Recensione su Frozen - Le avventure di Olaf

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Il destino delle band di supporto / 15 gennaio 2018 in Frozen - Le avventure di Olaf

Posto che non ho nessuna, nessuna, nessunissima simpatia per il mondo di Frozen, la sorte di questo cortometraggio di 22 minuti mi intristisce, perché la sua distribuzione è stata un piccolo suicidio, perché è inutile (fra non molto, uscirà Frozen 2: perché riscaldare ancora la pappa?), perché ha fatto la fine delle piccole band di supporto che aprono i grandi concerti.

Scelto per introdurre nelle sale cinematografiche il film Disney Pixar Coco, ha esasperato il pubblico internazionale per via della sua durata (i corti pre-Pixar, di solito, non superano i 7 minuti), tanto che, negli Stati Uniti, è stato eliminato dalle proiezioni.
A fronte di una messa in onda televisiva pre-natalizia su un canale Rai, credevo che anche in Italia avessero scelto di evitare il supplizio olaf-iano agli spettatori intervenuti al cinema per vedere Coco. Almeno, dopo il boom dei giorni di Festa! Invece, no.
Nei multisala, in particolare, generalmente le proiezioni sono precedute da 15-20 minuti di pubblicità. Aggiungi all’attesa di vedere un altro prodotto queste avventure di Olaf, un corto “monografico” dedicato a personaggi che, seppur amati da gran parte del pubblico infantile, non sono nelle grazie di tutti (conosco anche dei bambini che non sopportano Frozen, per dire): vuoi farti/farlo odiare a tutti i costi?

Il corto si risolve come segue:
– Elsa è la solita complessata (“è colpa mia, se non abbiamo tradizioni di famiglia!”);
– Olaf è il pazzerellone che non capisce niente (tanto che entra serenamente in una sauna, con le debite ma riparabili conseguenze);
– la renna fa inutili facce buffe per strappare (a mio parere, inutilmente) sorrisi;
– Kristoff cucina un piatto disgustoso.
A unire ogni cosa, ci sono tanti (ahimé, troppi) intermezzi musicali cantati.
A onor del vero, il brano di Olaf è simpatico, perché è allegro, per fortuna “ha ritmo” e accompagna alcune delle immagini più divertenti del corto.

Buona la qualità grafica, ci mancherebbe. Character design (per me) da dimenticare (ma, ovviamente, questo è un problema del film-matrice).
Nota positiva: a differenza del lungometraggio del 2013, anche se in maniera molto superficiale, il contesto culturale nordico (e quello norvegese in particolare) è più definito, proprio grazie alla sequenza canterina di Olaf che, entrando nelle case dei sudditi di Elsa, introduce velocemente alcune tradizioni natalizie (culinarie, conviviali, ecc.) del Nord Europa.

Per veri fan.

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