeccata per la parte e bravo anche Aaron Echart che regge il confronto.

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