Recensione su Politist, adjectiv

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Le legge, non la giustizia / 23 Marzo 2014 in Politist, adjectiv

In un romanzo giallo (o in un film poliziesco) di solito c’è una inchiesta, un fatto criminoso più o meno grave; si indaga, non ci sono tempi morti e la soluzione del mistero, dopo vari colpi di scena, alla fine viene scodellata allo spettatore frastornato. Qui, in questo Politist, Adjectiv, non c’è crimine (almeno il detective che dovrebbe indagare non lo ritiene tale), non c’è indagine (o meglio, ci sono i pedinamenti, gli appostamenti, lunghi, interminabili, ma è evidente che non produrranno nulla), non c’è niente di niente. Eppure c’è una denuncia e qualcuno dovrà pagare. Nel suo piccolo una specie di rivoluzione copernicana, come quella che l’arrivo del commissario Maigret produsse nell’anchilosato panorama del romanzo giallo. Come disse ai tempi Savinio: “il suo arrivo creò un tipo nuovo di romanzo poliziesco: il romanzo poliziesco borghese. Qui non c’ e’ eccesso di terrore. Il delitto ci scappa, si’ : ma è delitto modesto e nient’affatto singolare. Non si resta col fiato sospeso, non ci si mette a tremar dentro il letto, col lenzuolo fin sopra il naso e due dita che appena appena sporgono per reggere il volume micidiale e raggricciante. No. E quanto al commissario Maigret esso e’ un borghese grasso e bonario, una specie di papa’ senza figli, un moralista che fuma tabacco popolare, porta le scarpe con l’ elastico, si sente a disagio negli ambienti di lusso, si porta dietro un paracqua, odia il cosmopolitismo, compie il suo lavoro di ricerca più per dovere di funzionario che per sete di scopritore, e che se affretta la soluzione dell’inchiesta, lo fa soprattutto perché la cucina dei “Palaces” non gli conviene affatto, e smania di ritornare ai piatti casalinghi che gli prepara la moglie”.
Qui non c’è niente di così eclatante, ma è interessante la contrapposizione tra il capo e il detective recalcitrante. Lo scarto enorme che il poliziotto avverte tra una legge, una norma e il suo senso personale di giustizia non gli consente di far marcire in galera un ragazzo per qualche grammo di hashish. Ma il capo non è d’accordo: per lui la legge è legge, non se ne può dare una lettura personale, che minerebbe alle basi lo stato di diritto e, anche se “la legge è norma fuggevole che dipende dalle circostanze”, bisogna rispettarla. Sempre. E così va avanti un duello dialettico, a colpi di dizionario,. Non ci saranno spargimenti di sangue, è vero, ma l’esito non sarà indolore. Quattro chili di dizionario possono far male!
qui la “colonna sonora”.

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