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Recensione su Phenomena

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21 marzo 2014

Questo film ha segnato la morte cinematografica di Dario Argento.
E’ il suo ultimo capolavoro, il suo testamento, uno dei più rappresentativi e interessanti della sua intera produzione.
Il film in questione è’ un thriller orrorifico, che ricorda, come ambientazioni e trama, un altro suo film Suspiria (1977), anche se, a parer mio, lo supera ampiamente.
Tutte le tematiche che l’hanno reso uno dei migliore registi in questo campo sono presenti in maniera evidente, dall’assassino senza volto che uccide con sadismo le sue vittime al trauma riguardante un’infanzia infelice e terribile(tema principale di un altro suo capolavoro, Profondo Rosso), dalla protagonista coraggiosa che, come in Suspiria e in Opera, affronta un crescendo di indicibili orrori e tormenti fino a scoprire il colpevole, dai movimenti di macchina innovativi e “deliranti” alla componente onirica in grande quantità (eccellenti le scene di Jennifer in preda al sonnambulismo).
Anche questa volta l’uso della musica ha per Argento un ruolo fondamentale…le spettacolari musiche dei Goblin(a mio parere le più belle in assoluto del loro repertorio), accompagnate, in questo film, da canzoni metal atipiche, creano un’atmosfera angosciante e di forte impatto, molto diversa da quella di Suspiria, molto più cruda, più fredda, più tetra.
Consistente è anche l’uso degli effetti speciali…in questo film si raggiungono livelli di cruenza mai visti finora in nessun altro suo film.
Oltre a tutto ciò, questo film ha dalla sua le interessanti tematiche affrontate(l’entomologia, la telepatia), non che un ottimo cast, che si avvale della presenza dei una giovanissima(e già splendida) Jennifer Connelly e di un’algida Dalila di Lazzaro, all’epoca all’apice della sua bellezza ed eleganza.
Un ulteriore nota positiva viene dal fatto che il film, dopo un inizio folgorante, si mantenga su un ritmo abbastanza tranquillo(per quanto possa esserlo un film di Argento), per poi esplodere nel finale in una concitata serie di sequenze terrorizzanti e incredibili colpi di scena (testimoni di un talento visivo a mio parere insuperabile), tra i quali se ne segnala uno abbastanza ripugnante(è meglio che non ve lo racconti :P).
Il finale forse è un po’ troppo frettoloso, ma dall’effetto assicurato, un susseguirsi di sequenze da incubo in un’atmosfera buia e irreale.
So che vi sembrerà non troppo originale, ma merita assolutamente una visione, soprattutto per guardare con rimpianto il grande talento visionario di un uomo che, da vent’anni a questa parte, si è completamente estinto, lasciando il posto a una serie di mediocrità allucinanti e senza precedenti che rispondono al nome di “Trauma”, “La sindrome di Stendhal”, “Il cartaio”, “Non ho sonno” e l’orripilante “il fantasma dell’opera”.
Tornerà un giorno questo talento visionario? Non lo so, io sono sempre qui che aspetto, fiduciosa.

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